#Berlinale2017 – Viceroy’s House. Incontro con Gurinder Chadha e il cast

Presentato fuori concorso alla Berlinale2017, Viceroy’s House, direttto da Gurinder Chadha, racconta la travagliata love story tra una ragazza musulmana e un giovane indù, entrambi impiegati presso la residenza del governatore britannico. Lo sguardo è però molto più ampio; la vicenda si sviluppa nel 1947, anno dell’indipendenza indiana e della nascita del nuovo stato del Pakistan. La regista, sebbene abbia trascorso la maggior parte della sua vita in Gran Bretagna, conserva un nesso diretto con quella terra: “Il lavoro sulla sceneggiatura è iniziato sette anni fa. Il periodo descritto nel film è piuttosto drammatico, soprattutto per chi, come me, è legato a quell’epoca per motivi familiari. Sono una britannica-punjabi: un punto di vista quasi unico. Possiedo un cuore punjabi cresciuto in Inghilterra all’ombra del partition (la separazione). Quando ho raggiunto la casa di mio nonno, sono stata accolta da tutta la gente del villaggio come una figlia; al tempo stesso mi sono resa conto che in quella stessa casa vivevano ben cinque famiglie. Dovevo raccontare di chi ha vissuto la separazione“.

viceroy's houseSecondo la cineasta, la divisione territoriale non ha comportato un taglio così netto. Culturalmente ci sono diversi ponti che collegano L’india sia al Pakistan che all’Inghilterra. In Viceroy’s House infatti, quando i due protagonisti si incontrano ad una festa, ad accompagnarli c’è una canzone punjabi; il testo parla di un giovane deciso ad accompagnare la sua amata in tutti i luoghi del paese (Pakistan compreso): “Ho voluto dimostrare di proposito che la cultura, le tradizioni, i costumi possono anche riunire le persone“. La scelta di ambientare il film nella residenza del vicere sembra azzardata, soprattutto a fronte di un periodo così turbolento, ma sia la regista che lo sceneggiatore Paul Mayeda Berges, volevano ricreare un microcosmo che mostrasse diversi punti di vista. A questo proposito la Chdha riflette sul cinema indiano riferito a quell’epoca: “Rispetto a molti film indiani, volevamo umanizzare quei lati di solito dipinti negativamente. Inoltre dovevo rendere omaggio sia a mia nonna che a mia zia, morte durante la separazione“. Quando iniziò il lavoro di scrittura, sia la Brexit che Trump sembravano distopie vere e proprie o comunque fatti pressocché irrealizzabili; anche la guerra siriana era in una fase embrionale e non si osava immaginare una tale catastrofe: “Le comparse presenti nelle sequenze migratorie erano veri e propri rifugiati. Non solo negli USA, ma anche in Europa c’è una promozione di odio e divisione. Dobbiamo andare avanti ed evitare di perpetrare il gioco del “Dividi e comanda“.

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Nel cast di Viceroy’s House, oltre ai protagonisti Manish Dayal e Huma Qureshi, sono presenti Hugh Bonneville, nelle vesti del vicere e Gillian Anderson nei panni di sua moglie. Quest’ultima interpreta una donna profondamente umanista, un filantropo deciso ad abbracciare la tradizione del paese in cui vive e a difenderlo da un periodo così difficile: “Non conoscevo molto questa parte della storia. Leggendo lo script e documentandomi, è stato affascinante vedere come lei si applicava in quello che faceva. Ad esempio, come le sembrasse ridicolmente opulenta la sua casa: un posto con circa cinquecento servitori. Lei e il marito si trovarono bloccati in un luogo che il Regno Unito aveva deciso di abbandonare al suo destino“.