CANNES 66 – Incontro con Nicolas Winding Refn e Kristin Scott Thomas per "Only God Forgives"

ryan gosling e nicolas winding refn per le strade di Bangkok in Only God ForgivesIdolatrato due anni fa quando ha vinto il premio per la miglior regia per Drive, fischiato oggi. Strano il destino per il danese Nicolas Winding Refn che con Only God Forgives cercava la sua consacrazione anche a Cannes. Cero, il verdetto della giuria presieduta da Steven Spielberg, potrebbe rivoltare le carte. Ma era soprattutto la critica (sia internazionale sia italiana) ad averlo consacrato. E gran parte di questa oggi si deve essere sentita tradita e gli si è rivoltata contro.

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Prima dell’incontro con il regista e il cast (dove era presente anche la protagonista Kristin Scott Thomas) il Delegato Generale Thierry Frémaux ha letto il messaggio scritto da Ryan Gosling in cui ha manifestato il suo dispiacere per non poter essere presente in quanto si trova sul set del film che sta girando come regista, How to Catch a Monster. Così ieri non ha potuto prendere l’aereo anche se spera ancora di poter arrivare al Festival, anche all’ultimo momento

 

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L’idea del film sembra essere quella di un uomo che lotta contro Dio. Che strade tortuose ha seguito per fare questa sorta di tragedia greca ambientata in Tailandia?

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Nicolas Winding Refn: Mi bastano quattro giorni per rispondere a questa domanda? In Francia sono riuscito a raggiungere l’accordo con Gaumont e Wild Bunch per fare due film a basso budget. C’erano quindi due storie, tra cui quella di combattimenti in Tailandia. In genere non mi piacciono i film con le lotte tra i personaggi ma mi trovavo in una fase esistenzialista. Era un periodo difficile e mia moglie aspettava il nostro secondo figlio. Sentivo che avevo dentro di me della collera e non sapevo come sfogarla. Ed è allora che ho pensato alla figura di quest’uomo che si prende per Dio e del tormentato rapporto tra una madre e un figlio. Poi ho accantonato questo progetto per andare a Los Angeles per girare Drive. Ora l’ho ripreso e ho realizzato il film che volevo fare, sul rapporto tra realtà e misticismo.

 

 

Come ha costruito il personaggio di Ryan Gosling?

Nicolas Winding Refn: Con Ryan abbiamo parlato molto di creature mitologiche. Lo scopo principale, di comune accordo, era quello di avanzare senza sapere dove andare. Abbiamo così seguito diverse traiettorie fino ad arrivare a scoprire che questo personaggio, legato da una catena invisibile alla madre, doveva liberarsi di questa maledizione raggiungendo un certo livello di violenza. Ryan parla pochissimo, come in Drive. Perché il linguaggio del silenzio è più poetico e ci ha aiutato a fare un film che non ci dice chi siete ma chi non siete. E per questo ci sono delle immagini subliminali

 

 

Il personaggio della madre?

Kristin Scott Thomas: La confidenza che c’è stata tra tutti gli attori e Nicolas sul set  ci ha permesso di superare dei tabù e delle barrierre che questa vicenda prevedeva. Questo personaggio mi è piaciuto molto sin dalla prima volta che ho letto il copione e non mi interessava che fosse totalmente distante dalla tipologia di alcuni miei ruoli precedenti, come quelli dell’aristocratica britannica.

Nicolas Winding Refn: Infatti ogni giorno con Kristin pensavamo: “Cos’è che possiamo fare di peggio?”. Nell’appartamento che abbiamo condiviso durante la lavorazione, pensavamo molto ai dialoghi che ci dovevano essere. E il linguaggio è così diventato anche mascolino e volgare

 

 

E il rapporto con questo genere?

Kristin Scott Thomas: Non amo la violenza  al cinema. Ma quello che mi è piaciuto di questo progetto era il fatto di lavorare con Nicolas. Avevo già visto Bronson e l’ho trovato un film meraviglioso ed emozionante anche se aveva momenti di violenza. E poi, ripeto, per me questo personaggio così selvaggio in un mondo maschile rappresentava una nuova sfida.

 

 

A proposito di violenza, pensa che il suo eccesso sai giustificabile al cinema?

Nicolas Winding Refn: L’arte è una forma di violenza, ha a che fare con la penetrazione, mette in contatto con il subscosciente. È quello che mi eccita che conta. Mostro delle immagini violente ma non so spiegare da dove vengono. E l’arte è un mezzo per riprodurre certe cose e produrne altre nella mente dello spettatore

 

 

nicolas winding refn sul set di Only God ForgivesL’uso dello spazio e del movimiento nel suo cinema?

Nicolas Winding Refn: Il movimiento è essenziale per un attore. Con Drive con Ryan abbiamo lavorato con un certo metodo per collocare la sua figura nello spazio, qui c’è invece un altro approccio. Se siete sonnambuli, camminate in una determinata maniera, senza una velocità particolare, come se ci fosse un liquido che avanza. Poi nel mio cinema, amo lo spazio e la profondità. Quindi mi interessa filmare non solo quello che c’è avanti ma anche quello che c’è dietro.

 

Le piacerebbe lavorare in futuro per dei progetti televisivi?

Nicolas Winding Refn: Sono un fan della tv sin dall’infanzia. Mi piace quella grandeza dello schermo e il potere dato dal telecomando. E ci sono poi dei prodotti che hanno risultati molto soddisfacenti perché è cresciuta la creatività che apre nuovi orizzonti. Il pubblico accetta di guardare anche un film in diversi episodi e di farlo anche in modi differenti. Ho voglia di lavorare per la televisione, è un mercato interesante. Ho avuto la possibilità di fare Barbarella e l’idea era di farlo non come un film ma un prodotto televisivo.

Kristin Scott Thomas: Si possono passare delle settimane a girare un film che poi non viene visto da molti mentre in tv ci sono più spettatori che ti guardano. E lì si possono fare dei buonissimi prodotti e ci sono degli ottimi autori.


 

 

Il suo film fa pensare anche all’universo di Jodorowsky

Nicolas Winding Refn: Jodorowsky ha messo spesso delle creature mitologiche nei suoi film. Ho visto i suoi film diverse volte e qualche anno fa ho anche avuto la possibilità di incontrarlo a Parigi e mi ha dato proprio dei consigli per Only God Forgives. Sono sempre stato attrratto dal suo linguaggio cinematografico che trovo unico.

 

C’è anche un’ispirazione ai film di samurai e la musica tailandese?

Nicolas Winding Refn: Non conoscevo niente della musica tailandese e ne ho ascoltato dei pezzi. E ho scoperto che convive proprio con la dimensione religiosa di Bangkok e Cliff Martinez (l'autore delle musiche) mi ci ha fatto familiarizzare progressivamente. Poi amo il cinema asiatico, la sua calma, i suoi silenzi

 

Com’è stato lavorare a Bangkok?

Nicolas Winding Refn: Avevo già visitato questo paese. È un po’ come trovarsi a New York o Los Angeles. Ero uno straniero in un paese differente. Sapevo che a causa di un budget limitato potevo fare questo tipo di film. Avevamo delle difficoltà, ma il segreto è trasformare i punti deboli in punti di forza. Ho così iniziato a girare a Bangkok di notte per visualizzare quello che potevo fare qui.