Blog GUERRE DI RETE – Trump e Hacker

“Nessuno viene hackerato” ha detto il presidente Trump. Era una battuta… o forse no! Il meglio della newsletter di notizie cyber di Carola Frediani

Nuovo appuntamento con la newsletter di notizie cyber di Carola FredianiGuerre di Rete – una newsletter di notizie cyber
a cura di Carola Frediani
N.85 – 25 ottobre 2020

Oggi si parla di:
-Trump e hacker
– hacker russi
– hacker iraniani
– Immuni
– altro

TRUMP

“Nessuno viene hackerato”. Con questa affermazione del presidente Trump apriamo e poi chiudiamo per sempre la newsletter.

Ok, no, qualcosa ancora va scritto. A un evento in Arizona, Trump ha proclamato che “nessuno viene hackerato. Per essere hackerato hai bisogno di qualcuno con un QI di 197 e costui ha bisogno del 15 per cento della tua password”. Qualora abbiate un QI (quoziente intellettivo) del 200 per cento e crediate solo al 13 per cento di quanto scritto vi ho messo qua il VIDEO.

Probabilmente era una battuta (o forse no? l’esegesi trumpiana la lascio ad altri), ma questa frase (riferita a un giornalista che ha ammesso di aver detto falsamente che il suo profilo Twitter era stato violato per giustificare un messaggio inviato dallo stesso) è stata molto commentata anche dalla stampa di settore. Indubbiamente Trump ha un rapporto un po’ difficile con la questione hacking visto che nel 2016, alle scorse presidenziali, il partito democratico americano fu davvero “hackerato” (in varie sue forme, dal Comitato Nazionale Democratico a John Podesta) dall’intelligence russa, stando alle stesse indagini americane, e si è molto discusso degli effetti collaterali di quegli attacchi sui media e quindi sulla campagna elettorale che ha portato proprio alla vittoria repubblicana. Ma TechCrunch ha anche ricordato che in verità proprio la catena di hotel di Trump è stata hackerata due volte, una nel periodo tra il 2014 e il 2015, e un’altra volta tra il 2016 e il 2017. E in entrambi gli incidenti sono stati rubati i dati delle carte di credito dei clienti degli alberghi. Per altro nel 2013 lo stesso Trump aveva ammesso che il suo profilo Twitter era stato violato.
Però chissà in effetti che QI dovevano avere gli attaccanti.

Per non farci mancare nulla, tre giorni dopo è uscita però questa altra storia. Un ricercatore olandese che aveva già individuato la password dell’account di Trump nel 2016 (Password: youarefired, sei licenziato, dalla frase ricorrente pronunciata dal tycoon nel programma televisivo The Apprentice), sostiene di essere entrato nei giorni scorsi nel profilo Twitter del presidente usando la password maga2020!. Secondo il ricercatore, Trump avrebbe disabilitato l’autenticazione a due fattori.
Twitter e la Casa Bianca però smentiscono. (The Verge). E altri hanno espresso dubbi e scetticismo sulle affermazioni del ricercatore (Vice). Quindi da prendere con cautela per ora.

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