Addio a Bob Weir: il chitarrista dei Grateful Dead
A 78 anni dopo una lunga lotta contro il cancro si è spenta una figura centrale nella musica della controcultura, che ha rivoluzionato il modo di intendere la rock music
Il 10 gennaio è scomparso Bob Weir, cofondatore del gruppo rock Grateful Dead. Il chitarrista aveva iniziato la sua lotta contro il cancro nel 2025 e, a seguito di una serie di complicazioni polmonari, si è spento all’età di 78 anni. La notizia è stata diffusa dalla famiglia attraverso i social:”Con profonda tristezza condividiamo la notizia della scomparsa di Bobby Weir – si legge nel post Instagram condiviso dal profilo del musicista l’11 gennaio – Ha compiuto una transizione pacifica, circondato dalle persone a lui più care”.
I suoi esordi nel mondo musicale cominciano nel 1965 quando insieme a Jerry Garcia, Phil Lesh, Ron “Pigpen” McKernan e Bill Kreutzmann decide di fondare i Grateful Dead. Per 30 anni il gruppo fu una delle band più influenti nel rock psicodelico e della cultura giovanile americana. In molti brani, da Sugar Magnolia a Truckin’, Weir è stato non solo chitarrista ma anche voce solista: Truckin’ in particolare è considerato il brano simbolo della band, capace di racchiudere uno stile narrativo che ha segnato profondamente la controcultura statunitense degli anni Settanta.
La sua impronta musicale la si riconosce nel ritmo che unisce il rock con il folk, blues e country, il tutto valorizzato da un gusto nell’improvvisazione e da un approccio poliritmico vicino al jazz, oltre che dal costante dialogo con l’altra chitarra del gruppo, Jerry Garcia. Proprio questa continua sperimentazione era la formula fondamentale del suono e dell’approccio dal vivo dei Dead, capace di rendere ogni incursione live della band sempre e solo uguale a sé stessa.
Dopo l’esperienza con i Grateful Dead, terminata nel 1995, Bob Weir ha continuato a suonare in numerosi progetti. Negli ultimi dieci anni è stato membro del gruppo Dead & Company, senza interrompere parallelamente la sua carriera da solista, durante cui compose gli album Ace (1972), Heaven Help the Fool (1978), Weir Here – The Best of Bob Wier (2004) e Blue Mountain (2016).
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Il grande impatto artistico di Bob Weir e della band ha portato alla realizzazione di diversi documentari e film, tra cui Long Strange Trip che ripercorre la storia della band dai primi concerti fino alla sua disgregazione in un progetto fiume di quasi quattro ore, Sunshine Daydream un film concerto del 1972 ma pubblicato solamente nel 2013, in cui si immortala una delle esibizioni più famose del gruppo, e The Other One: The Long, Strange Trip of Bob Weir , documentario dedicato interamente alla vita e alla carriera dell’artista, disponibile su Netflix.
Nel documentario a lui dedicato Wier ricorda la sua carriera con la seguenti parole: “È stata un’avventura incredibile. La musica è stata un’avventura. Le persone con cui l’ho condivisa erano un gruppo avventuroso. Ho visto cose che nessun altro ha visto. Il mio è stato un viaggio lungo e strano”.
Nonostante la sua scomparsa la sua eredità continuerà negli anni e la famiglia lo ha ricordato nel post con queste parole: “Non c’è nessun sipario finale qui, non proprio. Solo il senso di qualcuno che ricomincia. Parlava spesso di un’eredità di trecento anni, determinato a garantire che il libro di canzoni resistesse a lungo dopo di lui. Possa quel sogno vivere attraverso le future generazioni di Dead Heads. “


























