California Schemin’, di James McAvoy
L’attore scozzese debutta portando sullo schermo la storia vera della band dei Silibil N’ Brains. Lo spirito è inebriante, la rappresentazione biopic invece più zoppicante. #RoFF20. Freestyle
A volte la vita vera può essere ancora più incredibile della stessa. L’attore scozzese James McAvoy – noto tra gli altri per il personaggio del professore Charles Xavier nella saga di X-Men ma anche per Espiazione, L’ultimo re di Scozia e in due film di Shyamalan (Split e Glass) – debutta alla regia portando sullo schermo la storia vera della band scozzese dei Silibil N’ Brains. All’inizio degli anni Duemila, Gavin Bain e Billy Boyd, due ragazzi di Dundee, volevano sfondare nell’hip hop ma nessuno li riteneva credibili soprattutto a causa del loro accento scozzese. Dopo essere stati ridicolizzati in un provino a Londra, cambiano strategia e decidono di reiventarsi come rapper californiani. Cambiano parlata, raccontano di essere di Los Angeles e amici di Eminem. Riescono così a ottenere un contratto discografico dalla Neotone Records e a farsi conoscere. Gavin è completamente inebriato dal successo e perde la testa. Billy invece rischia di mandare all’aria il suo rapporto con la fidanzata Mary. Al culmine della popolarità con l’apparizione nel celebre programma The Hook su MTV, il loro rapporto inizia a deteriorarsi. E presto, di conseguenza, il loro inganno sarà svelato.
Sull’asse Dundee-Londra, Scozia-Gran Bretagna, McAvoy (che si ritaglia anche il piccolo ruolo del boss della Neotone Records) porta sullo schermo questa incredibile vicenda già raccontata da Gavin Bain nel memoir California Schemin’ (poi ripubblicato col titolo Straight Outta Scotland) e nel documentario The Great Hip Hop Hoax del 2013 diretto da Jeanie Finlay. L’approccio è quello della commedia musicale, con un po’ di Nick Hornby e tracce del cinema sociale britannico fine anni ’90 alla Full Monty. Da parte dei due protagonisti c’è il tentativo di evadere dal grigiore della loro esistenza, da un lavoro nei call center telefonici che gli sta stretto e da ragazzini del college per strada che si mettono a inseguire e minacciare Gavin. Lo sguardo su Dundee è sulla linea di un Stephen Frears anni ’90 e il prologo è più che promettente. Più caotica invece la parte londinese, soprattutto nel modo di mostrare il conflitto nella band, attraverso una caratterizzazione e deformazione fuori le righe. Sembra quasi che McAvoy, alla Shyamalan, voglia fare uscire delle tracce horror da questa vicenda soprattutto nella mutazione dell’identità del personaggio di Gavin. Dello spirito folle di questa storia l’attore scozzese riesce a valorizzarne solo una parte, soprattutto quella relativa al cambio di accento per sfondare nel mondo della musica. Sull’attività musicale dei Silibil N’ Brains invece c’è solo un passaggio veloce con il single Superhero. Lo spirito di California Schemin’ è anche inebriante, la rappresentazione biopic invece più zoppicante. Resta soprattutto la spinta di un cinema sul desiderio della fuga, evidenziata dal murales a Dundee con la scritta “Essere scozzese è una merda”. Ma il viaggio nostrano della serie Hanno ucciso l’uomo Ragno. La leggendaria storia degli 883 risulta più vitale e meno grottesco. È chiaro, si vede con piacere. Ma l’impressione è quella di un’occasione non sfruttata fino in fondo.




















