Breaking Dance, il musical ai tempi di youtube

Se pensate di vedere l’ennesimo clone di Step Up avete sbagliato strada. Breaking Dance è invece sorprendentemente un piccolo sogno di mezza estate, una variazione del musical e del teenager-movie ai tempi di youtube. I numeri di danza che prevalgono non sono quelli sulla scena ma quelli visti sul PC, che sembrano fatti proprio nell’attesa di essere guardati dai followers.

Casey lavora in un negozio di elettronica ma sogna di sfondare come coreografa e ballerina. La madre (interpretata da Julie Warner) vuole per lei un futuro più sicuro proponendole la possibilità di un lavoro come manager nelle risorse umane, ma la ragazza è convinta di poter sfondare mostrando i suoi lavori e quelli della sua crew su youtube. Viene notata dal talent scout Quinn che le da la possibilità di apparire su DanceOn. La proposta però è riservata solo a lei e non agli altri componenti del gruppo.

breaking danceTra il video e il backstage. Inizialmente stacchi di montaggio molto veloci, uno stile quasi documentaristico, provini come flash. Il neo-musical di John Swetnam alla ricerca di nuove strade. Che si stacca dalla saga Step Up pur essendo lo sceneggiatore di Step Up All In, che entra all’interno di tante piccole tracce private (il rapporto di Casey con la madre, dell’amico JJ con la sorella, di Quinn con il fratellino più piccolo) dove i numeri diventano l’elemento secondario. La realtà e il sogno. Con delle strane magie, dove con una solida storia alle spalle Breaking Dance guarda a quel capolavoro che è Flashdance ma si muove anche dalle parti di quella rivelazione di fine millennio che era Le ragazze del Coyote Ugly. Le luci blu al neon blu di Adrian Lyne che si sono stampate nell’immaginario del musical anni ’80 potrebbero sovrapporsi ai gislli filtrati dallo schermo su uno sfondo spesso nero. Di qui le tracce quasi inquietanti di un film sul doppio. La mutazione di Casey, dove è notevole la prova della ballerina e coreografa Sophia Aguiar, da noir. Nel momento in cui cambia look e si alliscia i capelli il suo volto sembra diventare un’altra. C’è una scena in cui due amici della crew le chiedono qualcosa e lei risponde a malapena perché troppo impegnata a rispondere ai suoi fan virtuali. Ci sono tanti piccoli schermi che entrano in quello grande, della visione. Come se il film dovesse rimpicciolirsi per creare tanti frame paralleli.

breaking danceMa Breaking Dance, in cui si sente anche il lavoro e la voce del produttore esecutivo John Legend, è anche un film sul filmare e l’essere guardati. La crew di Casey filma i propri lavori, il fratello di Quinn comunica solo con una telecamera in mano dopo che non ha più parlato dalla morte dei genitori, il ragazzo della sorella di JJ condivide il video di un loro incontro hot. “Non importa chi siete o da dove venite. Se avete talento, vi scopriranno. È il bello di youtube”. Con tutta la parte finale che è una specie di Truman Show. C’è proprio la malattia dell’immagine, la tensione di una continua paura dell’inganno dentro un musical molto nero, paradossalmente spesso privo di luce, che agli abbagli delle coreografie o di gare di ballo preferisce invece sviluppare attentamente le singole storie, centrando pienamente l’obiettivo. Con i suoi frammenti anche da vibrante teen adolescenziale (JJ che cerca Casey durante la festa seguito dalla camera a mano) e numeri minimali con Casey vestita di rosso mentre lei e il gruppo sono sotto il tunnel. Con un bianco dal fondo. Come una violenta pennellata su un quadro. Che resta più di tutti gli Step Up messi insieme. Anzi ancora di più. Forse con l’ipnosi dello spettro di Michael Jackson che appare.

 

 

Titolo originale: Breaking Through

Regia: John Swetnam

Interpreti: Sophia Aguiar, Jay Ellis, Marissa Heart, Jordan Rodrigues, Julie Warner

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 90′

Origine: Usa 2015