Beverly Hills Cop II – Un piedipiatti a Beverly Hills II, di Tony Scott

La verità è che Eddie Murphy fatica a stare alle regole di chi non vuole assecondarlo. Scalcia, ha il fiato corto, fa i capricci, ma quando sceglie di farsi guidare il risultato è vertigine

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Dove sono finite quelle inquadrature iper-realiste di Detroit all’alba? Tra il primo ed il secondo capitolo di Beverly Hills Cop passano appena tre anni ma tra i due film c’è il proverbiale abisso. E ce lo dice già questo strano passo su cui Beverly Hills Cop II si muove fin da subito, ben definito dal fondamentale passaggio di testimone in regia, che da Martin Brest passa al lanciatissimo Tony Scott, uomo di punta del meccanismo Simpson/Bruckheimer dopo Top Gun. Perché l’obiettivo di questa seconda iterazione della saga è confermarne la tenuta all’interno dell’immaginario dei due produttori e raccontare un’idea di cinema che punta a divenire un brand, un fatto di produttori prima che di registi.

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Ma Scott scalpita per far sentire la sua voce. E così gioca a ribellarsi facendo iniziare il film con quegli stranissimi titoli di testa che raccontano la rapina al centro del film: chiaroscurali, glamour, violenti. Poi ci sarà il marchio, Simpson e Bruckheimer, i colori brillanti. Solo dopo, però, quando il passo sarà già cambiato. Vale per l’estetica del racconto ma forse anche per il suo protagonista, che stavolta finisce invischiato in un’indagine che lo porterà a contrastare un traffico d’armi su larga scala tra Stati Uniti e Sudamerca. Non è più tempo per una certa idea di leggerezza (tutta da ripensare) e forse non è neanche tempo per un film tutto retto dal solo Murphy, che per un po’ fa davvero la parte del leone ma sulla lunga distanza ha il fiato corto, è sempre un passo indietro e rischia di girare a vuoto.

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La sensazione, prevedibile, è che Eddie Murphy faccia fatica a gestire le linee del racconto se si trova a contatto con un regista che sceglie di seguirlo ma di non stare necessariamente al suo passo. Tony Scott pare in effetti più attento alla storia, ai modi in cui il suo sguardo possa declinare il genere e, quando la sua attenzione si sposta sul suo protagonista si interessa soprattutto sui modi in cui poterne raccontare certe asperità quasi a voler fare di lui qualcos’altro, soffermarsi su nuove sfumature, quella del detective che pensa come i criminali o del giocoso action hero.

E non mancano belle intuizioni in questo senso, tra la sparatoria nel club che pare un outtake di Miami Vice, i momenti investigativi che non squilibrano il racconto e certe inattese parentesi che provano a raccontare un Foley più intimista. Ma Murphy si presta al gioco fino ad un certo, o forse si accorge troppo tardi del suo potenziale, quasi si convincesse di voler solo assecondare il caos, di divertirsi come il suo personaggio, un furbo guastafeste che irrompe nella villa di Playboy o fa a pezzi il poligono a colpi di pistola per il semplice gusto di farlo.

Eppure, lentamente, Murphy entra in partita ed i battiti tra lui e Scott finiscono per sincronizzarsi. E Beverly Hills Cop II diventa un’altra cosa, un assolato thriller che scomoda la guerriglia, le cospirazioni, i fantasmi del capitalismo, in cui tutto pare più contenuto, anche lo stesso attore, che si diverte a raccontare il passato da piccolo criminale del suo personaggio o a farlo apparire abilissimo risolutore di enigmi. Ma Murphy accetta anche, con misura, di farsi da parte, di lasciar parlare Scott, il suo sguardo, il suo immaginario, addirittura di sparire di scena nella bella sequenza della rapina all’ippodromo tutta giocata tra il dinamismo del colpo ed il montaggio forsennato dei cavalli in corsa, o, ancor meglio, di lasciare le luci della ribalta alla co-star Judge Reinhold nella sparatoria finale che, ancora, come con il primo capitolo, è un affettuoso omaggio a Peckinpah (e al Mucchio, in questo caso).

E alla fine tutto si tiene, tutto sfiora un’idea di sintesi finissima tra autorialità, attorialità e produzione. Peccato che si tratterà di una vera e propria fiammata improvvisa. Scott, in effetti, dopo poco si allontanerà dalla saga e con l’episodio successivo si tornerà, sottotraccia, ad appoggiare l’ego della star.

 

Titolo originale: Beverly Hills Cop II

 

Regia: Tony Scott
Interpreti: Eddie Murphy, Judge Reinhold, John Ashton, Brigitte Nielsen, Ronny Cox, Jürgen Prochnow, Dean Stockwell
Durata: 103′
Origine: USA, 1987

3.7
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