BFM39 – Tracce nella plastilina. Incontro con Izabela Plucińska

L’animatrice polacca, alla quale il BFM online ha dedicato una personale completa, ha parlato del suo rapporto con le tracce, di influenze teatrali e di progetti futuri nel segno della claymation

Gli incontri del trentanovesimo Bergamo Film Meeting procedono con quello dedicato a Izabela Plucińska. All’animatrice di origini polacche, ma formatasi per lo più in Germania, è stata dedicata una personale completa che ripercorre la sua carriera all’insegna della claymation, l’animazione in stop-motion realizzata con la plastilina. Izabela Plucińska, dopo i primi cortometraggi, ha ottenuto il primo grande riconoscimento internazionale con Jam Session, cortometraggio premiato con l’Orso d’Argento alla Berlinale del 2002. Quattro anni dopo fonda la ClayTraces, casa di produzione con la quale realizza i cortometraggi e mediometraggi successivi.

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Il nome della casa di produzione di Plucińska non è casuale: “Della plastilina amo in particolare il fatto che lasci delle tracce. Anche per questo motivo non butto il materiale che utilizzo nelle mie opere. Ci sono sfondi dei miei primi corti che ho riutilizzato per quelli più recenti e in laboratorio ho più di 200kg di una plastilina che amo perché particolarmente oleosa e, quindi, riutilizzabile”. Mentre nella maggior parte di opere che sfruttano la claymation la plastilina viene strofinata, quasi accarezzata per togliere le tracce di manipolazione, nei film di Plucińska sono addirittura visibili le impronte digitali di chi l’ha modellata. L’importanza delle tracce è rimasta anche nell’unica volta che l’animatrice si è allontanata dal suo materiale prediletto, optando per il carboncino in 98kg. “È stato un corto realizzato durante la pandemia e mi ha permesso di trovare un nuovo modo espressivo. È stata un’esperienza che mi è piaciuta moltissimo e che non vedo l’ora di ritentare, anche se non abbandonerò mai la plastilina”.

Quest’ultimo è un materiale molto difficile da usare, eppure pieno di possibilità espressive, come si può ammirare nei suoi corti: “Mi sono avvicinata alla plastilina giocandoci da piccola e poi rincontrandola a scuola d’arte, in Germania. È un materiale che mi permette di fondere dipinto, disegno e scultura”. Un’idea chiaramente visibile in opere come Colazione, Pomeriggio e Sera, che vanno a comporre la “trilogia della quotidianità”, realizzata interamente con la tecnica del bassorilievo. A differenza della puppet animation, che richiede sia grandi spazi che budget consistenti, il bassorilievo permette alla regista di lavorare in maniera più pulita, semplice e in economia. È anche questo il bello della plastilina: “Tutti possono provare: basta un tavolo, una camera e un tavolo”.

A partire da questo, a sua detta semplice, punto di partenza, Plucińska si è ispirata principalmente a due maestri. Anzitutto uno dei mostri sacri della claymation, ossia Jan Švankmajer (“Era come un mago, rompeva le regole usando qualsiasi materiale pur di comunicare”), poi a una personalità poliedrica come quella di William Kentridge. “Mentre Švankmajer l’ho scoperto durante gli studi, lui è stata una rivelazione successiva. Anche lui gioca secondo le sue regole, sia nelle sue animazioni che nelle sue installazioni, dove immagini, oggetti e suoni creano un mix estremamente coinvolgente”. Il suono è fondamentale anche nei film di Plucińska: “I miei primi corti erano fatti principalmente per me, ruotavano attorno al mio rapporto con la materia. Il suono ha dato alle mie opere un passo in più”, ha detto l’animatrice, ringraziando Andrea Martignoni, sound designer e suo collaboratore di lungo corso, per la serata moderatore dell’incontro insieme a Diana Cardani.

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Tra le influenze di Izabela Plucińska ce n’è anche una più inaspettata: il teatro. L’animatrice ama, infatti, lavorare su adattamenti di copioni teatrali: “È difficile scrivere ottime storie, ma ce ne sono molte già scritte”. Ha così adattato Josette and her Daddy, storia per bambini scritta da Eugène Ionesco, rinomato per il suo teatro dell’assurdo. Inoltre, la regista ha confessato la sua sfrenata passione per un autore molto meno noto: Roland Topor. “Se non lo conoscete, cercatelo su internet. Era un pazzo! Ha recitato, disegnato poster, scritto opere teatrali, libri da cui sono stati tratti film (L’inquilino del terzo piano di Roman Polanski, ndr) e ha collaborato con Fellini al suo Casanova! Era un autore selvaggio, molto sessuale a tratti. Per questo ero intimorita al pensiero di adattarlo, ma poi mi sono convinta”. All’autore francese si è ispirata, infatti, per il suo Ritratto in piedi di Susanne, mentre in futuro conta di adattare il suo romanzo Joko fête son anniversaire in un mediometraggio che segnerà il suo ritorno alla claymation.

Tutti i cortometraggi di Izabela Plucińska rimarranno disponibili fino al 2 maggio, mentre l’incontro è integralmente recuperabile sul canale YouTube del Bergamo Film Meeting.

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