Buon viaggio, Marie, di Enya Baroux

Nonostante certe soluzioni semplici e simbolismi facili, il film ha il pregio di sollevare il problema del suicidio assistito. Notevole la performance di tutti gli attori

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Invito al viaggio. Non quello ‘baudelairiano’ nel paese di lusso calma e voluttà, quanto un percorso verso l’autonomia decisionale del paziente terminale nelle tematiche di fine vita. Enya Baroux, 34enne attrice francese alla sua opera prima da regista, sceglie un argomento delicato, quello del suicidio assistito, prendendo spunto dalla vicenda personale della propria nonna, alla quale il film è dedicato.

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Marie (Hélene Vincent splendida protagonista di Sotto le foglie di Ozon) è una ottantenne con un cancro della mammella in fase molto avanzata che decide di andare a Zurigo in una clinica specializzata per porre fine alle sue sofferenze. Il figlio Bruno (David Ayala) alle prese con gravi problemi economici e la nipote Anna (Juliette Gasquet)  con l’imbarazzo delle prime mestruazioni, sono all’oscuro della decisione; l’unico che supporta Marie è l’operatore sanitario Rudy (Pierre Lottin) appena sospeso dal suo lavoro per inefficienza. I quattro partiranno verso la Svizzera in camper con la compagnia di Lennon, il topo di Rudy, e con un carico pesante di segreti e bugie.

Nonostante la regista nelle interviste riveli i debiti verso Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton e Valerie Faris e verso The Farewell. Una bugia buona di Lulu Wang, Buon viaggio, Marie sviluppa la sua narrazione attraverso gli incontri/scontri familiari e le parentesi musicali. Bruno è il papà divorziato (con ex-moglie in Brasile) che non riesce ad entrare in sintonia con i problemi adolescenziali di Anna; il rapporto tra Bruno e la madre Marie è viziato dagli stessi difetti di comunicazione e dalla necessità di proteggere l’altro dal dolore di una verità insopportabile. Rudy è forse l’unico in grado di comprendere la scelta di Marie e cerca inutilmente di fare da ponte tra le diverse singolarità caratteriali. Si preferisce la rimozione, la finzione di una menzogna evidente per potere continuare a vivere.

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Pur rispettando il ritmo di un film on the road con tutti gli imprevisti del caso (il topo che fugge, l’incontro con gli altri camperisti solidali, il ricovero della nonna e la conferma della diagnosi), Enya Baroux introduce le note di Voyage, voyage di Desireless in diverse versioni, per regalare ai suoi personaggi dei momenti di fuga dalla realtà, come se il canto e il ballo potessero esorcizzare il pensiero di morte. Nonostante certe soluzioni semplici e simbolismi facili (il gioco del Monopoli, la pizza all’ananas, la sostituzione del topo Lennon), i dialoghi si vanno facendo più profondi e nonna Marie riesce nell’intento di fare capire che l’egoismo personale non può limitare la scelta individuale di un ammalato. Le sue parole di libertà sono scritte in una lettera testamento proprio per l’assistente sanitario Rudy, l’unico avulso dal nucleo familiare.

Supportato dalla notevole performance di tutti gli attori, Buon viaggio, Marie è un cancer movie tra Francia e Svizzera che ha il pregio di sollevare il problema del suicidio assistito e il suo impatto sulle dinamiche familiari. Il viaggio diventa simbolo di libertà e di dignità, i fuochi di artificio e le alte fiamme sono un omaggio sacro al principio di autodeterminazione di ogni singolo individuo. Un modo elegante e consapevole per dire addio.

 

Titolo originale: On ira
Regia: Enya Baroux
Interpreti: Hélène Vincent, Pierre Lottin, Juliette Gasquet, David Ayala, Henock Cortes, Gabin Visona, Brigitte Aubry, Fannie Outeiro
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 97′
Origine: Francia, 2025

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2
Sending
Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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