Beverly Hills Cop – Un piedipiatti a Beverly Hills, di Martin Brest

La prima avventura del detective Axel Foley è uno dei testi fondativi del cinema pop di marca Simpson e Bruckheimer che continuerà a essere brillante ma mai così tanto solido. Netflix e Paramount+

--------------------------------------------------------------
CORSO ESTIVO DI CRITICA CINEMATOGRAFICA DAL 15 LUGLIO

--------------------------------------------------------------

Forse è arrivato il momento di fare il salto. Don Simpson e Jerry Bruckheimer, tra gli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 salgono i ranghi della produzione cinematografica pop. Insieme hanno lavorato con Lyne, per Flashdance e, da solo, Jerry Bruckheimer è riuscito a inizio carriera a piazzare alcuni colpi importanti, collaborando con Paul Schrader in American Gigolò e con Michael Mann nello straordinario Strade violente. Ma nella testa dei due produttori c’è una nuova idea di cinema pop tutta da lanciare, un immaginario all’insegna di uno stile accattivante, di un linguaggio visivo patinato, concentrato su nuovi temi e narrazioni capaci di coniugare l’intrattenimento di cassetta e il nuovo contesto socioculturale che quegli anni rampanti stanno modellando. I due, forti dello straordinario successo proprio di Flashdance ci provano con Beverly Hills Cop, un film dalla gestazione stranissima, nato come noir serioso passato da Cronenberg a Scorsese, pensato per il viso segnato di Mickey Rourke e divenuto suo malgrado manifesto di una leggerezza pop in cui però pare nascondersi un mondo.

--------------------------------------------------------------
CORSO DI PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA: ONLINE DAL 15 LUGLIO

--------------------------------------------------------------

Pop come la soundtrack, che ospita voci del calibro di Patti LaBelle e Glenn Frey, pop come Eddie Murphy, astro nascente del Saturday Night Live, lanciato dal 48 ore di Walter Hill appena due anni prima e talento straordinario nell’improvvisazione. Murphy pare davvero uno dei salvatori del film, in grado di sviluppare, da solo, una sceneggiatura che, sulle prime, esisterà solo nella forma di blando canovaccio e accompagnando il film nella sua metamorfosi da torbido thriller a poliziesco ironico e assolato (ma sarà davvero così?). A rimanere sostanzialmente invariata è la storyline di massima, che vede il detective Axel Foley, di Detroit, abile ma restio alle regole, contravvenire agli ordini del suo capo e recarsi a Los Angeles per indagare sulla morte del suo migliore amico, ucciso sulla porta di casa da quelli che sembrano essere killer al soldo di un trafficante d’arte.

----------------------------
UNICINEMA QUADRIENNALE:SCARICA LA GUIDA COMPLETA!

----------------------------

Beverly Hills Cop

Se osservato a posteriori, Beverly Hills Cop di Martin Brest è forse il più affascinante della saga, perché retroattivamente se da un lato conferma ciò che già è noto del film, a partire, ovviamente dal campo libero lasciato allo stesso Murphy, che proverà a infondere nel film i ritmi e la sintassi schizzata di uno sketch del Saturday Night Live, dall’altro si scoprono però anche dettagli nuovi e inattesi.

Come la strana idea di antieroe incarnato dallo stesso Axel Foley, ben più vicino al mingherlino, ironico e carismatico Maverick di Tom Cruise e Tony Scott (altra produzione Simpson/Bruckheimer, tra l’altro), fenotipo di un cinema che evidentemente anche nel corpo pare voler prendere le distanze dal machismo pop di quegli anni. Ma a emergere è soprattutto l’affascinante approccio di Simpson e Bruckheimer, che comunque tengono dritta la loro idea di cinema aperta, contemporanea, ma anche rispettosa delle coordinate del genere, persino colta, per certi versi. Beverly Hills Cop deve rimanere un noir dal sapore nettamente agrodolce, pungente, cupo quando necessario (come nel racconto dell’omicidio che dà il via alla storia), emotivo, ma anche cinefilo a suo modo, teso tra Lisa Eilbacher che pare voler fare il verso alla Kate Chapsaw de Indiana Jones e il tempio maledetto, un prologo dal sapore quasi alla John Landis ed exploit che guardano a Il mucchio selvaggio di Peckinpah ma soprattutto alla radice western del cinema di Hill, con un finale che cita più o meno apertamente quello di 48 ore.

È nata una stella, si potrebbe dire, o perlomeno è nato un nuovo immaginario e modello produttivo, quello di Don Simpson e Jerry Bruckheimer che però, strano a dirsi, in futuro sarà quasi sempre brillante ma solo raramente così tanto a fuoco come in questo caso.

 

Titolo originale: Beverly Hills Cop

Regia: Martin Brest
Interpreti: Eddie Murphy, Judge Reinhold, John Ashton, Lisa Eilbacher, Ronny Cox, Stephen Elliott, Joel Bailey, Steven Berkoff, Gilbert R. Hill, Art Kimbro, Bronson Pinchot, James Russo, Paul Reiser
Durata: 105′
Origine: USA, 1984

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
Sending
Il voto dei lettori
4 (2 voti)
----------------------------
SCUOLA DI CINEMA TRIENNALE: SCARICA LA GUIDA COMPLETA!

----------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative


    Scrivi un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *