CANNES 67 – Saint Laurent. Incontro con Bertrand Bonello


Arriva in concorso il ritratto "tra opera lirica e documentario" del geniale stilista, un lavoro visionario e decadente lontano dalle intenzioni del biopic o del film-scandalo, firmato da Bertrand Bonello"Un film biografico di solito risponde a domande del tipo 'da dove arrivava questo personaggio celebre, come ha vissuto la sua vita'. Noi invece ci siamo chiesti: quanto gli e' costato tutto questo?"

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Arriva in concorso a Cannes 2014 il ritratto del geniale stilista, firmato da un decisamente ispirato Bertrand Bonello che torna sulla Croisette dopo i fasti de L'Apollonide.

Come ti sei rapportato all'altro film su Saint Laurent uscito pochi mesi fa?

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Bonello: non l'ho visto! ho cercato di restare concentrato su questo mio progetto personale, non avevo un intento biografico o cronologico: da un certo punto di vista il film precedente ci ha liberati dall'obbligo del biopic e ho potuto portare avanti la mia visione del personaggio, non volevo fare un film scandalo o rivelare segreti, ma un'opera piu' "inventata" seppur sempre rispettosa …forse i produttori saranno piu' preoccupati di me di avere sul mercato nello stesso momento due film sulla stessa figura…

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Il film si concentra sul lato piu' oscuro e tormentato di Saint Laurent. Come mai?

Bonello: ho capito subito che due ore e mezza, quanto dura il mio film, non bastano per raccontare tutta la vita di una persona, e dunque mi sono concentrato su di un unico periodo, quello che per me e' il decennio piu' affascinante e interessante sia per la storia della moda, che per la sua storia personale. Saint Laurent e' ancora giovane ma ha gia' fatto tutto, non gli resta da provare nulla. Un film biografico di solito risponde a domande del tipo "da dove arrivava questo personaggio celebre, come ha vissuto la sua vita". Noi invece ci siamo chiesti: quanto gli e' costato tutto questo?

C'e' anche un aspetto molto descrittivo, quasi documentaristico…

Bonello: uno dei produttori ha definito questo film "a meta' tra opera lirica e documentario", un complimento che ho molto apprezzato. Per me era importante mostrare nel film il lavoro di Saint Laurent, volevo che le sue creazioni avessero un ruolo importante sulla scena, sia dal punto di vista di prodotto che di elemento all'interno della costruzione della finzione. Il film inizia nel 1989, poi pero' segue una linea non cronologica, il tempo diventa piu' confuso, direi diluito, e la cosa non mi disturba.

Hai voluto realizzare anche un omaggio ad un'epoca d'oro oramai passata, in un'ottica apertamente viscontiana?

Bonello: molti sono riferimenti diretti a quello che Saint Laurent amava, come la musica e la voce di Maria Callas di cui era innamorato. Mi affascina tantissimo il concetto di decadenza, in senso quasi mitologico, la fine delle cose che non potranno piu' tornare. L'insoddisfazione e' un sentimento costante tra gli artisti – che cos'e' che tutti noi creativi stiamo cercando alla fine, se non l'assoluto? Per questo Saint Laurent non riesce mai a fermarsi, ma sente sempre una spinta per andare oltre, superarsi, come certi pittori che lui amava moltissimo. 

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