Box Office USA 7/11/2011


Puss in Boots
ha riscattato un esordio drammatico e ha alleviato le proporzioni del suo insuccesso, che suonavano come un de profundis per la Dreamworks. Lo spin-off di Shrek ha vissuto un secondo week-end da protagonista, ha battuto Ben Stiller e il suo Tower Heist e ha conservato intatto il suo bottino. Ora è vicino al muro dei cento milioni di dollari e dovrebbe evitare di diventare il peggior disastro dello studio di Stven Spielberg: tuttavia, la sua crisi è ancora sotto gli occhi di tutti…

A volte i miracoli accadono davvero. È quello che devono aver pensato negli uffici della Dreamworks non appena gli sono arrivate le cifre di questo week-end. Dopo un esordio drammatico, Puss in Boots ha compiuto un’impresa ha ripetuto la cifra del suo debutto ed ha evitato un disastro che appariva inesorabile. È noto come i film d’animazione riescano a tenere meglio rispetto agli altri: tuttavia, nessuno si sarebbe potuto aspettare una simile affermazione, soprattutto dopo che i flop di Megamind e di Kung Fu Panda 2 avevano messo in discussione le recenti scelte della major. Lo spin-off di Shrek ha superato i settanta milioni di dollari e si è rimesso in pista: non riuscirà ad eguagliare i migliori successi della Dreamworks e in ogni caso resterà un segnale della crisi dello studio, ma almeno potrà abbattere il muro dei cento milioni, recuperare le spese senza chiedere l’aiuto delle entrate internazionali ed evitare di diventare la sua peggiore disavventura commerciale. Puss in Boots non ha avuto problemi a tenere la vetta anche perchè Tower Heist si è presentato in modo abbastanza debole e si è fermato sui venticinque milioni di dollari: è una cifra che Ben Stiller non riesce più a superare, nemmeno con l’aiuto di uno sparring in cerca di rivincite come Eddie Murphy. Il risultato della vecchia superstar della commedia americana può essere letto in due modi: da una parte, Ben Stiller ha un pubblico affidabile che garantisce un bottino minimo garantito; dall’altra, che il suo nome non vale più il richiamo di altri titoli come The Hangover. Forse i suoi film iniziano a costare un po’ troppo rispetto a quello che incassano: a meno che l’attore non accetti di diventare un eroe per le famiglie come in A Night at the Museum… Un brand a cui spera di tornare presto anche Shawn Levy, che non ha brillato con Real Steel e ha bruciato la sua chance con Hugh Jackman: l’adattamento del racconto di Richard Matheson ha avuto una vita commerciale altalenante, ma i bassi sono stati più frequenti degli alti e il titolo sta per chiudere sotto la soglia dei cento milioni. Un traguardo che sta per essere raggiunto da Paranormal Activity 3: il brand della Paramount è uno il marchio più redditizio dell’horror degli ultimi anni.

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