CANNES 58 – "Chromophobia", di Martha Fiennes (Fuori Concorso)

L'opera della cineasta, sorella dell'attore Ralph che nel 1999 aveva già realizzato un informe e poco ispirato "Onegin", è di esibita e fastidiosa freddezza, senza nessuno slancio, senza la minima adesione ai personaggi. Con un cast di richiamo (Penelope Cruz, Ian Holm, Kristin Scott-Thomas) sfruttato malissimo.

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È stata una gran bell'edizione questa di Cannes, con un concorso che ha riservato sorprese, dove molti autori affermati non hanno deluso e in cui ci sono state pochissime delusioni. L'unico neo riguarda il film di apertura e chiusura.  La mostra è infatti iniziata con il deludente e presuntuoso Lemming e si conclude con l'altrettanto deludente e presuntuoso Chromophobia di Martha Fiennes. Un cinema corale alla Altman, dove le vicende di diversi personaggi s'incrociano, sembra essere stato preso a modello dai produttori inglesi dopo il successo, per esempio, di Love Actually o Quattro matrimoni e un funerale. Un cinema spesso di sceneggiatura, in questo caso scritta dalla stessa regista, Martha Fiennes, che disegna le parabole discendenti dei numerosi protagonisti con uno stile che pretende di essere allucinato, invece appare piuttosto artefatto, con i toni grigi dominanti della fotografia di George Tiffin che forse ha l'intenzione di disegnare uno scenario apocalittico anche se la vicenda è ambientata nel presente. La storia ruota attorno al personaggio di Marcus (Damian Lewis, già visto in L'acchiappasogni di Kasdan), sposato con Lona (Kristin Scott-Thomas) e con un figlio di 8 anni. L'amico gay Stephen (Ralph Fiennes) è immobilizzato su un letto di ospedale dopo essere stato aggredito da tre studenti nella sua abitazione. Il suo principale lo coinvolge in un affare losco che mette a rischio la sua carriera. Il padre, Edward (Ian Holm) ha un figlio illegittimo con una sua ex-amante (Penelope Cruz) condannata da un male incurabile e seguita dall'assistente sociale Colin (Rhys Ifans).


Chromophobia tratteggia questi ritratti umani senza nessuna circolarità, affidandosi soltanto a dei meccanici stacchi di montaggio per collegare le diverse storie. L'opera della Fiennes, sorella dell'attore Ralph che nel 1999 aveva già realizzato un informe e poco ispirato Onegin, è di esibita e fastidiosa freddezza, senza nessuno slancio, senza la minima adesione ai personaggi. Forse proprio per questo Chromophopia appare un film distante, quasi casuale nei suoi accadimenti. L'esplosione delle scene di violenza (l'aggressione degli studenti a Stephen), dello scandalo che coinvolge Marcus attirando i mass-media, dell'immagine nel computer di Stephen in cui si crede che l'uomo possa aver circuito sessualmente Orlando, figlio di Marcus, sono pure pretesti per un cinema che è mimetica registrazione di uno script di per sé già confuso nel suo voler essere labirintico e che utilizza un cast di richiamo (Penelope Cruz, Ian Holm, Kristin Scott-Thomas) sfruttandolo malissimo.

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