CANNES 65 – “Beasts of the Southern Wild”, di Benh Zeitlin (Un Certain Regard)

beasts
Girato in Louisiana, in un universo fantasmagorico, evocante la potenza distruttrice dell’uragano Katrina. Hushpuppy, “enfant sauvage” di sei anni,  vive nella baia devastata, con suo padre Wink. La natura ci restituisce uno scenario catastrofico, primordiale e mitologico. Pochi superstiti. Ai confini del mondo, mangiando pesce, crostacei crudi e pollo alla brace, imballando e riciclando i rifiuti del progresso, un manipolo di selvaggi, conoscono l’odore della terra, il tanfo della vita, i colori del dolore, il tatto della morte. Opera prima applauditissima in proiezione stampa

Le bestie del selvaggio sud, sarebbe il titolo italiano del primo lungometraggio del trentenne regista statunitense, nato a New York e trasferitosi da sei anni in Louisiana , precisamente a New Orleans. Vincitore del Gran Premio e miglior fotografia al Sundance 2012. Grandi applausi in sala, alla proiezione stampa, e già considerata una delle più piacevoli sorprese dei primi giorni di festival. Opera indipendente prodotta dalla società Court 13 (musicisti, artisti, registi), di cui è membro fondatore il regista (autore anche delle musiche). Girato in Louisiana, il film è impregnato di un universo fantasmagorico, evocante la potenza distruttrice dell’uragano Katrina. Hushpuppy è una bambina di sei anni (memorabile l’interpretazione di Quvenzhané Wallis), “enfant sauvage”, che vive nella baia delle zone maggiormente colpite, con suo padre Wink. All’improvviso la natura esplode e la devastazione rimanda ad uno scenario catastrofico e senza vita. Dalle baracche risalgono pochi superstiti e Hushpuppy decide così di andare alla ricerca della madre, sparita alla sua nascita. Viaggio esistenziale e di formazione, con un padre in declino fisico e deciso a forgiare il carattere della figlia in tutti i modi (anche più bestiali), affinché possa affrontare la vita senza paura. Ai confini del mondo, mangiando pesce, crostacei crudi e pollo alla brace, imballando e riciclando i rifiuti del progresso, un pugno di indomabili selvaggi del sud, conoscono l’odore della terra, il tanfo della vita, i colori del dolore, il tatto della morte. E intanto, le bestie indomabili sopraggiungono, incroci giurassici e mitologici tra cinghiali e bisonti, dal pelo acuminato e la potenza apocalittica. Sono alla ricerca di cibo, di anime da terrorizzare per tutta la vita, sono alla ricerca di Hushpuppy, destinata a rimanere sola e indifesa. Nel “Paese delle creature selvagge”, verso il Golfo del Messico, percorrendo le acque su chiatte assemblate “artisticamente”, immaginando la quiete, scongiurando la tempesta. Terre magiche, stregate, radiate dalle mappe, in cui interrogarsi sulla capacità di reagire alla condanna a morte. Tra gli abitanti di Bathtub, vera comunità che ha ispirato il regista, privi di danaro, rappresentanza politica e in balia della natura che prende e dona senza pietà alcuna. Esistenza primordiale, sotto l’albero della vita, che al grido di sfida di Wink, all’imperversare della tempesta , la natura fa eco prendendogli la casa.

--------------------------------------------------------------------
Torna il BLACK FRIDAY di SENTIERI SELVAGGI


-----------------------------------------------------

 

---------------------------------------------------------------------
RIFF AWARDS 2020

---------------------------------------------------------------------

Sembra vivere un assoluto stato di grazia l’opera prima del giovane regista, una quiete (o stasi) creativa paradossale perché contrastante, una saggezza e forza espressiva non comune. Alquanto evidente, soprattutto nella prima parte, quando il rapporto tra padre e figlia va a svilupparsi e a “comprometterci”, è l’influenza stilistica di certo cinema indipendente statunitense, di cui Terrence Malick ne fa parte. L’impalpabile, stratificata ed interminabile ricerca dell’attimo, di un battito (quello del debole cuore di Wink), di un’istantanea di vita ridonata al nostro sguardo. Al pericolo di manierismo, però, Benh Zeitlin risponde con il movimento, fa girare la testa, per cercare con gli occhi quanta “terra promessa” bisogna ancora conquistare e quanta luce è necessaria perché il cinema non divenga “qualcosa del passato”, del già visto, in terra americana. Arretra nel tempo per avanzare nella conoscenza: il viaggio, alle sorgenti dell'immagine e della diga sul fiume Bayou,  si compie con i nostri poveri occhi e le nostre povere parole, pronte a saltare in aria insieme al muro che separa il vecchio e il nuovo mondo. Tiene aperta la lontananza, difendendo la profondità. La lontananza è un mondo sempre "Nuovo", uno spazio in movimento che appare vicino ma si perde nella mente, su una striscia di terra tra le acque predatrici, quiete chissà ancora per quanto. Corpi che avanzano quasi immateriali, senza spessore né pesantezza, disposti su materiali fotosensibile, quella stessa striscia di terra libera, che insiste a resistere, piuttosto che consistere a resistere.

------------------------------------------------------------------------
IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7