Blackbird – L’ultimo abbraccio, di Roger Michell

Remake di un film danese del 2014, un family drama esemplare e scontato che perde il controllo nel finale e che è retto prevalentemente dalla bravura degli attori. Su Sky

I tempi dell’addio non sono uguali per tutti. Lo dimostrano gli otto personaggi di Blackbird. L’ultimo abbraccio, remake di un film danese del 2014 (Silent Heart di Bille August) mai uscito nelle nostre sale. Lily, malata terminale di SLA, ha deciso di riunire la sua famiglia per trascorrerere insieme il weekend prima di togliersi la vita. Oltre al marito Paul (Sam Neill), ci sono le figlia Jennifer (Kate Winslet) e Anna (Mia Wasikowska), la prima accompagnata dal marito Michael (Rainn Wilson) e il figlio Jonathan (Anson Boon), l’altra dalla compagna Chris (Bex Taylor-Kraus). Fa parte del gruppo anche Liz (Lindsay Duncan), amica di vecchia data di Lily con cui ha condiviso molte esperienze insieme. L’obiettivo è quello di ricreare un’atmosfera simile alle feste natalizie. Emergono però questioni non risolte, vecchi rancori e soprattutto vengono a galla segreti nascosti.

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La struttura è quella di una pièce teatrale e riproduce quella di Silent Heart scritto dallo stesso sceneggiatore di Blackbird, Christian Torpe e dove il tema dell’eutanasia viene trattato con partecipazione e distanza. Il film si affida soprattutto alla robusta interpretazione dei suoi attori. Ci sono gli ultimi sguardi di Susan Sarandon e resta soprattutto quello in cui vede dalla vetrata, in cui è riflesso il tramonto, la sua famiglia mentre prepara la tavola. Ci sono le due anime contrapposte di Kate Winslet chw da una parte vuole appoggiare le scelte della madre ma dall’altra ha paura. C’è poi il passato oscuro di Mia Wasikowska, probabilmente l’interpretazione più sorprendente, il vero elemento disturbante e il personaggio che potrebbe deviare all’improvviso un itinerario già stabilito come il momento in cui rompe l’armonia a tavola urlando: “Mi serve più tempo per stare con mamma”.

Blackbird è un family drama esemplare, nel senso che c’è tutto quello che ti aspetti: il silenzio tombale dopo che un bicchiere di vino cade dalle mani di Lily, i regali della protagonista a familiari e amica, un segreto nascosto scoperto all’improvviso e confermato dai dettagli di vecchie foto e poi l’attesa dove entra in gioco anche la paura.

Il lato migliore del cinema di Michell è quello più intimo e lo aveva dimostrato nel suo film più famoso che ad oggi è anche il migliore, Notting Hill. Ogni tanto forza la mano e perde il controllo, soprattutto nel finale dove si cerca forzatamente a commozione a tutti i costi senza però essere riuscito a riscaldare il clima. La casa è una specie di testamento, come quella dell’architetto che sta per morire interpretato da Kevin Kline che cerca di lasciare il miglior ricordo possibile al figlio sedicenne in L’ultimo sogno. Quel film, diretto da Winkler, ci aveva devastato nella sua vitalità. Blackbird invece sa già di morte. Michell non inventa nulla, riproduce con i suoi attori una storia già scritta inserita in una struttura già stabilita del melodramma terminale. La passione, la speranza (seppur debole) e la disperazione non hanno mai abitato qui.

 

Titolo originale: Blackbird
Regia: Roger Michell
Interpreti: Susan Sarandon, Kate Winslet, Mia Wasikowska, Sam Neill, Lindsay Duncan, Rainn Wilson, Bex Taylor-Klaus, Anson Boon
Distribuzione: Eagle Pictures, Sky Cinema
Durata: 97′
Origine: USA, 2019

 

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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