Blog DIGIMON(DI) – Embarghi: scrivere dai Festival al tempo della rete

Un tweet del responsabile dell’Ufficio Stampa della Mostra del Cinema, il gentilissimo Giovanni Santoro, desta la mia attenzione in questa mattina di quasi fine estate:

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#venezia69 si raccomanda ai giornalisti l’embargo per le proiezioni anticipate stampa per rispetto dei tempi di lavoro di tutte le testate

Sono almeno dieci anni (forse di più?) che in occasione di eventi mediatici “forti”, si ripropone un “conflitto temporale”, che mira alla base del concetto stesso del giornalismo del XIX e soprattutto XX secolo: chi scrive e pubblica per primo, (forse) vince. Quanti film americani abbiamo visto su giornalisti impegnati a correre contro il tempo e gli accadimenti per cercare di arrivare a chiudere il pezzo prima che “partano le macchine” per la stampa? Bogart L'ultima MinacciaEra un’epoca dove la differenza la facevano la bravura dei reporter ma anche i mezzi economici che potevano permettere movimenti e accelerazioni. Ma a parte questo, tutti – temporalmente – “partivano alla pari”. Poi arrivò la radio, la televisione, e il concetto di “diretta”.  Ma i giornali pur dovendo necessariamente rivedere le loro trame e strategie, non subirono dei colpi letali. Anzi forse quella sorta di “volatitilità” che stava dentro l’ìnformazione che viaggiava nell’etere, rendeva come la “fissità” su carta dei giornali più necessaria.

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Poi è arrivata Internet… e da allora cosa è cambiato? E’ cambiato che oggi in rete si va più veloce, tutto il mondo va maledettamente più veloce (pensiamo a quanto ha influito la velocità delle informazioni sulla trasformazione dell’economia verso una dimensione sempre più finanziaria e “astratta”…), ma un giornale on line non necessariamente va più veloce di un’emittente radiofonica o televisiva. E spesso i mezzi tecnici ed economici a disposizione (e la benevolenza degli uffici stampa…) non sono gli stessi.  La battaglia sui tempi è certo impari nei confronti della carta stampata, come lo era del resto prima con radio e tv.

Ma la domanda è: perchè oggi si ha così tanta paura dei “tempi della rete” (al punto che un Superstar Xavier Giannoliregista come Xavier Giannoli nel suo “Superstar” presentato qui a Venezia, trasforma la comunicazione e condivisione di massa nel nuovo “incubo sociale e mediatico” odierno… davvero?)? Se non c’è differenza tra il tempo di un sito web e quello di una radio o di una tv in diretta, perché è sempre Internet il principale accusato di “violare” chissà quale segreto (Sindrome Wikileaks?)?

Il post del gentile Santoro, con una forma strepitosamente corretta e delicata che sembra quasi convincerci tutti della eticità della richiesta, spiega “per rispetto dei tempi di lavoro di tutte le testate“. Cosa vuol dire? Che tutti i giornalisti devono adeguarsi ai tempi di lavoro delle testate più lente? I quotidiani ai settimanali e i settimanali ai mensili? E i trimestrali?

Qual è il tempo giusto dell’informazione? E in base a quale tipo di giornalismo viene parametrato?

Si potrebbe insinuare, con qualche dose di verità, che la “casta” (termine abusato quanto..definitivo) della stampa cartacea cerca di imporre i propri tempi a tutti gli altri. Ma probabilmente lo scontro è più complesso. Non è uno scontro tra tipologie di media. Quello ci sarebbe anche tra altri media. No, il vero scontro è tra il “giornalismo ufficiale”, quello delle testate, come dire, “riconosciute” (esiste anche un tribunale che riconosce chi è più “vero” degli altri…che poi sia nato negli anni del fascismo è pura coincidenza) e il giornalismo dei siti “liberi” e dei blogger.

La verità è che il giovane blogger oggi ha i mezzi tecnici per competere con il professionista, e il suo post può girare, con i social network, molto più velocemente e arrivare a migliaia di persone in pochissimo tempo. Non è più il tempo delle fanzine che si scontravano con i colossi della carta stampata professionale. Oggi un blogger arriva attraverso Google Facebook Twitter Friend Feed Thumblr e altri network, a chiunque e dappertutto.

Perciò lo scontro reale non è tra i diversi media, ma tra “professionisti” e “liberi cittadini informatori”. Se ne discute da anni di questo scontro/confronto, con ripetuti tentativi coercitivi contro la libertà della rete. Ma le grandi Manifestazioni ancora non sanno essere “neutrali”, e preferiscono sempre la benevolenza dei vecchi e solidi (e potenti) mass-media.

LouvreIn verità, mi dirà il buon Santoro e tutti gli addetti di un Festival, la regola (sempre infranta perché incontrollabile, esattamente come non si può più far rispettare il divieto di fotografare al Louvre quando tutte le migliaia di frequentatori sono oggi dotati di strumenti fotografici in forma di telefono…) sarebbe quella di non “recensire” un film prima della prima proiezione pubblica. E allora il discorso si farebbe più stratificato: non è vero che non posso parlare o scrivere di un film ma non devo “recensirlo”. Interessante. Si entra nel dettaglio del lavoro che facciamo da una vita. Cosa distingue un pezzo informativo da una recensione? Ci passiamo anche intere lezioni alla nostra Scuola di Cinema a discutere di questo, e francamente a volte la distinzione può essere sottile. Ma mi chiedo: se pubblico un articolo informativo, dove però faccio spoiler e rivelo la trama, sono più corretto di un altro che invece non racconta la trama ma analizza e critica il film?

Chissà perché ma, con tutto il rispetto per il prezioso lavoro degli addetti stampa (cui teniamo così tanto che i nostri aspiranti critici devono obbligatoriamente fare anche un corso di Ufficio Stampa del Cinema!), ogni volta che sento la parola “embargo”, mi viene voglia di urlare, non come il protagonista sfortunato di “Superstar”, ma quasi… Gli embarghi non servono mai a niente, o meglio non a quello che si prefiggono e invece creano al contrario degli effetti collaterali negativi (pensate agli embarghi storici a Cuba, Iran, ecc…). In questo caso chi si allinea alle regole viene “fregato” da chi se ne frega (e sfido qualsiasi ufficio stampa a “sorvegliare e punire” foucaltianamente tutti i mezzi di comunicazione del mondo…), mentre si chiede ai mezzi di informazione del XXI secolo di allinearsi ai tempi di quelli del secolo scorso.

Siamo in un’epoca in cui l’informazione non è più un bene raro, ma esageratamente diffuso. Tutti siamo diventati portatori e diffusori di informazione di massa. Tentare di irrigimentare l’informazione è un’impresa vacua e disperata, valida solo per i regimi autoritari. Se la carta stampata è – inevitabilmente – dietro i tempi dell’etere e della rete, che definitivamente cambi, e si trasformi in qualcos’altro. Oggi si legge informazione più di quanto si sia fatto in qualsiasi momento della storia dell’umanità. Per la carta stampata è una grande sfida, quella di trasformarsi in un momento di approfondimento e riflessione, lasciando ai mezzi più agili e veloci la rapidità della notizia e dell’informazione immediata.

Ma la battaglia tra chi detiene un “potere” e se lo vede scivolar via dalla diffusione della produzione e condivisione di massa, è destinata ancora a durare…