Box Office USA 1/11/2011


L'esordio di Puss in Boots ha annunciato la crisi irreversibile della Dreamworks: lo spin-off di Shrek ha esordito con trentaquattro milioni di dollari e ha confermato una parabola discendente che è iniziata un anno fa con Megamind. Le entrate internazionali permetteranno al kolossal d'animazone di rientrare delle spese, ma lo studio di Steven Spielberg non ha più lo stesso appeal sul pubblico che aveva un tempo: nemmeno il ricorso a personaggi già conosciuti sta invertendo la tendenza.

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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Il week-end di Halloween ha dato una brutta notizia al mercato americano: la crisi della Dreamworks sembra irreversibile. Lo studio di Steven Spielberg aveva esordito nell’animazione con Shrek e da allora aveva inanellato una serie di successi che era durata fino a Megamind: da quel momento in poi, anche Kung Fu Panda 2 era rimasto invischiato in un’evidente diffidenza da parte del pubblico. L’emorragia di spettatori non è tale da rischiare il tracollo ma ormai è evidente come i suoi titoli non abbiano più lo stesso appeal di prima. Soprattutto se la discesa riguarda anche personaggi che erano già affermati: Puss in Boots ha esordito con appena trentaquattro milioni di dollari, che rappresentano il peggior esordio di un film della Dreamworks. Lo spin-off di Shrek ha fatto addirittura peggio di Bee Movie, che fino a questo momento era stato la peggiore scommessa della major. Come è accaduto nel caso di Kung Fu Panda 2, anche stavolta le entrate internazionali dovrebbero garantire un profitto: tuttavia, in poco più di un anno la Dreamworks ha lasciato per strada decine di milioni. Nella kermesse pasquale del 2010, i quarantotto milioni di How to Train Your Dragon erano stati accolti con disappunto… Anche perchè il 3D sembra sempre meno decisivo e l’ammiccamento al pubblico ispanico (la voce originale del gatto è sempre quella di Antonio Banderas) non ha prodotto i risultati sperati. Puss in Boots ha superato Paranormal Activity 3, che ha rispettato le attese ed ha bruciato molte delle sue entrate: è una costante dei film horror che si è ripetuta anche nell’appuntamento che di solito li vede tra i protagonisti. Il brand della Paramount gode di ottima salute ed è l’unico del genere che può permettersi di puntare ai cento milioni di dollari. La possibilità di nuovi sviluppi della trama è garantita dal contenimento estremo dello spese, che fino a questo momento non hanno mai superato i cinque milioni. In Time e The Rum Diary hanno esordito debolmente: sia il thriller fantascientifico con Justin Timberlake e Amanda Seyfried che il nuovo incontro tra il romanziere Hunter S. Thompson e Johnny Depp (dopo l’esperienza di Paura e delirio a Las Vegas) avevano prospettive migliori. Con il Natale ormai alle porte, il panorama americano ha perso la possibilità di incontrare altri due outsider

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