Bif&st. Giorno 4. Sul filo della memoria

Si prova a cercare nell’intricato gomitolo della memoria, in questa quarta giornata di Bif&st. Vi si ragiona molto nei film in programma, anche perché, in generale,  questo festival (vedi l’articolato omaggio a Gian Maria Volonté tra film e ricordi di chi ha condiviso con lui un set o una passione), come ripete il presidente Ettore Scola, ama dare “lezioni di memoria per il pubblico. Le cose dimenticate sono più di quelle ricordate in un Paese, come l’Italia, allegra e leggera perché gli manca la memoria, perché siamo grandi mangiatori di loto”.

 

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Non riesce a dimenticare il suo recente, tragico passato la fotoreporter americana Lee (un ottima, come sempre, Catherine Keener, qui anche produttrice). Sulla memoria, recente e viva, infatti, ragiona il giovane regista Mark Jackson in War Story, anteprima internazionale al Petruzzelli. Secondo film per lui dopo Without e una osservazione che lo porta a stare a ridosso di Lee, quasi a sfiorarla nel suo dolente tentativo di ritornare alla vita, coltivato nell’isolatezza della Sicilia. Qui, a Caltanissetta, si rifugia e si tormenta Lee che ha dovuto guardare il faccia l’esecuzione a freddo del suo amico e collega Mark quando erano stati sequestrati in Libia. Soffre di Dpts, disturbo post-traumatico da stress, assai diffuso tra i soldati, si chiude nel buio a cercare una possibile luce. La trova negli occhi di Hafsia (Hafsia Herzi), giovane immigrata tunisina, che ha un vissuto drammatico affine, ha perso suo fratello nella traversata. La aiuta ad abortire e, di fatto, a fuggire verso la Francia.  Lei ritrova le tracce di un ritorno, riconciliandosi con l’essenza della professione cui ha dedicato e, spesso, sacrificato la sua esistenza nelle zone di guerra.

Sul filo del passato si muovono i due film di Panorama Internazionale. Il primo è Fever di Elfi Mikesh, con Eva Mattes, attrice diretta in passato da Fassbinder e Herzog (con il quale ha avuto anche un legame sentimentale da cui è nata Hanna Mattes). Eva nel film diventa Franziska, una fotografa in viaggio lungo la sua memoria, con le immagini che intersecano il suo passato di bambina e il suo presente ancora tormentato dal ricordo del padre, legionario tornato irrimediabilmente provato dall’esperienza della guerra coloniale in Nord Africa. Spiega la regista, prima della proiezione:”È importante chiederci cosa sono le foto per noi e cosa siamo noi per loro”. L’altro film in competizione è Les interdits, di Anne Weil e Philippe Kotlarski, racconto di un ragazzo e una ragazza ebrei che giungono  nell’URSS del 1979 per incontrare,  rischiando arresto e violenze, i “Refuseniks”, ebrei perseguitati dal potere sovietico che impedisce loro di lasciare il paese. Film che si chiude sul 1989. E che riesce ad essere anche una storia d’amore fra i due protagonisti.

La memoria è anche La memoria degli ultimi, in concorso nella sezione del festival dedicata ai documentari, il bel lavoro di Samuele Rossi che qui torna alla Resistenza attraverso le testimonianze di sette ex partigiani combattenti, sei uomini e una donna. Ponendo così domande al nostro presente e al nostro futuro.

Un ricordo, infine, lo dedica Cristina Comencini, premiata in serata con il Fellini Award, a suo padre Luigi Comencini a sette anni dalla morte. Ma il suo è subito uno slancio in avanti, perché proprio in Puglia, “in un paese metafisico come San Vito dei Normanni”, il 5 maggio comincia le riprese del suo nuovo film Latin Lover, tutto intorno a un amatore ricordato dalle donne che ha amato e dalle figlie che ha seminato. Nel cast Francesco Scianna, Virna Lisi, Marisa Paredes, Valeria Bruni Tedeschi e Angela Finocchiaro.