Blog DIGIMON(DI) – L’occhio e l’aria, dove va il cinema…

Due notizie, apparse su Wired (a proposito, dopo gli iniziali dubbi sulla versione italiana va riconosciuto che il prodotto sta migliorando molto), hanno catturato la mia attenzione nelle scorse settimane. Non riguardano, forse, direttamente il cinema, ma ne possono cambiare molto il modo di produzione (e fruizione?).

La prima notizia è che la Apple ha da poco depositato un brevetto “per comunicare con i dispositivi (facile pensare a iPhone e iPad) attraverso i gesti in aria. Il nome della tecnologia è Real Time Video Process Control Using Gestures e sembra sia indirizzata al controllo e all’editing di video.

Montare in aria, nell’aria, sembra essere la “naturale” deriva della leggerezza verso cui tende, sempre più l’immagine elettronica. Dalla “pesantezza” delle centraline di montaggio analogico, sì è passati alla possibilità di poter effettuare post-produzioni con i notebook, e ora con lo sviluppo dei tablet e degli smartphone, non è impensabile che fra non molto questi dispositivi possano avere sufficiente potenza nel processore per poter gestire complessi software di montaggio. Il limite resterebbe la dimensione dello schermo, ed ecco che il dispositivo si “aprirebbe” nell’aria, dando la possibilità di utilizzare tutto lo spazio necessario, un po’ come faceva Tom Cruise in Minority Report, di Steven Spielberg.  Sempre più, insomma, possiamo immaginare una “leggerezza del cinema”, realizzabile con strumenti sempre più sofisticati ma di dimensioni (e prezzi) accessibili a chiunque. Sembrano lontani i tempi in cui Alexander Astruc parlava di caméra-stylo (era la fine degli anni quaranta) influenzando non poco le nouvelle vague che da lì a dieci anni avrebbero rivoluzionato il cinema. Per Astruc un cineasta avrebbe potuto realizzare i suoi film come uno scrittore realizza i suoi romanzi. E oggi abbiamo cineasti come Park Chan Wook che, un po’ per gioco un po’ per sperimentare, realizza Night Fishing con un po’ di Iphone e qualche lente addizionale, vincendo l’Orso d’Oro a Berlino come miglior cortometraggio.

Pensate un mezzo cinema capace con un dispositivo come un cellulare di girare e montare un intero film. Oggi, per alcuni, può sembrare ancora fantascienza. Ma se potremo utilizzare l’aria per montare, forse il sogno di Astruc potrà davvero realizzarsi compiutamente.

L’altra notizia riguarda gli eye-tracker di Tobii. Di che si tratta? Di un dispositivo che trasforma uno schermo in un voyeur… scherzo, ma non troppo. Noi guardiamo ma siamo osservati, o meglio il percorso che i nostri occhi fanno sullo schermo vengono registrati. Dove va il nostro sguardo mentre osserva un’immagine? Quale parte di ciò che vediamo su uno schermo attira la nostra attenzione, e quale no? Vengono i brividi, eh? (ma già alcune consolle di videogiochi “ci guardano” e riconoscono i nostri movimenti). Immaginate già gli usi che la pubblicità e il marketing potrà fare di un simile dispositivo, capendo alla perfezione cosa di un’immagine ci colpisce immediatamente e dove si “deposita” il nostro sguardo. Ma pensiamo anche ad un cinema che, in qualche modo, impari a interagire con lo sguardo dello spettatore, a coglierne i percorsi, le traiettorie, i confini e gli sconfinamenti.  Se possiamo essere in grado di prevedere cosa attira lo sguardo possiamo anche determinare dei percorsi visivi che guidino l’occhio dello spettatore verso territori inesplorati. L’immagine che oggi ci appare statica domani potrà apparirci dinamica, quella che ci sembra faccia impazzire i nostri occhi chissà, magari scopriremo che in realtà li ferma su una porzione di immagine piccolissima.

Ovviamente al momento non si parla di usi “teorici” degli Eye-tracker, ma di un portatile che consente di controllare il cursore sullo schermo, di zoomare sulle immagini e di aprire delle finestre con un semplice movimento degli occhi. “Prendi un sistema operativo, fai che lo sguardo delle persone ne sia parte integrante” dice John Elvesio, trai fondatori di Tobii, nel 2001.

Immaginare un cinema fatto con lo sguardo, un montaggio fatto con gli occhi, nell’aria…