CANNES 59 – "La raison du plus faible" di Lucas Belvaux (Concorso)

Cinema razionale quello di Lucas Belvaux, ma aperto a squarci di sincera e profonda narrazione come nella panoramica a volo d'uccello del finale che scopre allo sguardo l'intera città, librandolo in aria e liberandolo dalle labirintiche limitazioni della messa in scena.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Un piano fisso con tre uomini immobili, mentre davanti ai loro occhi sbalorditi si chiude lentamente il cancello di una fabbrica; una sequenza che costringe i tre in uno spazio ristretto, quello di un'inquadratura, resa ancora più asfittica dalle sbarre del cancello che li imprigiona costringendoli fuori. Questo l'inizio di La raison du plus faible del regista belga Lucas Belvaux (Cavale, Apres la vie), in concorso al Festival. Al centro della vicenda quattro uomini Patrick (Eric Caravaca), Marc (Lucas Belvaux), Jean Pierre (Patrick Descamps) e Robert (Claude Semal), che decidono di compiere una rapina al fine di migliorare la loro vita. Nel corso del film Belvaux sembra continuamente bloccare i suoi personaggi in spazi chiusi (gli appartamenti, il bar in cui si incontrano, la fabbrica nella quale lavora Marc), stringendo con la sua macchina da presa anche negli esterni: le strade e i luoghi della città sono scorciati dalle inquadrature (c'è sempre un qualcosa che segna (d)all'interno le sequenze, e se da un lato conferisce loro una certa profondità in prospettiva, dall'altro ne delinea i limiti); come se Lucas Belvaux volesse costringere i quattro amici a percorsi obbligati (la stessa ripresa del polar francese come genere è, in qualche modo, indicativa). Ma la sua costruzione di un dedalo limitante, dal quale sembra impossibile evadere, rivela, in quanto tale, la sua natura di artificio illusorio. E' lo stesso regista, qui nella parte di Marc, ad interessare gli altri alla rapina, ad iniziarli al gioco delle parti, a muovere le fila invisibili della vicenda, in una "mise en abime", che, ritrovando la sua rivelazione nella seconda parte del film, conferisce al racconto una maggiore intensità – gli amici portano a segno la rapina, ma sono scoperti e costretti ad arrendersi alla polizia; nell'appartamento di Robert resta solo Marc, deciso a non costituirsi, fino alla morte. Cinema razionale quello di Belvaux, ma aperto a squarci di sincera e profonda narrazione: la sequenza in cui Patrick e Robert mimano la sparatoria, inconsapevoli della folle corsa intrapresa, quella in cui Marc getta dal balcone dell'appartamento i soldi della rapina; ma soprattutto la panoramica a volo d'uccello del finale che scopre allo sguardo l'intera citta', librandolo in aria e liberandolo dalle labirintiche limitazioni della messa in scena.

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