CANNES 67 – Winter Sleep. Incontro con Nuri Bilge Ceylan

ceylanApplaudito dalla stampa accredita, il regista turco quest’anno sembra poter ambire alla Palma d’oro, dopo aver vinto, sempre a Cannes, nel 2008 il premio per la miglior regia con Le tre scimmie e nel 2011 il Gran Premio della Giuria per C’era una volta in Anatolia. Protagonista di Winter Sleep è Aydin, un ex attore in pensione, proprietario di un piccolo hotel nel centro dell'Anatolia , nei pressi della Cappadocia, dove vive insieme alla giovane moglie Nihal e alla sorella ancora sofferente per aver divorziato da poco dal marito. All’approssimarsi dell’inverno, l'uomo vorrà partire per un lungo viaggio, nonostante la neve abbia completamente ricoperto la steppa e l’hotel diventi teatro dell’intreccio. Liberamente ispirato al racconto di Cechov “A Mosca, A Mosca!”, Ceylan, alle sue proverbiali interminabili sequenze scarne di parole del passato, lascia spazio stavolta alla parola, a lunghi dialoghi. Ad accompagnarlo in conferenza stampa, c’erano gli attori Haluk Bilginer, Demet Abag, Melisa Sozen.

 
A proposito di questa sua scelta stilistica, di lasciare spazio alla parola, più che negli altri film…
Ho sentito la necessità di provare nuove strade e confrontarsi con un racconto teatrale e il tipo di location che ho scelto per il film significava per forza fare i conti con la parola. Durante il lavoro redazionale si sono verificate continue discussioni con mia moglie co-sceneggiatrice. È stato fondamentale, perché solo in questo modo si diventa più creativi. In una conversazione come questa che sto tenendo con voi giornalisti ho difficoltà a trovare le parole giuste per il film. Quando c’è una disputa allora le parole vengono fuori.
 
 
Come ha impostato il lavoro con gli attori?
Abbiamo lavorato per lungo tempo con la mdp accesa. Molte cose quindi dagli attori sono improvvisate. Ho filmato tutto il tempo. Un po’ come al teatro, ho lasciato lo spazio e il tempo necessari per esprimersi. Ho parlato molto con gli attori e ho cercato di non dare più importanza alla messinscena, facendo tesoro anche delle mie esperienze davanti alla mdp.
 
 
Importante nella storia è l’arrivo della neve…
Si è vero. Ho voluto mostrare soprattutto la prima neve caduta, perché potesse rappresentare simbolicamente meglio il cambiamento dell’atmosfera non solo climatica ma anche tra i personaggi. Con un po’ do bianco, con l’inizio del vero freddo di stagione, intorno a -10°C, tutto avrebbe favorito una più profonda analisi psicologica.
 
 
Che posto occupa la realtà nel suo cinema?
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Il dovere di un regista è differente da quello di un regista. Il regista si indirizza all’anima dello spettatore. Se riesco con i miei film ad iniettare qualche emozione e dei sentimenti nell’animo della gente, per me è già un grande risultato. E se gli stessi spettatori riescono a provare odio o vergogna per certi atti, ancora una volta sento di aver fatto il mio dovere.