CANNES 61 – ''Tutto il resto e' pioggia che ci bagna…''

servilloPrima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertolt Brecht)
 

L’Italia a Cannes, al di la’ dei possibili premi, e’ in parte in questi versi, perche’ l’altra parte e’ fuori dal grande schermo, e’ probabilmente pronta a uscirne e scendere per le strade, di fianco a noi. Il “grigio” Sorrentino fa il “divo” con gli anticomunisti della storia italiana, occultata probabilmente in quella scatola nera custodita nella gobba di Giulio; Garrone a Scampia e’ nella capitale mondiale dello spaccio di droga a cielo aperto; Marco Tullio Giordana ricorda che anche il baluardo della Resistenza italiana si e’ macchiato di crimini efferati; Munzi e’ addirittura accusato di cinema reazionario perche’ il suo film, lontano da retoriche di turno, racconta anche di extracomunitari che rubacchiano. E come se non bastasse anche Wenders trova il modo di renderci fieri: il suo protagonista cade nelle acque del porto di Palermo e giu’ sul fondo trova un grande occhio a fissarlo… e’ quello di una lavatrice praticamente intatta. Di nuovo, infine, i nostri registi di Cannes vanno difesi, quando si puo’ (soprattutto i primi due) perche’ altrimenti cosa ci resta? Dovremmo considerarli il “pane e acqua” del nostro cinema: se un giorno venissero a mancare anche loro, con chi potremmo mai sostenerci? Ma noi pero’ li stiamo ancora aspettando: Sorrentino e’ sparito, dopo pioggiaL’uomo in piu’, alla fine del primo tempo di Le conseguenze dell’amore, piu’ o meno. Di lui dopo solo poche tracce. Garrone pare sia riuscito a concedersi finalmente un’ora d’aria, poco meno, con Gomorra, dopo essere rimasto recluso diversi anni nel suo laboratorio dell’estetismo manierato piu’ sfrenato.
Di nuovo, e infine, si trattera’ di arginare la fretta dell’incontro; adesso, pero’, con la consapevolezza che l’incontro non potra’ che essere affrettato. Bisogna fare presto dei buchi nel nostro cinema perche’ forse solo con quest’opera di trivellazione il nostro cinema mandera’ fuori, senza freni e ritegno (quelli che a sinistra conoscono bene), quel che sta annidato, imboscato in esso. Il cinema italiano oggi a Cannes e’ quello delle intenzioni, quello dei colpi in canna e avrebbe bisogno di pioggia che lo purifichi, che lo bagni, che lo “scopra”…

Festival de Cannes