CANNES 64 – “Las acacias”, di Pablo Giorgelli (Semaine de la critique)

Le acacie del titolo sono quelle tagliate dagli operai proprio all’inizio del film. In un bosco del Paraguay si muovono in silenzio gli uomini che tagliano gli alberi e ne fanno tronchi da caricare sui tir. Inizia prima dell’inizio l’esordio dietro la macchina da presa dell’argentino Pablo Giorgelli (presentato alla Semaine de la Critique di Cannes) che segue uno dei tir del prologo per raccontare la storia di un’amicizia che nasce nello spazio stretto della cabina di guida. Qui si ritrovano un uomo, una donna e una bambina di pochi mesi per fare il viaggio che li dovrà portare a Buenos Aires. Millecinquecento chilometri, qualche giorno di stretta convivenza, e poi tutto finirà. Il fatto è che in questo inizio ci sono i piccoli inganni di una storia semplice, perché i protagonisti non sono quello che sembrano a prima vista. Senza fretta (come dice alcune volte la protagonista) si svelano i loro caratteri e si aprono i loro cuori, quelli di un uomo che ruvidamente accoglie la sua ospite, e alla fine non vorrebbe più separarsene, e quello di una donna apparentemente chiusa in se stessa e impaurita, in realtà aperta e solare, con la sua bambina senza padre.
I due si raccontano a parole, ma anche nei lunghi silenzi di cui è intessuto il film. Si osservano, si ascoltano e, soprattutto, lasciano che le cose accadono semplicemente. I dettagli si accumulano e il quadro via via si fa ricco di particolari, come quando le fotografie riescono a raccontare una vita intera. Questa la dolce bravura di Giorgelli, la pazienza e la generosità di uno sguardo che è vibrazione sensibile, capace di toccare, di sentire, di vedere oltre l’apparenza. Tutto accade nei volti dei tre personaggi, la tensione che si scioglie in serenità, il pianto appena accennato, la tristezza che diventa speranza, i sorrisi di una bambina che sanno involontariamente trasformare gli avvenimenti nella loro migliore prospettiva. Un cinema che si compone di primi piani, dove le parole restano appena accennate per concentrarsi sull’origine delle cose e dei sentimenti. Un racconto dove tutto è orchestrato alla perfezione, nei tempi, nei toni e nelle piccole emozioni.