Blog DIGIMON(DI) – Netflix, Tam Airlines, Jesse England: tre storie del mondo digitale di oggi (tra un biscotto e l’altro…)

Che la questione della “privacy” sia una delle questioni cruciali del XXI secolo è chiaro, ma è anche da capire dove la tutela di questa vada a incrociarsi con le trasformazioni epocali del nostro tempo. Sembra proprio che i “detentori del potere” mediatico dei mass-media del XX secolo siano poco inclini ad accettare la “fine della società di massa”, che avviene sotto i nostri occhi mentre i mass media – unica fonte e unico messaggio per milioni di fruitori – cedono il passo a nuovi media in grado di interagire, moltiplicare i punti di comunicazione e di vista, e soprattutto rimettere al centro l’individuo nella personalizzazione assoluta della comunicazione.

 

cookieMentre la “burocrazia digitale” irrompe, in Europa e in Italia, rallentando tutto il web obbligando tutti i siti a esplicitare con fastidiose finestre la presenza dei famosi “cookie” (e questa storia che per fermare l’uso improprio dei nostri dati da parte delle grandi compagnie del Web costringano tutti a dover  cliccare per ogni sito “acconsento” è una delle nuove follie della politica che meno mette le mani sulla rete meglio è per tutti, ma su questo tema vi rimando alla battaglia che sta facendo, quasi da solo, Massimo Mantellini sul suo blog), il mercato invece va esattamente dall’altra parte. Ovvero, cosa ci dicono le Grandi Compagnie della Rete? Si, certo, sappiamo tutto, di te, ma sei tu a dircelo, volontariamente, e noi in cambio ti forniamo il più personalizzato dei mondi/servizi possibili.

Tutti noi che facciamo acquisti su Amazon, o che prenotiamo viaggi su Booking.com, sappiamo di cosa stanno parlando. Che la questione della “privacy” sia una delle questioni cruciali del XXI secolo è chiaro da tempo. Ma è anche da capire dove la tutela di questa vada a incrociarsi con le trasformazioni epocali del nostro tempo. Sembra proprio che i “detentori del potere” mediatico dei mass-media del XX secolo siano poco inclini ad accettare la “fine della società di massa”, che avviene sotto i nostri occhi mentre i mass media – unica fonte e unico messaggio per milioni di fruitori – cedono il passo a nuovi media in grado di interagire, moltiplicare i punti di comunicazione e di vista, e soprattutto rimettere al centro l’individuo nella personalizzazione assoluta della comunicazione.

E’ un dibattito filosofico quella della “messa al centro dell’individuo”, ma per chi opera nel mercato della Rete si tratta soprattutto di una grande opportunità. Passare dal prodotto “per tutti”, a un prodotto che si trasforma e diversifica per ogni utente.

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Ed ecco che, ad ottobre, il popolarissimo Netflix arriverà anche in Italia. E l’effetto che potrà causare non sarà troppo dissimile dall’arrivo di Amazon: ovvero un cambiamento dei modi di acquisto e fruizione dei prodotti culturali.

Prezzo “pop” (7,99€ al mese?), grande ricchezza di proposte, e straordinaria capacità di proporre ai propri abbonati i contenuti che più gli si addicono, anche grazie alle circa 80mila categorie/tag che possono dispiegare i contenuti nelle direzioni dei gusti degli utenti (che forniscono dati sui propri comportamenti, sul portale stesso).

C’è poco da resistere, come fanno i tassisti contro Uber, imitando le resistenze di chi a fine Ottocento inizio Novecento si batteva contro le automobili.

Alla fine il prodotto/servizio individualizzato vincerà. Netflix cambia i consumi culturali (forse il neologismo “binge watching” parte proprio dalla possibilità di vedere in lunghe maratone intere serie tv su Netflix)) e oltre il 60% dei NEW YORK - SEPTEMBER 21: Netflix CEO Reed Hastings attends the Netflix $1 million Netflix prize event & announces 2nd $1 million challenge at Four Seasons Hotel New York on September 21, 2009 in New York City. (Photo by Jason Kempin/Getty Images for Sunshine Sachs)suoi abbonati vedono più episodi di una serie senza interruzioni. Forse cambierà anche il modo di consumare prodotti audiovisivi nel Paese della Dittatura della Televisione….chissa? Nel frattempo conviene cominciare a conoscere Reed Hasting, il boss di Netflix, magari leggendosi la bella intervista pubblicata nell’ultimo numero di Wired.

Teh OwnBoard Magazine

Intanto, in Brasile, la compagnia aerea Tam Airlines, ha lanciato la rivista di bordo personalizzata, e cartacea. Prenotando dal tuo profilo Facebook, un algoritmo verifica i tuoi contenuti e ti seleziona articoli di tuo interesse, un po’ alla maniera di Flipboard, ma su una rivista di carta dove in copertina…ci se tu!

Time-Magazine-You-Mirror-cover-2005Sono passati dieci anni dalla copertina di Time con il personaggio dell’anno (You!) che era uno specchio dove ognuno di noi poteva vedersi, e sempre più, privacy permettendo, avremo prodotti a nostra immagine e somiglianza. Più sapranno di noi più saranno in grado di fornirci servizi e prodotti su misura perfetti per noi.

Ma siamo sicuri che proprio lo vogliamo?

Screenshot 2015-06-10 13.12.13Intanto un artista folle, ma forse tutti gli artisti lo sono, sta compiendo la sua opera di resistenza analogica, fotocopiando gli ebook! Jesse England, artista multimediale di Pittsburgh, che, nello spiegare perché lo fa, dice: “mi spaventa solo l’idea di una mano invisibile che possa riprendersi ciò che è mio o che credevo essere tale”.  La sua è una lotta contro Amazon e chi detiene, di fatto, la proprietà degli ebook, che in teoria potrebbero sparire dai nostri dispositivi per una decisione “dall’alto”. Ovviamente si tratta di una provocazione, non a caso il primo ebook fotocopiato è 1984 di George Orwell. Ma che ci pone domande sulla disponibilità e proprietà dei beni culturali nell’epoca della sua riproducibilità individuale e del (possibile) controllo centralizzato dei file.

Ecco l’ultima cosa che ci vorrebbe sono altre leggi restrittive e obsolete, che possono solo tardare ma non impedire il cambiamento (semmai leggi ci vogliono per impedire il controllo generalizzato e la “sorveglianza di massa” da parte di Istituzioni dei dati dei cittadini, come il caso Snowden ha ben evidenziato). Ma, piuttosto, un’opinione pubblica che possa incidere sulla diffusione, proprietà e libertà dei beni culturali, che sappia distinguere tra violazione della privacy e personalizzazione del servizio, che non chieda continuamente paletti ma sappia guidare una “rivoluzione culturale”, dove la condivisione dei beni sia la priorità, e dove l’individuo non sia solo il destinatario passivo di un algoritmo confezionato per lui, ma parte di un processo collettivo, dove l’individuo interagisca con gli altri e non ceda “ad altri”, se non consapevolmente, le proprie informazioni personali. Cosa è privato e cosa no diventerà sempre più difficile distinguerlo, così come la proprietà di un bene che ormai sembra destinata a cedere il passo alla disponibilità di un servizio. Tutto è molto complicato ma anche molto affascinante.10