Brave ragazze, di Michela Andreozzi

Per fare un film di rapina, bisognerebbe saper creare una tensione decente nel momento in cui una banca viene svaligiata. Per fare una commedia, bisognerebbe saper far ridere. Bene, Brave ragazze non crea né tensione né fa ridere. Tranne solo in un momento, involontario. Nell’incontro tra il prete che si chiama Don Backy e l’ispettore Gianni Morandi. Poi sullo sfondo la provincia d’inizio anni ’80. Con tutti i segni della sua ricostruzione. E quattro donne protagoniste. Anna (Ambra Angiolini), che ha due figli e vive con la madre (Stefania Sandrelli), è stata da poco licenziata. Ma una frase le entra un testa: “Si chiude una porta, si apre un portone”. Maria (Serena Rossi) non riesce a ribellarsi a un marito violento. Chicca (Ilenia Pastorelli) e Caterina (Silvia D’Amico) sono due sorelle diversissime tra loro che cercano di rincorrere i propri  sogni. Insoddisfatte delle proprie vite, decidono di rischiare il tutto per tutto: rapinare una banca. Il primo colpo va a segno. Ma i soldi finiscono presto. Ci riprovano ancora. Intanto il commissario Morandi (Luca Argentero), da cui Anna va a lavorare come donna delle pulizie, indaga sul caso.

Brave ragazze si ispira a una vicenda realmente accaduta nella provincia francese degli anni ’80. Ma i siparietti contaminano la cronaca. Maria che prega la Madonna affinché il marito resti paralizzato o impugna il ferro da stiro come una pistola. Le prove del coro. Le scene in commissariato dove sembra di ripiombare all’improvviso in pieno Il Commissario Lo Gatto, ma purtroppo senza Lino Banfi. Ovviamente non mancano slanci mucciniani con brani cantati come Storie di tutti i giorni di Riccardo Fogli o Strada facendo di Claudio Baglioni. Del resto questa è una provincia italiana come tante altre. E si può fare anche il salto in alto. Tanto, per fare un po’ di polar al femminile basta poco. Si da un’aria misteriosa ad Argentero e si cita Georges Simenon. Perché Brave ragazze non sembra avere freni. Un po’ commedia amara, come il precedente film della Andreozzi, Nove lune e mezza. Dove anche lì due sorelle hanno un segreto da nascondere. In quel caso una gravidanza. Però la storia – un ispettore sulle tracce di tre donne – richiama l’agghiacciante Amiche da morire. Stessa complicità al femminile con attrici anche brave ma qui soprattutto spaesate (solo Serena Rossi, forse per il personaggio, appare quella più in forma), stessa provincia da cartolina, e scrittura simile nel sottolineare le azioni, con in più flashback, ralenti, voce-off, che sembra piuttosto uno stratagemma per smascherare i difetti di un film che si vuole dare anche un certo tono. Le storie di tutti i giorni di un certo cinema italiano. Che se fossimo sensibili, dovrebbe farci ridere e piangere. Peccato che probabilmente non lo siamo. Per cercare l’effetto nostalgia, basta anche una sola puntata di Happy Days. Ah giusto, c’è anche Happy Days.

 

Regia: Michela Andreozzi
Interpreti: Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli, Serena Rossi, Silvia D’Amico, Luca Argentero, Stefania Sandrelli, Michela Andreozzi
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 104′
Origine: Italia, 2019

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