CANNES 67 – Alléluia, di Fabrice Du Welz (Quinzaine des réalisateurs)

alleluia

Basandosi su una storia realmente accaduta, un horror tra follia, sangue e passione e altra discesa agli inferi come Calvaire e Vinyan. il genere e manomesso e caricato da un punto di vista visivo e sonoro e in questa tragedia in più atti ci sono ancora dentro ancora tutti i pregi e i limiti del cinema del regista belga.

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alleluiaDall’immagine iniziale di un cadavere, un delirio mentale che attraversa quasi completamente la vicenda di Michel e Gloria. Lui è un predatore, seduce le donne ricche per poi ripulirle dei loro soldi. Lei una donna dall’esistenza monotona e triste, con un matrimonio fallito alle spalle e una figlia. Lo conosce in chat, se ne innamora e da quel momento non lo vuole più lasciare.

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Basandosi su una storia realmente accaduta sui criminali Martha Beck e Raymond Fernandez, Alléluia è una declinazione di un horror tra follia, sangue, passione, un’altra discesa agli inferi come Calvaire e Vinyan del belga Fabrice Du Welz. Sta attaccato sui volti dell’attrice di Almodóvar Lola Dueñas e Laurent Lucas, si gioca tutto all’inizio costruendo un’efficace tensione sulle emicranie del protagonista e nella scena in cui lascia da sola in casa la figlia dell’uomo. Tracce di un polar del precedente Colt 45 che poi scivola in una sorta di Bonnie e Clyde, dove il genere è manomesso e caricato, dove la ricerca stilistica visiva (i volti inquadrati a metà tra luce e ombra) si accompagna alla deformazione dei rumori, delle risate, dei gesti. Ritorna Humphrey Bogart come troppo esibita citazione di La regina d’Africa. Oppure immagini che hanno creato ormai una loro riconoscibilità come l’ascia sulla testa di una donna. Tragedia in più atti con dentro ancora tutti i pregi e i limiti del cinema di Du Welz. Dove però la variazione sulla ripetizione fa nascere il sospetto che forse, proprio da un punto di vista narrativo, sia solo uno stratagemma per creare segmenti che autonomamente avrebbero il fiato corto. E gli inserti musical alla Lynch ancora non li sa gestire del tutto.

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Con Alléluia va dato comunque atto a Du Welz di cercare altre strade rispetto quelle più battute, di fondere le prospettive con i colori come se ogni immagine fosse come un’emanazione pittorica ed entra della malata follia di una disturbante Lola Dueñas. Non respinge del tutto ma non attrae ancora. Forse il suo cinema è già cult per gli amanti del genere. Forse ci arriveremo.

 

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