Blog NET NEUTRALITY – Amos Poe e il “Do it Yourself”
Non avrà virgolettato i grandi racconti del moderno, presunti agitatori del peggior dogmatismo, ma è stato padre del no w ave,autore tra i più fuori sincrono della storia e in sintonia con la follia
Quel sussurro tagliente nelle strade di New York, quel codice segreto che apparteneva solo a chi ne condivideva la fame, la rabbia, la marginalità, a giugno 2024 aveva già subito un duro ridimensionamento, con la scomparsa di James Siegfried. Morto a 71, il sassofonista/pianista, conosciuto anche come James Chance e James White, è stato tra i massimi ispiratori della No Wave, mescola micidiale di Free Jazz, Funk, Noise, Furia Punk, cocktail inimitabile che scecherava James Brown, John Coltrane e punk. La nefasta onda lunga ha travolto Amos Poe, a Natale scorso, all’età di 76 anni, emblematico esponente del cinema No Wave, del cinema “Blanck Generation”, in compagnia di Erich Mitchell, Bette Gordon, Sarah Driver, Jim Jarmusch, tutti contaminati dai Mars, Max’s Kansas City, Cbgb’s, Ramones, Blondie, Brian Eno, Patti Smith, Talking Heads, N.Y.Dolls, tutti ispirati dalla Nouvelle Vague. Attenzione però, non siamo di fronte ad un genere di nicchia, imploso inesorabilmente, come potrebbe sembrare, semmai ad un genere che esce dal genere, senza tradire il genere. I nostri padri, la prima generazione di genitori che ha prima ubbidito ai nostri nonni e successivamente ai propri figli, potrebbero stentare a credere che Amos Poe, originario di Tel Aviv, ma molto presto adottato dalla Big Apple, possa essere stato una figura putativa, anche terribilmente influente.
Uomo-cinema tra i più fuori sincrono della storia e in sintonia con la follia, intellettuale per il suo sguardo e il suo pensiero. Non avrà virgolettato i grandi racconti del moderno, quali l’illuminismo, l’idealismo, il marxismo, presunti agitatori del peggior dogmatismo. Un immenso fanatico e non certo un molle “teorico ironico” degli anni furenti, che per l’appunto ha sospeso la perentorietà d ogni suo punto di vista, ravvisando in fatti, norme e regole un male in sé. Ha rivoluzionato nel suo cinema la messa in scena, l’immagine della new wave. Lustrini, pose e scenografie, esplose con il glam, sono persino intombate in un contegno impersonale, quasi luttuoso, inespressivo. Sparisce l’icona dell’attore-divo e ne compare un’altra, di segno opposto, che appare dalle spoglie e grigie camerette dei sobborghi metropolitani, maggiormente adattata a un’immersione profonda nel ventre inconscio della realtà. Così spogliato dagli ammennicoli esibizionisti, il cinema, pur mantenendo il potere del corpo, perde il feticismo laddove acquista spessore mentale, come se ci si proponesse di esporre il lato più perverso di una collettiva seduta psicanalitica, esasperandone gli aspetti più selvaggiamente libidici, persino animaleschi. È il matrimonio perfetto di disperazione e intrattenimento.
L’evoluzione punk del New American Cinema degli anni ‘70/80 , che espande i suoi confini nel “do it yourself”, si manifesta nell’esordio del 1976, The Blank Generation, 16mm in bianco e nero rifiuta la narrativa classica e David Byrne con “Psycho Killer” è un intermezzo tra il blank (vuoto) e il cuore del sentimento. Nello spartito si fluttua nel guado tra nostalgia e malinconia, così che il desiderio per il passato lasci il passo ad una più vaga, quanto magica, tristezza, legata ad una perdita indefinita o a quell’insostenibile senso di insoddisfazione esistenziale. Nei lavori successivi, Amos Poe (Unmade Beds, The Foreigner, Alphabet City, Frogs for Snakes, Empire II, La Commedia) esprime il suo trasporto per Jean-Luc Godard, Jean-Pierre Melville e il suo grande altro amore, la letteratura. Resta sempre inalterato però il vuoto in cui ci lascia sprofondare, quel vuoto che non è assenza, ma una presenza sottile e potente, un mare invisibile di possibilità. Il suo viaggio è sempre alla scoperta del più grande paradosso, perché nel cuore del suo e nostro vuoto, evidentemente si nasconde il segreto del sentimento.
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