#Berlinale69 – Elisa y Marcela, di Isabel Coixet

A Coruña, 1901. Elisa Sánchez Loriga e Marcela Garcia Ibeas si conoscono al liceo. Si piacciono dal primo istante e nasce un’amicizia che si trasforma subito in forte attrazione fisica. Marcela viene quindi mandata dal padre in collegio a Madrid ma passano tre anni e le due si incontrano di nuovo. Da quel giorno decidono di non separarsi mai più ma la gente del piccolo paesino in cui vivono inizia a sospettare e in poco tempo l’amore clandestino viene alla luce. Così Elisa decide che l’unico modo per restare insieme è vestirsi da uomo, diventare Mario e sposare Marcela, nella Chiesa di San Jorge. Elisa y Marcela di Isabel Coixet si ispira a una fatto realmente accaduto e cioè quello che è considerato il primo matrimonio gay dopo la Roma imperiale. Passa poco tempo, le due innamorate vengono scoperte, la prima pagina de La Voz de Galicia recita a gran voce il titolo “Matrimonio senza lo sposo”.

Prodotto da Netflix, il film della regista spagnola ne porta effettivamente i segni. Inorridiamo all’idea di fare pensieri “puristi” e infatti ci atteniamo solo a quel che ci sta più a cuore, l’opera stessa. È indubbio che la maggior parte dei lungometraggi Netflix condividono spesso un aspetto stilistico fin troppo affine. Certo, ci sono delle eccezioni. Roma di Cuarón, al di là dei gusti, è oggettivamente un prodotto diverso, dotato di una qualità stilistica decisamente più alta. Per quanto Elisa y Marcela abbia delle lontanissime assonanze con il film del regista messicano (il bianco e nero ad esempio o certe riprese degli spazi), i due prodotti non potrebbero essere più lontani per quel che riguarda la qualità del prodotto, sotto ogni aspetto.

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Ma non si può imputare ogni colpa alla piattaforma americana inoltre, come racconta la regista, l’idea di fare questo film era nel cassetto da moltissimo tempo e solo Netflix ha deciso di produrlo.  E anche se Elisa y Marcela è dello stesso impasto di troppi prodotti Netflix, il film della Coitex non è esente da altri problemi. Ci troviamo davanti a scelte che risultano effettivamente incomprensibili, come virare alcune immagini verso uno scadente effetto pellicola per poi tornare un secondo dopo alla grana del digitale. Ma la vera questione è un’altra. Per parafrasare Greta Fernández (Marcela nel film) “Grazie a Netflix la storia  delle due donne potrà essere conosciuta da tutti.”  Ma è davvero importante solo  il fatto che sia conosciuta da tutti? Non conta anche come attraverso il cinema questa storia viene mostrata? Il problema centrale di questo racconto di lotta è che non avvertiamo, neanche per un secondo, l’ardore della lotta. Non ci dimeniamo scomodi di fronte all’ingiustizia; nelle immagini della Coixet manca la stupidità dell’ oppressione e lo spirito battagliero di una donna che nel 1901, decide di vestirsi da uomo per sposare la sua amata. Non ci bastano dati didattici e sconvolgenti esibiti a chiusura del film, prima dei titoli di coda. Elisa y Marcela ci sembra comunque solo una storia qualunque.