Bob e Marys – Criminali a domicilio, di Francesco Prisco

Più che un’altra ricerca della Napoli perduta, il regista prende come spunto una situazione controversa e tragica, e la rende commedia. Una riflessione anche sull’essere invisibili, oppure eroi

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“I, I will be King
And you, you will be Queen
Though nothing will drive them away
We can be heroes just for one day”
(Heroes, David Bowie)

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Fino a che punto essere invisibile può diventare una salvezza? E la condizione di “normalità”, una dimensione sicura? Dopo essere stati chiamati “gente ordinaria, inutili, invisibili”, qualcosa si sveglia nella coppia di sessantenni napoletani Roberto (Rocco Papaleo) e Marisa (Laura Morante), protagonisti di Bob & Marys di Francesco Prisco. Sposati da trent’anni, lui istruttore di guida e lei operatrice volontaria, la loro vita si svolge tranquilla, piatta, avendo come massimo sussulto un litigio occasionale e l’invasione di scarafaggi in casa. Dopo aver lasciato la loro casa all’unica figlia come regalo di nozze, il matrimonio decide di cambiare vita e trasferirsi nella periferia di Napoli, in una villa con “affaccio esclusivo sul quartier generale della malavita” come sottolinea un vicino che gli da il benvenuto e li guarda nascosto dietro la finestra.

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L’apparente tranquillità subito diventa una sentenza, quando un gruppo di criminali irrompe nella loro casa e la riempiono di pacchi. Così, la coppia diventa vittima della cosiddetta “Accùppatura”, pratica attribuita alla mafia napoletana che costringe le persone “normali” a custodire in casa merce illecita, senza possibilità di denunciare oppure parlarne con qualcuno. Come se fosse una puntata di Breaking Bad nello stile della commedia napoletana, dopo lo shock iniziale Roberto e Marisa iniziano a prendere il gusto per l’illegalità, portando a galla anche Bob e Marys, i loro vecchi soprannomi di giovani, quando la coppia girava in camper e i due era campioni di gare di Rock & Roll. Una volta ritrovata quella traccia d’energia e fulgore, non c’è più posto per Roberto e Marisa; adesso sono Bob e Marys ad essere protagonisti del proprio film, una dimensione nuova dove non c’è nulla da perdere, oppure un’ultima opportunità di vivere la vita che avevano immaginato per se stessi.

Invece di esaltare l’immaginario napoletano e fissarsi sulla nostalgia della città di “una

volta”, quella che “non c’è più” – impegno che si rivela nei film recenti del tipo Una festa esagerata o Caccia al tesoro, oppure lo stile dell’omaggio di Vieni a vivere a Napoli, dove lo stesso Prisco dirige il frammento Luba – il regista fa proprio il contrario: prende con leggerezza, senza esaltare o approfondire troppo, uno dei frammenti più tristi e controversi di Napoli. E poi, lo rende commedia. Forse è l’approccio giusto, oppure un modo di avvicinarsi a una realtà altrimenti irraggiungibile ma che nel cinema trova una forma di lotta, uno spazio protetto. Ma versare tutto l’interesse su questa vicenda, cercando di dare un nuovo senso a ciò che il cinema – e l’immaginario culturale/popolare – ci ha raccontato centomila volte, fa si che la proposta di Prisco rischi di perdere forza, oppure di dissolversi nella generalità e non trovare salvezza nemmeno in un momento esilarante, in una sequenza brillante, in un sorriso fortuito.

Invece la potenza dietro Bob & Marys, oppure la svolta che l’allontana della banalità, dal rischio di diventare “another napoletanean movie“, è proprio muovere il centro di gravità, prendere la condizione geografica soltanto come un palcoscenico, uno spazio dove si possa svolgere una bella storia senza fissare troppo l’attenzione sul luogo, ma su cosa succede nel luogo. É lì, nel rapporto ritrovato di Roberto e Marisa, nella dinamica interna di una coppia che arriva alla cosiddetta “mezza età” sentendosi invisibile e inutile, e che all’improvviso s’incontra circondata di pacchi misteriosi – uno sguardo, una presenza, una macchina da presa che invade il loro privato – e nel disagio di rendersi visibili alla società, agli altri, ma soprattutto tra di loro, dove c’è la magia, la scoperta, il vero rovesciamento. Nell’avere un momento di lucidità, rendersi conto di aver vissuto una vita accanto a un riflesso, un ricordo, un’idea di qualcuno, e capire che l’inerzia quotidiana non ha tanto da fare con ciò che si fa, con il lavoro, con l’abitudine, con la visibilità davanti agli occhi dei vicini di casa, ma con il modo in cui ti guarda la persona che hai accanto e soprattutto, l’immagine che hai costruito di te stesso.

Alla fine, come nella commedia e nella tragedia, come nel Cinema, è tutto una questione di sguardo. Di spostare la macchina da presa, di cosa si lascia fuori campo, di guardarsi in un modo diverso, di svegliarsi una mattina e decidere di diventare protagonista, cavaliere, eroe, anche se è solo per un giorno.

 

Regia: Francesco Prisco
Interpreti: Rocco Papaleo, Laura Morante, Sinone Tabasco, Andrea di Maria, Francesco di Leva, Massimiliano Gallo 
Origine: Italia, 2018
Distribuzione: Videa
Durata: 100′

 

 

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