Blog DIGIMON(DI) – Internet e il digitale: paura e desiderio (e le scelte sartriane sulle tecnologie…)

Uno spettro si aggira per l’Italia, sui giornali che sempre meno vendono nelle edicole sempre più desolate che sembrano ormai destinate a un pubblico di nicchia, anche se ancora consistente, almeno quanto è consistente nel nostro Paese il numero di pensionati “analfabeti digitali”: Internet e le tecnologie del digitale.

Due articoli, su la Repubblica e il Corriere della sera, le due “istituzioni” del giornalismo nazionale.

Il primo “Trappole per bambini”, racconta dei pericoli che si nascondono negli smartphone dei ragazzi, con le App Freemium che possono portare i ragazzi a dei costi eccessivi. Ecco cosa scrive il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari “Luca ha 10 anni e da un mese non è più lo stesso. È pallido nervoso, dorme male, fino a che la maestra non gli sequestra il cellulare in classe e convoca la madre. ”Lo usava sotto il banco, erano giorni che lo tenevo d’occhio…”Interrogato il bambino scoppia in lacrime:” mamma stavano distruggendo il mio villaggio…dovevo fare qualcosa” E la mamma si ritrova con 400 euro di addebito sul suo account iTunes.”

Ecco apparire con forza la “grande paura” di questo universo incontrollato che è Internet. Fate attenzione, Internet distrugge i ragazzi e il vostro conto corrente! Come se dopo il primo acquisto chiunque non ricevesse sul proprio smartphone in tempo reale la comunicazione dell’avvenuto pagamento. Della questione ne parla molto chiaramente Massimo Mantellini sul suo blog, citando un interessante lavoro di Massimiliano Trovato sul Freemium e sul tema degli addebiti non esplicitamente autorizzati.

Qui siamo alla inchiesta premeditata per screditare alla base “il grande nemico Internet”, quello che sta uccidendo i giornali e quindi la libertà di stampa. Sarebbe bello leggere qualcosa su Edward Snowden, su questi giornali liberi, magari con qualche inchiesta o petizioni perché possa avere asilo politico in Europa, anziché nella Russia di Putin….

free technology

Alle inchieste d’assalto di Repubblica si alternano, con inusitata eleganza, le riflessioni degli intellettuali nostrani dalle pagine del Corriere. Non vengono chiamati a scriverne certo nè Massimo Mantellini, o Luca De Biase, per citarne solo due italiani (ma perché non interpellare autori e studiosi come Nick Bilton, Steven Johnson, Clay Shirky, Chris Anderson, Kevin Kelly o David Weinberger?), ma il buon Roberto Cotroneo, persona per bene e spendibile (ricordo una bella trasmissione in cui chiamò – unico – il grande Corso Salani a parlare di cinema). Peccato però che, certamente in buona fede, l’intellettuale perbene nostrano si faccia volentieri (e forse involontariamente) strumentalizzare in questo attacco all’economia e cultura digitale.

Se l’inchiesta di Repubblica aggrediva due elementi cui gli italiani sono molto legati (i bambini e il denaro), ecco che Cotroneo sceglie di scagliarsi contro il luogo dei sogni per eccellenza: i desideri.

no elettronicIl Digitale ha imprigionato il desiderio”, e già dal titolo abbiamo tutti gli elementi della “connessione diabolica”: digitale, prigione, desideri. Non siamo più liberi. Ma l’articolo è ben scritto e argomentato e Cotroneo spiega che “L’universo digitale ha aperto spazi esistenziali che prima non esistevano”, ma….”ci rende incapaci di tenere fermo il tempo”. Questo perché abbiamo la possibilità, per la prima volta nella storia, di accedere in tempo reale a tutte le informazioni che vogliamo. Ma per Cotroneo “non esiste più l’attesa tra quello che vogliamo sapere e quello che possiamo sapere” e la responsabilità  secondo lui è degli ebook (che in Italia invece non decollano proprio perché abbiamo delle lobby che premono per mantenere consumi e mercati storici). In particolare nel fatto che “Il modo di sfogliare e scorrere i libri digitali non permette salti logici”, e infatti per Cotroneo “Non si può aprire un ebook in modo casuale, al massimo si può scorrere”, e quindi non possiamo più aprire un libro a una pagina a caso domandandoci: “quale sarà la prima frase che mi appare?

ebook-tabletCurioso come il digitale venga spesso tacciato di distruggere la continuità della lettura, proprio per le connessioni che link e scorrevolezza delle pagine permettono, mentre ora lo si accusa di non permettere di fare dei salti, di scegliere dei punti a caso del testo dove andare (cosa discutibilissima, perché su un ebook posso anche cercare la parola “amore” e sfogliarlo nella ricerca di questa parola in tutto il testo…).

Ma per Cotroneo, “Nel mondo digitale non c’è il tempo del ritorno. Il digitale ha imprigionato il desiderio nell’immediatezza del presente”, manca secondo l’autore quella “pazienza dell’attesa” che sta al desiderio un po’ come i preliminari all’orgasmo nel sesso. No, non ci sta più il tempo dell’attesa, “Stanno crescendo generazioni che possono chiedere ( e aggiungo io ottenere) in tempo reale”.  Questa velocizzazione delle informazioni costituisce per Cotroneo non una conquista, che possa permettere alle teste e ai corpi di indirizzare i propri desideri e passioni e curiosità verso territori inediti, ma invece è sintomo di “un tempo con un respiro sempre più corto, perché richiesta e ottenimento coincidono”.  Come se l’attesa per pagare un bollettino postale o per trovare un saggio da consultare o una canzone da ascoltare fosse la vera risorsa dell’”economia analogica”, quella fatta di atomi, di oggetti da toccare. Come se le dinamiche del consumo e del piacere di farlo si azzerassero nel momento in cui non dobbiamo più attendere per ottenere “l’oggetto del desiderio” che per di più non ha più neppure un “corpo”.

Ma è proprio questa mancanza di fisicità a terrorizzare il buon Cotroneo: “Non si porta con sé nulla di fisico, tutto sta nell’inconsistenza del digitale. Avremo case sempre più vuote di tutto, con pochi oggetti essenziali e avremo archivi digitali invisibili. Avremo spazi che non sapremo come riempire e che non sapremo condividere. La digitalizzazione del desiderio è proprio questo: essere incapaci di renderlo fisico, che sia la virtualità del sesso, che sia la virtualità dei discorsi, la conoscenza reciproca è diventata un continuo mascheramento e al tempo stesso una costante impazienza

Per poi concludere con l’assioma/tesi di fondo del suo articolo: “Il desiderio digitale di possedere tutto, di accedere sempre, è una nuova forma di totalità.”

borse di studio 2014-2015_amore oltre il corpoOra chi mi legge su questo blog sa quanto sia interessato alle mutazioni antropologiche ed emozionali che l’universo digitale porta con sé, e non ho mai mancato di sottolinearne i limiti e le possibili derive. Ma una cosa è leggere e cercare di comprendere i cambiamenti che il digitale in qualche modo ci impone, a volte anche in maniera pesante, altra è indirizzare tutto il proprio pensiero nella difesa di un mondo cosi com’era, …e come si stava meglio prima dove potevamo parlarci e toccarci e desiderarci di persona! Ebbene, non è vero. Non si stava meglio prima. E le emozioni che proviamo nelle connessioni digitali – persino con sistemi operativi come avviene in Her – sono emozioni verelaurie pennySentiamo e proviamo emozioni e sentimenti, felicità e gioia esattamente come avviene nel cosiddetto “mondo reale”. Non è un caso che proprio Facebook ha recentemente sperimentato, tra le proteste di molti, come il flusso dei newfeed del social network possa influenzare pesantemente l’umore delle persone. Facebook per un esperimento ha alterato il newsfeed di poco meno di 700mila profili, aumentando il numero di messaggi positivi o negativi per scoprire gli effetti sull’umore della gente (leggetevi il bel pezzo di Laurie Penny, 27enne giornalista inglese, su Internazionale di questa settimana, per comprendere bene i veri pericoli del “controllo” e non delle libertà del digitale).

Nessuno attende più di sapere qualcosa, non c’è più alcun luogo dove non possiamo trovare una connessione, e accedere ai nostri dati. Siamo circondati da tutto quello che siamo in ogni istante della nostra vita.” spiega Cotroneo, auspicando, forse, un mondo disconnesso dove isolarsi dalla rete condivisa. E’ il tipico urlo di retroguardia dell’intellettuale italiano: la tecnologia ci sta uccidendo, ci rende prigionieri, ci toglie l’anima. Ma non è la tecnologia, siamo noi. E nostre, sartrianamente, le scelte.

What_Technology_Wants,_Book_Cover_ArtSull’argomento suggerisco – anche a Cotroneo –  letture diverse, e quindi chiudo con alcune frasi di Kevin Kelly, grande studioso delle tecnologie, tratte dal volume “Quel che vuole la tecnologia”:

La nostra scelta, ed è importante, sta nel prepararci ad accogliere il dono, e anche i problemi che porterà con sé. Possiamo scegliere di diventare migliori anticipando queste inevitabili impennate. Possiamo decidere di educare noi stessi e i nostri figli a essere capaci e oculati nel loro impiego. E possiamo decidere di modificare i nostri assunti legali, politici ed economici per riuscire ad andare incontro a queste traiettorie. Ma non possiamo sfuggirle. Quando cerchiamo di intuire, spiandolo da lontano, il nostro destino tecnologico, non ha senso ritrarsi per paura della sua inevitabilità; al contrario, dovremmo darci da fare con i preparativi.

Ci fidiamo della natura, ma speriamo nella tecnologia. Quella speranza sta nell’accettazione della nostra stessa natura. Se appoggeremo l’imperativo del technium saremo più preparati a guidarlo secondo le nostre possibilità, più consapevoli di dove stiamo andando. Se staremo dietro a quello che la tecnologia vuole, saremo più pronti a coglierne e apprezzarne appieno i doni.

the techniumE’ vero, esiste anche per le tecnologie una certa inclinazione verso determinate caratteristiche piuttosto che altre: alcune tecnologie saranno facilmente decentralizzate, mentre altre tenderanno a centralizzarsi; alcune saranno naturalmente trasparenti, altre lo saranno meno, e richiederanno forse competenze specifiche per il proprio utilizzo. Ma qualsiasi tecnologia, a prescindere dalle sue origini, può essere indirizzata verso una maggiore trasparenza, collaborazione,flessibilità e apertura.

Ed è qui che entra in gioco la nostra scelta. L’evoluzione delle nuove tecnologie è inevitabile, non la possiamo fermare. Ma il carattere di ciascuna di esse dipende da noi.