#Berlinale69 – “Un film è un viaggio fatto insieme”. Incontro con Juliette Binoche

Tratto dal romanzo Celle que vous croyez di Camille Laurens, l’omonimo film di Safy Nebbou, vede come attrice protagonista la bellissima cinquantenne Claire (Juliette Binoche), insegnante e madre single. Con intenzioni inizialmente innocenti Claire crea un falso profilo facebook, spacciandosi per una ragazza di ventiquattro anni e cominciando a chattare con Alex (François Civil), un assistente fotografo venticinquenne. Conversazione dopo conversazione il rapporto virtuale tra i due si fa sempre più intenso e sensuale, fino al momento in cui Alex non decide di voler incontrare la donna in carne e ossa…

“Questo è film molto elaborato – ha sottolineato l’attrice francese –  la cui sceneggiatura permette delle possibilità di riflessioni enormi. Anzitutto la protagonista è una donna che riflette sulla questione dell’abbandono. È una donna che si sente perduta e abbandonata e che ritrova se stessa attraverso facebook. Partendo da lì infatti lei riesce a riappropriarsi della sua identità e riesce a riaccettarsi.

Io, come anche Safy (Nebbou, il regista), non siamo nati nell’era dei social media, ma ci siamo approcciati in modo differente rispetto alle nuove generazioni. È logico che i social permettono dialoghi molto rapidi, le immagini si susseguono velocemente… ecco perché ci sarà per le generazioni a venire un nuovo modo di approcciare all’immagine e dunque anche al cinema.

Si dice sempre – aggiunge – che chi fa il film è il regista… il regista… “le directeur”, colui che dirige… ma per me è come fare un viaggio insieme. Entrare insieme in una realtà emozionale. Eh sì, io mi preparo, ma alla fine prepararsi è de-prepararsi, essere aperti a tutto. È questa apertura che ci permette di lavorare come attori. Più che un lavoro, quello dell’attore è un approccio sensibile ad una storia che non passa attraverso le parole.

L’immersione di un attore in una scena va aldilà del comprensibile e io stessa sono sempre sorpresa di ciò che succede al momento delle riprese. E questo è difficile da far comprendere perché si pensa sempre che un film si basi sul controllo, come in tutti gli altri lavori, ma non è così, un film si basa su qualcosa di molto più profondo, ed ogni volta è una cosa nuova. È importante, come attore, credere in un progetto. Quando faccio un film io mi sento responsabile, allo stesso modo del regista. Amo i momenti di silenzio in questo film. Il silenzio è la radice di tutto. Ci permette di riflettere e di dare degli spazi allo spettatore”. 

Riguardo il rapporto con Juliette Binoche sul set, Safy Nebbou aggiunge:

“Juliette poneva dei problemi e delle questioni mentre recitava. Il film lo abbiamo costruito insieme. Lei lavora moltissimo, si prepara meticolosamente, e io sono sempre pronto all’ascolto degli altri. Così alla fine, tra noi si è creata una connessione estremamente naturale e forte. L’ho osservata e insieme siamo entrati nel ritmo. Sono stato sensibile e ho lavorato molto per costruire un rapporto di fiducia tra noi”.

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