CANNES 60 – Il vento dell'Est

Vince inaspettatamente ma meritatamente 4 luni, 3 saptamini si 2 zile (4 mesi, 3 settimane e 2 giorni) del rumeno Cristian Mungiu e si tratta di una bella Palma. Un verdetto inatteso, almeno fino alle 48 ore che precedevano la premiazione. Negli ultimi due giorni sono 'volati' diversi titoli: Alexandra di Sokurov, Death Proof di Tarantino, No Country for Old Men dei fratelli Coen, il cartoon Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud. Alla fine ha vinto, con Secret Sunshine di Lee Chang-dong, non solo uno dei film migliori della competizione, ma anche una delle autentiche scoperte di questa 60° edizione. Non è un caso che le due pellicole, in qualche modo, filmano il dolore femminile e la morte. Con stili diversi ma personalissimi. E forse non è casuale che anche al film coreano sia andato alla bravissima Jeon Do-yeon, che in qualche modo questo sito aveva previsto.


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Alla fine i premi hanno in qualche modo rispettato il buonissimo livello della competizione di quest'anno. Naomi Kawase, che con Mogari no mori/The Mourning Forest, si è aggiudicata il Gran Premio della giuria, ha confermato il suo talento visivo, mostrando in quella peregrinazione nel bosco delle derive inattese e imprevedibili. Dopo Il vento che accarezza l'erba di Loach dello scorso anno, la giuria ha assegnato un altro importante premio politico con il cartoon Persepolis (ex-aequo Stellet Licht di Carlos Reygadas), che attraversa la storia di Israele dalla fine degli anni Settanta. Il premio del 60° anniversario invece è andato a Paranoid Park di Gus Van Sant in cui il cinema del regista statunitense, nella sua durezza, riesce a instaurare un feed-back intimo e complice con i suoi personaggi.


Di questo Palmares lasciano perplesse soltanto alcune decisioni: il miglior attore allo statico Konstantin Lavronenko per il deludente Izgnanie/The Banishment di Andreï Zviaguintsev, l'altro premio alla giuria alla riproduzione delle forme del cinema nordico di Stellet Licht del messicano Carlos Reygadas, la miglior sceneggiatura a Auf der anderen seite di Fatih Akin con cui ha pensato di sopperire con la densità di scrittura ad un cinema visivamente anonimo e infine al furbo Schnabel che con Le scaphandre et le papillon ha pensato forse al film da Palma d'Oro mentre si è dovuto accontentare del Premio per la regia.


Alla fine restano alcuni rimpianti: Death Proof di Tarantino e Soom di Kim Ki-duk sono quellipiù prevedibili. We Own the Night di James Gray e Les chansons d'amour di Christophe Honoré potevano invece rappresentare le possibili sorprese.

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C'è un dato incontrovertibile. Il cinema dell'Est prende quota. Se il 2006 è stato l'anno della Cina (Still Life di Jia Zhang-ke premiato a Venezia, Luxury Car di Wang Chao che ha vinto "Un certain regard" proprio qui a Cannes), il 2007 si apre alla Romania; oltre al film di Mungiu, anche California Dreamin' di Cristian Nemescu ha ottenuto il massimo riconoscimento nella sezione "Un certain regard". Forse una cinematografia da scoprire e da conoscere, al di là degli autori più riconosciuti (es: Pintilie), forse un altro viaggio geografico avanti e indietro nel tempo.


I PREMI:

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Palma d'Oro: 4 luni, 3 saptamini si 2 zile/4 Months, 3 Weeks and 2 Days di Cristian Mungiu


Gran Premio della Giuria: Mogari no mori/The Mourning Forest di Naomi Kawase (Giappone)


Premio della Giuria: (ex-aequo) Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud (Francia) e Stellet Licht (Messico) di Carlos Reygadas


Miglior attore: Konstantin Lavronenko per Izgnanie/The Banishment di Andreï Zviaguintsev (Russia)


Miglior attrice: Jeon Do-yeon per Secret Sunshine di Lee Chang-dong (Corea del Sud)


Miglior regia: Le scaphandre et le papillon di Julian Schnabel (Francia)


Miglior sceneggiatura: Auf der anderen seite/The Edge of Heaven di Fatih Akin (Germania/Turchia)


Premio 60° anniversario: Paranoid Park di Gus Van Sant (Usa)