"Biancaneve e il Cacciatore", di Rupert Sanders


Il film di Rupert Sanders si presenta come una favola horror, ricettacolo postmoderno di immagini, il cui scontro centrale è quello tra due diversi tipi di femminilità archetipica, rappresentati dalla regina cattiva e da Biancaneve. Tuttavia, in questo scontro di titani tra donne, a Biancaneve manca una certa profondità. Ci si trova, allora, più affascinati da quei personaggi che appaiono più umani

Biancaneve e il cacciatore

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Dopo la coloratissima Biancaneve di Tarsem Singh, Biancaneve e il Cacciatore presenta una nuova rilettura della classica favola dei fratelli Grimm, in cui il Cacciatore assume un ruolo ben più centrale rispetto alla tradizione, accompagnando Biancaneve in un lungo viaggio avventuroso verso la salvezza e sostituendosi al Principe Azzurro, qui una sorta di Robin Hood dalla scialba presenza, anche in uno dei momenti più topici come quello del bacio che risveglia la fanciulla dal sonno eterno. Tuttavia, il film di Rupert Sanders si presenta come una favola horror, ricettacolo postmoderno di immagini, il cui scontro centrale è quello tra due diversi tipi di femminilità archetipica, come spesso avviene nell'horror più classico.

Da una parte, la regina cattiva/Charlize Theron, una donna che nasconde il suo essere orrorifica dietro una bellezza sublime, ma che rivela la sua vera natura nel momento in cui ci si presenta lattea statua, immobile e statica, perturbante nella sua eternità che sfida qualsiasi legge di natura. Ravenna in Ravenna rappresenta un modello negativo di femminilità, una donna che uccide durante l'atto sessuale come nella peggiore delle ansie freudiane, abietta nel suo essere giovane e portatrice di morte al tempo stesso, legata a una natura in decomposizione (la mela marcia) e a tutto ciò che è impuro. A lei Sanders dedica una messa in scena gotica, di echi disneyani sin dai costumi, tutti suoi toni del grigio e del nero, con i loro vistosissimi colli a punta e ornamenti. Proprio perché mortifera, l'atmosfera che la circonda è necessariamente cupa. Sanders si sofferma sui dettagli per mettere in risalto quest'anima dark, in particolare nelle scene ambientate nella foresta in cui tutto prende vita dalle paure di chi vi passa: scarafaggi, melma, rami di alberi che si trasformano in velenosi serpenti, ombre che aleggiano sulle teste dei visitatori (prendendo in prestito i Dissennatori di Harry Potter).

Dall'altra, Biancaneve/Kristen Stewart. Dolce e pura fanciulla di candida bellezza, Biancaneve rappresenta invece un modello positivo, evidente già dalla natura che attorno a lei rinasce. La foresta in cui lei s'immerge riprende vita, immersa in una luce salvifica: folletti ed elfi che producono musica, uccellini che la circondano, alberi che tornano a verdeggiare, fino all'incontro con il cervo gigante, emblematico nella sua presenza alla stregua di un Aslan. Grazie alla fiducia riposta in lei dal Cacciatore e dai nani (irresistibili i siparietti comici di Eddie Marsan e Toby Jones, unici momenti davvero leggeri del film), Biancaneve si trasforma nel suo percorso di crescita. Se all'inizio è più vicina alla figura della final girl di tanti slasher movie, vergine che difende la propria purezza difendendosi dal viscido assaltatore sessuale con un chiodo, Biancaneve si fa via via sempre più una action figure, pronta alla battaglia, fino alla finale trasformazione in guida morale e spirituale del proprio popolo di elisabettiana memoria.

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Biancaneve e il cacciatoreTuttavia, in questo scontro di titani tra donne, a Biancaneve manca quella forza che poteva avere Elisabetta, manca una certa profondità, forse anche a causa della recitazione monocorde della Stewart (non si capisce mai se la sua sia un'espressione di dolore o un tentativo di sorridere). Ci si trova, allora, a essere inevitabilmente affascinati da quei personaggi che appaiono più umani, flawed potremmo dire, come il Cacciatore, roso dai sensi di colpa, tragico nel suo dolore, perfettamente incarnato da Hemsworth che tiene sempre un profilo basso, ma riesce a riempire l'immagine della sua presenza. O, inevitabilmente, dalla Regina che, come tutti i villain che si rispettino, ha una passato che spiega il suo essere cattiva, un flashback etereo, immerso nella nebbia del tempo, un ricordo rimosso che riemerge e fa sentire la sua presenza costante. Noi allora stiamo dalla parte della regina cattiva.

 

Titolo originale: Snow White and the Huntsman

Regia: Rupert Sanders

Interpreti: Kristen Stewart, Chris Hemsworth, Charlize Theron, Noah Huntley, Bob Hoskins, Eddie Marsan, Toby Jones, Ian McShane, Nick Frost, Ray Winston

Origine: USA, 2012

Distribuzione: Universal

Duarata: 127

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    6 commenti

    • Andate al diavolo! Kris ha recitato benissimo come sempre, ho visto ieri il film, è una brava attrice, l'espressione monocorde ce l'avrete voi! Non sapete fare altro ke gettare fango, provate a vedere Welcome to the Riley..kristen ha vinto il premio come miglior attrice al Milano film Festival…alla faccia vostra, documentatevi prima di sparare cazzate…vergogna!

    • ed è anche più bella di charlize, ecco!

    • Ecco! hihihhihhihi!

    • hihihihihihihi diciamogliene quattro a questa Eleonora!

    • Dopo la visione del film concordo con la recensione di Eleonora Sammartino. Anzi, l'espessione della Kristen tocca vertici di monoespressività mai fatti prima da un'attice. Chè monocorde è un eufenismo, con la Kristen.

    • Oddio più bella di Charlize assolutamente no! Bella recensione Eleonora! Concordo anche se Kristen ha fatto di peggio…