#Berlinale68 – Incontro con Gus Van Sant e Joaquin Phoenix

Dopo l’incontro stampa di Don’t worry, he won’t get far on foot alla Berlinale, ci sono due cose che tutti abbiamo capito: Che Gus Van Sant non è un tipo molto espressivo. E che a Joaquin Phoenix non piacciono le conferenze stampa e non è neanche – come confesserà dopo a vivavoce – un fan dei festival di cinema. Forse questo non sarà una novità, visto il suo solito atteggiamento spensierato, burlesco e un po’ assente di cui da prova in ogni apparizione pubblica. E oggi, seduto affianco al regista Gus Van Sant, capelli pettinati e una barba abbastanza curata, non fa certo eccezione: lui diventa un’altra volta – forse a malincuore – il centro dell’attenzione.

Ormai l’abbiamo visto in primo piano per quasi tutto il film, biopic tratto dalle memorie del fumettista statunitense John Callahan, alcolizzato e rimasto paralizzato dopo un incidente all’età di 21 anni. Una storia di cui Gus Van Sant era fissato da parecchio tempo: “Io conoscevo già il personaggio, mi piaceva il lavoro di John Callahan, e una parte di me voleva approfondire e lavorare su quest’argomento. Ho anche un amico che aveva avuto un incidente simile quindi ero molto interessato su questa cosa”Ma si tratta puramente di realtà, oppure c’è anche finzione? Il film è basato sulla storia vera di Callahan”, dice Van Sant, “ma abbiamo provato di essere il più positivi possibile. Nel libro c’è tantissima informazione, quindi abbiamo dovuto lasciare tante cose fuori, e focalizzarci soltanto sulla sua vita dopo l’incidente, e sul suo percorso come fumettista”. 

Phoenix e Van Sant non lavorano insieme dal 1995, quando hanno girato To die for. Cos’è cambiato dopo quest’ultimo incontro?, chiede qualcuno. Phoenix, sempre ridendo e un po’ perplesso, risponde: “Mi piace molto lavorare con lui, cos’altro ti potrei dire. Hai chiesto cos’è cambiato dopo l’ultima volta? Forse è cambiato qualcosa, non lo so, ogni film è differente anche se lavori con qualcuno che conosci. Gus ha tante risorse, ti fa sentire molto a tuo agio, ci siamo divertiti facendo questo film, vero?” Joaquin si gira verso il regista, chi dopo un’attimo risponde: “Sí”.

Le domande vanno avanti, e l’attore continua a guardare il cellulare. Finché joaquin-pheonix-as-john-callahan (1)una domanda inaspettata attira la sua attenzione: Cosa è per te il silenzio nella recitazione?Questa sembra una domanda molto cool, quindi proverò a darti anche una risposta molto cool. Silenzio… allora, lasciami visualizzare questa cosa….non ti sto prendendo in giro, mi sto prendendo in giro da solo! Davvero, non so cosa risponderti, non ho mai pensato a questo! Riguardo alla sua preparazione per il ruolo di John Callahan, invece, Joaquin ha qualcosa da dire:Ho letto il suo libro molte volte, e anche ho visto le interviste che gli aveva fatto Gus. Allora, ogni persona reagisce diversamente a un incidente di questo tipo, ed è stato molto utile per me osservare le sue reazioni”. Poi, Van Sant aggiunge: “Una caratteristica sua era che lui andava molto veloce sulla sedia a rotelle, correva per le strade di Portland e spesso ha avuto degli incidenti, forse era il suo modo di divertirsi…”. Joaquin ride e lascia una confessione: “Prima della conferenza, Gus mi ha detto ‘il segreto è rispondere alle domande non con la risposta giusta ma con quello che vuoi dire tu’. E lui l’ha appena fatto! Vorrei imparare a farlo anche io!”

L’incontro si svolge in fretta e le domande diventano più personali. A proposito dei 12 passi degli alcolisti anonimi, qualcuno chiede: “C’è qualcosa per cui dovete perdonare voi stessi. E qualcuno da ringraziare?” Scusa, devo rispondere io? dice Joaquin. “Allora, in generale io odio i festival. Ma ieri sera, ho partecipato con Gus ad un programma per giovani talenti qua alla Berlinale, e conoscere i loro percorsi, sentire Gus parlare della sua esperienza, è stato veramente bello. È la prima volta che mi capita e ho finalmente capito la vera ragione dietro a un festival di cinema. Per questo ne sono grato.” Dopo la confessione, torniamo subito al film, con Gus Van Sant che approfondisce la figura di John Callahan: “Lui era un cantastorie, si vede nelle interviste e anche nel suo libro. Perciò, esiste la possibilità che lui abbia cambiato alcune cose, oppure che abbia esagerato. Eravamo sempre un po’ sospettosi riguardo alla veradicità delle sue storie, gli piaceva colorare le cose, quindi non si sa mai…”

All’improvviso, qualcuno reclama giustizia per Jonah Hill, che nel film interpreta lo sponsor di Callahan, Donnie. Infatti, sostiene di essere rimasto sorpreso e non averlo neanche riconosciuto. Gus Van Sant prende la parola: “All’inizio, Jonah e Joaquin lavoravano insieme ma non stavamo riuscendo ad arrivare al personaggio di Hill. Il Donnie di Jonah è finalmente arrivato proprio quando abbiamo iniziato le riprese, lui ha aggiunto un paio di cose – perché lui è anche uno scrittore-  e poi siamo rimasti sorpresi del risultato, quasi tanto come vuoi. È riuscito veramente bene.”