Buena Vista Social Club, di Wim Wenders

Conferma l’abilità di Wim Wenders di estrarre dalla realtà documentaria l’intima essenza dei personaggi che rappresenta. Decadente e gioioso.

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Il Buena Vista Social Club era un locale de L’Avana attivo dal 1932 dove si esibivano artisti afro-cubani che suonavano e cantavano il bolero, il danzòn e il son cubano. Nel 1959 con la caduta del dittatore Fulgencio Batista e l’inizio della rivoluzione castrista, il club perse popolarità e venne definitivamente chiuso nel 1962. I suoi artisti si dispersero e si inventarono diversi mestieri per sopravvivere. Wim Wenders racconta un miracolo, quello compiuto da Ry Cooder e dal produttore Nick Gold che riuscirono a metà degli anni ’90 a recuperare Compay Segundo, Ruben Gonzales, Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo e tutti gli artisti ormai anziani dell’età dell’oro della musica cubana, per farli scoprire al grande pubblico. Il gruppo musicale Buena Vista Social Club ha pubblicato nel 1997 l’omonimo disco che è stato un successo planetario; i concerti tenuti ad Amsterdam e alla Carnegie Hall di New York hanno fatto il tutto esaurito e decretato il trionfo definitivo.

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Wenders racconta questa favola a lieto fine alternando le interviste ai singoli componenti del gruppo con le scene dei concerti e le prove in studio dei diversi brani musicali. Sulle note di Chan Chan, Dos Gardenias, El Carrettero, Chattanooga Choo Choo, Veinte Anos, Candela, Quizas Quizas Quizas scorrono le immagini delle strade de L’Avana colte in presa diretta, riportando intatto il senso di quei luoghi. L’atmosfera è insieme decadente e gioiosa come di chi affronta il proprio destino con coraggio: vediamo edifici fatiscenti, mercati improvvisati, linee ferroviarie tortuose, bambini che giocano per strada, ragazze che cantano, interni di dignitosa povertà. La musica diventa un’ancora di salvezza, il canto un modo per elaborare le perdite, il ballo un resistente inno alla vita.

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Tutti i documentari di Wenders (Tokio-Ga, Pina, Il sale della terra, Anselm) hanno questa portentosa capacità di ricostruire dalle vicende dei singoli un contesto generale che riproduce fedelmente la verità di un determinato momento storico. La macchina da presa è perfettamente in sintonia con le emozioni, i pensieri e i sentimenti dei luoghi rappresentati e delle figure umane che li animano. Così veniamo colpiti dai racconti di Ibrahim Ferrer sulla sua infanzia difficile e la devozione per Lazzaro, dalla abilità tecnica di un pianista come Ruben Gonzales attorniato dalle bambine di una scuola di danza, dal rum e dal sigaro che sembrano donare longevità a Compay Seguendo. Ry Cooder sorride ammirato e orgoglioso della sua scoperta insieme al figlio percussionista Joachim. Quando la steadicam ruota attorno al duetto tra Ibrahim Ferrer e Omara Portuondo che cantano Silencio, la loro commozione diventa la nostra. L’apice viene raggiunto nel racconto del viaggio a New York di questo gruppo di ultra ottuagenari artisti cubani che guarda le vetrine della 7th Avenue e non riconosce i volti dei presidenti o di altre celebrità. Come se la storia si fosse fermata all’inizio degli anni ’60 e loro fossero figure imbalsamate nel tempo.

Girato interamente in digitale, Buena Vista Social Club conferma l’abilità di Wim Wenders di estrarre dalla realtà documentaria l’intima essenza dei personaggi che rappresenta. Lo fa partendo dai luoghi: sono a loro a parlare per i personaggi, sono le strade a raccontare le vite, sono gli edifici a narrare la parabola dell’esistenza. La musica non è solo motivo di sopravvivenza ma è essa stessa il segreto di una perenne giovinezza dell’anima. Ogni nota suonata e cantata sembra togliere le rughe dal viso. È meritata la standing ovation finale: quel lungo applauso è il giusto risarcimento che toglie questi artisti dall’oblio.

 

Titolo originale: id.
Regia: Wim Wenders
Distribuzione: Cineteca di Bologna e CG Entertainment
Durata: 97′
Origine: Germania, USA, UK, Francia, Cuba 1999

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
Sending
Il voto dei lettori
2.67 (3 voti)
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