“Black Star – Nati sotto una stella nera” – Incontro con Francesco Castellani e il cast del film

Black starAl cinema Adriano si è tenuta la conferenza stampa di Black Star – Nati sotto una stella nera, una commedia ispirata alla vera storia della squadra di calcio di rifugiati Liberi Nantes Football Club. Presenti in sala il regista Francesco Castellani, parte del cast tra cui Alessandro Procoli, Gabriele Geri e Jean Mvogo, lo sceneggiatore David Turchi, il produttore Mario Orfini, Alfredo Parolino del gruppo Bufalo Kill e Daniela Conti presidente di Liberi Nantes Football Club.

Con l’occasione, nel foyer del cinema è stata esposta la scultura Monumento al migrante ignoto dal gruppo Sprout. Il film è prodotto dalla Point Films con Rai Cinema. Sarà nelle sale dal 10 ottobre.

 

 

Come è nata l’idea del film?

Francesco Castellani: C’era stata occasione di raccontare la storia di Liberi Nantes per un canale tv, questa storia poi ci ha fatto venire voglia di girare il film.

 

Cosa ha insegnato al regista l’esperienza di questo film?

Francesco Castellani: In passato abbiamo già realizzato insieme una serie tv e un documentario, queste persone mi hanno insegnato la dignità.

 

Qual è la cosa del film che volevate dire di più?

David Turchi: Volevamo dire tante cose. E’difficile realizzare una commedia trattando questi temi. E’ importante che la storia sia ambientata qui a Pietralata che non è un posto qualunque ma che nello stesso tempo può essere valida ovunque. E’ una storia radicata in un territorio che parla di gente che ha voglia di fare. E’ incredibile che in Italia i quarantenni siano i giovani, che poi vengono sempre boicottati. Questa è anche la storia di ragazzi italiani che hanno provato a fare davvero qualcosa, aiutati anche da un pizzico di magia.

 

francesco castellaniCosa dicono gli attori di questa esperienza?

Alessandro Procoli: Ricordo tanta polvere e fatica fisica, perché abbiamo girato in estate e faceva molto caldo. Mi è rimasto soprattutto il coinvolgimento emotivo, con tutto il cast abbiamo formato una vera squadra. Sono persone molto forti, incredibili, io non riuscirei mai ad affrontare tutta quella strada e quelle difficoltà.

 

Gabriele Geri, oltre ad essere attore si è occupato del casting. Cosa ci dici?

Gabriele Geri: in questo paese è difficile per gli attori non conosciuti fare cinema. Questo è un film corale, ci sono tanti attori. Abbiamo optato per la scelta di un casting indipendente anche per lanciare un messaggio, per destabilizzare i meccanismi che governano le operazioni dei casting in questo paese. E’ una scelta pionieristica. Alla fine eravamo una vera e propria squadra: su un campo con 40 gradi a luglio o ti odi o ti vuoi davvero bene. Free to play, lo slogan del film, vuol dire anche liberi di recitare.

 

Quale sarà la distribuzione?

Francesco Castellani: Il film sarà distribuito in 15 sale, tra cui quattro città capozona, sperando che sia un prodotto che possa incontrare la gente.

Mario Orfini: All’inizio avevo delle perplessità, pensavo che ci sarebbero potuti essere dei problemi perché non c’erano molti soldi a disposizione, soprattutto per la pubblicità. Poi però ho letto la sceneggiatura, mi è tanto piaciuta e allora ho deciso di andare avanti. Sono contento anche se un solo eroe del mare sarà salvato da questo film, se muoverà la coscienza delle persone.

 

black starCome ha reagito la gente di Pietralata?

Francesco Castellani: Pietralata è un mondo con una storia e una complessa intensità emotiva. C’era una certa diffidenza da parte degli abitanti perché nella trama è presente un conflitto con loro. A noi interessava la scelta di un luogo reale, che poi in questo caso era un genius loci: lì c’è stato Pasolini, è il cuore del popolo romano, è stato da sempre un quartiere di rifugiati, ad esempio nel periodo di guerra: migravano lì gli italiani ma anche i profughi costretti a spostarsi dal centro di Roma. Temevamo che ci sarebbero stati fraintendimenti ma poi è andato tutto molto bene. Per le scene esterne al campo abbiamo usato anche dei negozi e degli spazi del quartiere.

 

E la musica?

Francesco Castellani: E’ difficile per un film indipendente trovare una musica di valore. Con noi ha collaborato la compositrice Lucia Ronchetti, che ha composto un brano per la viola, Ennio Morricone, che dopo aver visto il primo montato ha voluto regalarci alcuni suoi brani, Fabrizio Fornaci, Giulio Ciani, Simone Fabiani e poi i Bufalo Kill, che hanno scritto e musicato la canzone Black star.

Alfredo Parolino (dei Bufalo Kill): scrivere è stato semplice, sono storie per noi famigliari visto che proveniamo dalla provincia di Caserta, una terra difficile, collaboriamo spesso con associazioni che si occupano della gestione dei beni confiscati alla mafia. Facciamo blues, dalle nostre parti scorre il fiume Garigliano che è il Mississipi del Sud, infatti ci siamo ispirati alle work songs.

 

Black starL’opera d’arte?

Francesco Castellani: Volevamo che il Monumento al migrante ignoto non fosse soltanto parte della scenografia del film ma una vera opera d’arte. E’ stata realizzata dal gruppo Sprout (Denis Imberti e Stefano Tasca). Una parte dell’opera è composta da fischietti, il fischiare è un simbolo: è un richiamo. E’ il nostro modo per dire che siamo qui ad aspettare e ad accogliere queste persone.

 

Jean Mvogo oltre ad avere recitato nel film, fa realmente parte della Liberi Nantes. Come vivete quest’esperienza?

Jean Mvogo: in squadra siamo come una famiglia. Quando arriva un nuovo ragazzo cerchiamo di farlo integrare subito, per esempio grazie al corso di italiano, come si vede nel film, che è molto importante. Il calcio è un linguaggio di amore e fraternità.

 

Daniela Conti è la presidente di Liberi Nantes. Cos’è questa associazione?

Daniela Conti: Liberi Nantes Football Club è un’associazione sportiva nata nel 2007 che trae ispirazione dai mondiali antirazzisti che vedono come protagonisti i migrati forzati. Abbiamo usato il calcio che è un linguaggio universale. L’associazione è nata affittando un campo e i ragazzi che volevano hanno iniziato a partecipare fino a quando si è formata una squadra vera e propria che però gioca fuori classifica – lo scorso anno siamo arrivati secondi. Quattro anni fa abbiamo avuto dal comune il campo XXI aprile che si vede nel film, nel quartiere Pietralata, il rapporto con gli abitanti è ottimo. Proponiamo varie attività e non solo il calcio. Spero che il film faccia riflettere sul fatto che esistono molte squadre come questa ma invisibili, lo sport è inclusione sociale, non è vero che la socializzazione sia un qualcosa di secondario.