BOLLYWOOD – E' tempo di provocazioni!

dev dDopo che l’inverno aveva messo in risalto due grandissimi trionfi come 3 Idiots di Rajkumar Hirani e My Name Is Kahn di Karan Johar, capaci di mettere in discussione primati di incasso e di onorificenze, la primavera ha faticato ad imporre al pubblico degli eredi degni di raccoglierne la sfida: anzi, come è accaduto l’anno scorso – in cui lo sciopero degli esercenti aveva messo in ginocchio l’industria – il numero delle delusioni commerciali è stato superiore a quello dei successi. Come da tradizione, il mercato è stato lasciato a titoli diretti da nomi nuovi, e da qualche produzione controversa, come fu quella di Dev D di Anurag Kashyap, coraggiosa rilettura contemporanea del popolare romanzo Devdas, scritto all'inizio del secolo precedente. Nell’ultimo caso, l’ispirazione comune è stata anche quella dello scandalo degli MMS hard scoppiato nel 2004 alla Delhi Public School, che ha rivelato una gioventù molto lontana dall'immagine fornita dagli stereotipi cinematografici. Il primo film sotto i riflettori di marzo è stato Atithi Tum Kab Jaoge, una commedia diretta da Ashawni Dheer, qui impegnato nel suo secondo Atithi Tum Kab Jaogelungometraggio, e distribuita addirittura dalla Warner Bros. locale: la trama è incentrata su una giovane coppia cosmopolita che si ritrova tra i piedi un lontano parente, che proviene da un remoto villaggio e si rivela presto sin troppo invadente. Come è sufficientemente chiaro dall’intreccio, il film è ben lontano dalla complessità di significati rivelata sia da 3 Idiots che da My Name Is Khan, e lo spunto iniziale è un tema assai caro a Bollywood: il contrasto tra il vecchio e nuovo, come se l’India fosse ormai inesorabilmente spaccata tra un futuro promettente ed un passato ricco di tradizioni che è fondamentale non gettare al vento. Il pubblico lo ha giudicato abbastanza gradevole nel suo schematismo, e gli ha consegnato un incasso più che dignitoso. Dopo aver esordito due anni fa con One, Two, Three, il regista ha potuto contare sull’appoggio della coppia composta da Ajay Devgan – che negli anni novanta era considerato uno dei più grandi action hero di Bollywood – e da Konkona Sen Sharma, figlia della regista Aparna Sen e nome molto apprezzato dalla critica (meno dal pubblico), al punto da portarla a vincere il Filmfare sia nel 2006 per Omkara (il suo film più acclamato) sia nel 2007 per Life in a…Metro.  La parte del seccatore è affidata ad una garanzia: dopo aver attraversato gli ultimi due decenni nel ruolo di cattivo, Paresh Rawal si è ormai costruito una seconda Love, Sex aur Dhokhagiovinezza nella commedia. Se Athitihi Tum Kab Jaoge si è affidato al tradizionalismo della vicenda, l’altro film del mese ha tentato la strada della provocazione, e l’enorme risonanza ottenuta da Love, Sex aur Dhokha ha dato ragione a Dibakar Banerjee, il regista che si era fatto notare nel 2008 con Oye Lucky! Lucky Oye! Il suo ultimo film ha subito l’attacco della censura, ma è stato osannato dalle recensioni dei giornali indiani, che ne hanno sottolineato l’assoluta originalità rispetto ai canoni abituali di Mumbai. Il film racconta tre storie differenti, tutte girate con un diverso stile di ripresa, e tutte associabili ad una visione piuttosto morbosa della sessualità, spesso usata come merce di scambio e di ascesa sociale: il primo episodio è il più tradizionale, con la solita coppia di giovani che deve sfuggire alle differenze di casta per coronare il proprio sogno; il secondo vede il proprietario di un negozio cercare di vendere il video a luci rosse che ha fatto con la telecamera di sicurezza, dopo aver spiato una sua impiegata; nel terzo un'aspirante show-girl denuncia un cantante pop per averle proposto un ricatto sessuale, al quale lei ha ingenuamente ceduto pur di fare carriera. Le caratteristiche principali del film di Banjeree sono la camera a mano e il totale rifiuto di qualsiasi forma di divismo, annunciato da un cast di esordienti. I pesanti divieti hanno avuto il loro effetto, e il pubblico non è accorso in massa sebbene il film sia stato al centro del dibattito cinematografico per tutto il mese: potrebbe aprire nuove prospettive, in un'industria che cerca di cambiare pelle e di adattarsi alla sua nuova dimensione internazionale?

 

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