CANNES 66 – Alexander Payne e Bruce Dern al Festival per "Nebraska"

Alexanderr Payne e Bruce Dern sul set di NebraskaAlexander Payne torna a Cannes in concorso a 11 anni da A proposito di Schmidt accompagnato, tra gli altri, dal protagonista Bruce Dern. Girato in bianco e nero nello stato dove lo stesso cineasta è nato, il film narra del viaggio di un uomo anziano che, accompagnato dal figlio, torna nella cittadina dove è nato per riscuotere la vincita di una lotteria che ammonta alla cifra di un milione di dollari


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Perché la scelta del bianco e nero?

Alexander Payne: È così che ho immaginato la storia. Del resto nelle belle fotografie si utilizza spesso il bianco e nero. Ho voluto ricreare uno stile visivo austero così come le vite dei personaggi.

 

 

Era gia' da tempo che aveva ricevuto questo progetto?

Alexander Payne: Ho ricevuto questa splendida sceneggiatura 9 anni fa e mi ha colpito subito il lato umoristico mescolato con quello malinconico. È un po’ come la vita. Poi questa è anche una storia molto personale dello sceneggiatore. Il film comunque è stato girato nel 2012 e porta sullo schermo qust’epoca di depressione economica.

 

 

La collaborazione tra Bruce Dern e Alexander Payne?

Bruce Dern: Nell’arco della mia carriera ho lavorato com Kazan, Hitchcock, Tarantino ora Alexander Payne. Ed è proprio Kazan che, all’inizio della mia carriera, mi diceva che bisogna rischiare. Il segreto è avere fiducia in se stessi e una buona guida. Alla fine di questo film ho ritrovato mio padre. Poi era necessario trovare una magia che in questo film c’è. E sta qui la differenza tra Alexander ed altri registi. Ho capito subito dall’inizio della lavorazione che lui aveva molto talento. Non ha bisogno di parlare per ore e vi lascia interpretare liberamente i personaggi.

Alexander Payne: Di Bruce ho visto e rivisto Tornando a casa e quello che mi ha sempre colpito è la passione che comunica il suo personaggio. E qui mi ha fatto piacere per come si è affidato a me. Ha scelto questo ruolo per la sceneggiatura ma anche perchè c'ero io a dirigerlo.

 

 

Il lavoro con gli attori di Nebraska?

Alexander Payne: Prima delle riprese, abbiamo trascorso del tempo insieme per parlare dei diversi aspetti del film. Quindi poi nella lavorazione le cosesono diventate fluide e naturali.

 

 

E la scelta di Will Forte nei panni del figlio di Bruce Dern?

Alexander Payne: È stato straordinario quando ha fatto il provino e ho creduto subito in lui per il modo in cui ha comunicato la sincerità e la dolcezza del personaggio.

 

 

Bruce Dern e Will Forte in NebraskaAnche questo è una sorta di altro road-movie dopo Sideways

Rispetto a Sideways, in Nebraska adotto uno stile un po’ più austero. Lì era più romantico.

 

 

Per quale motivo è passato tutto questo tempo proprio tra Sideways e Paradiso amaro?

Alexander Payne: In quel periodo stavo lavorando a un progetto di science-fiction che mi ha preso più tempo di quello che immaginavamo inizialmente. Questo film si doveva svolgere in Norvegia

 

 

Lo stile richiama anche il cinema degli anni ’70. Viene in mente anche L’ultimo spettacolo di Bogdanovich

Alexander Payne: Si ho visto L’ultimo spettacolo prima del’inizio delle riprese assieme al direttore della fotografia e altri film in bianco e nero degli anni ’50 e ’60. Con il film di Bodganovich c’è in comune lo stesso ‘profumo di decadenza’. Personalmente però c’è un altro film di questo regista che preferisco che è Paper Moon.

 

 

Il titolo del film indica anche il luogo dove lei è nato

Alexander Payne: Se non ero del Nebraska non avrei fatto questo film e forse non mi sarebbe stata mandata neanche questa sceneggiatura. Io vengo da Omaha, una città più grande di quella dove è ambientarto il film.

 

 

 

In Nebraska poi ritorna ancora il rapporto padre/figli come in A proposito di Schmidt?

Alexander Payne: Qui il figlio vuole offrire al padre un momento di dignità. Questo è un tema che mi tocca e mi riguarda da vicino anche perché i miei genitori sono anziani e vorrei che anche loro riescano a mantenerla