CANNES 61 – "Synecdoche, New York", di Charlie Kaufman (Concorso)

Primo lungometraggio come regista dello sceneggiatore di Essere John Malkovich e Se mi lasci, ti cancello che si dimostra ancora come esempio di cinema cervellotico, presuntuoso, pieno di sé capace solo di togliere respiro e riconoscibilità ad attori solitamente bravi. Un film tutto di testa, senza un briciolo di passione. VIDEO

Michel Gondry è scappato in tempo. Di Spike Jonze invece non si è mai capito quanto ci fosse di suo e quanto di Kaufman. L’impressione è confermata subito dopo questo esordio dietro la macchina da presa dello sceneggiatore di Essere John Malkovich e Se mi lasci, ti cancello, ancora uno sfasamento tra realtà e immaginazione, tra vita vissuta e creatività. Sempre tutto di testa. Sempre senza un briciolo di passione.

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A Schenectady, New York, il regista teatrale Caden Cotard (Phillip Seymour Hoffman) non se la passa troppo bene. La moglie Adele (Catherine Keener), una pittrice, lo ha lasciato per andarsene via di casa assieme alla figlia Olive. Tenta così di intraprendere una nuova relazione con Hazel (Samantha Morton) ma questa finisce prima di cominciare. E una misteriosa malattia blocca ogni funzione autonoma del suo corpo. Profondamente inquieto, decide di tasferire il suo teatro in un vecchio magazzino di New York e di mettere in scena con i suoi attori una celebrazione della vita quotidiana.

Non sono i personaggi che aspirano a vivere in Synecdoche, New York. Al contrario la vita diventa oggetto di una simulazione, manovrata, controllata in ogni piccolo dettaglio. Kaufman trasporta le sue figure e le porta ai limiti della barriera temporale, ponendole in una dimensione volontariamente artificiale dove i corpi sembrano avere la consistenza – anche nelle trasformazioni fisiche – di un cartoon. In definitiva, lo spazio del magazzino teatrale sembra replicare quello di Dogville del film di Von Trier. Il cineasta danese però è più cinico, Kaufman invece è soprattutto verboso. La sua scrittura conta prima di tutto, si sente in ogni fotogramma, fa sentire in ogni passaggio i suoi meccanismi. Vedendo Synecdoche, New York si è potuto finalmente comprendere quanto ci fosse di Kaufman nei film che ha scritto. Soltanto Se mi lasci, ti cancello aveva in qualche modo tentato di fuggire da quella circoscritta gabbia narrativa creata. Ma lì si vedeva proprio l’aperta collisione tra la libertà dello sguardo di Gondry e il cinema cervellotico di Kaufman. Qui domina in pieno quest’ultimo. Presentuoso, pieno di sé, toglie respiro e riconoscibilità ad attori solitamente bravi come Phillip Seymour Hoffman, Samantha Morton, Caroline Keener, Emily Watson. Qui neanche si può dire che sono fuori parte. Soltanto che si dissolvono quasi subito. Resta solo il loro corpo. Lì, senza vita.

 

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Synecdoche, New York (2008) Clip 1

Synecdoche, New York (2008) Clip 2

Synecdoche, New York (2008) Clip 3

 

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