Cannes 78 – La trama fenicia. Incontro con Wes Anderson e il cast
Il regista insieme al cast presenta a Cannes il suo nuovo film, un’opera intensa e malinconica su famiglia, potere e trasformazione interiore. E anticipa che è già al lavoro sul prossimo film

La Trama Fenicia (The Phoenician Scheme), l’ultima opera di Wes Anderson è un film che nasce dal cuore geometrico del suo cinema – simmetrie, colori pastello, movimenti di macchina calcolati al millimetro – ma si sviluppa come un’opera stratificata sull’ossessione per l’eredità, la memoria e il fallimento dei grandi progetti. La conferenza stampa a Cannes ha offerto una chiave preziosa per decifrare questa pellicola quasi mistica.
Anderson si è presentato in sala stampa affiancato da buona parte del cast: Benicio del Toro, Mia Threapleton, Michael Cera, Riz Ahmed, Benedict Cumberbatch, Richard Ayoade, Jeffrey Wright, Rupert Friend e Roman Coppola, suo storico collaboratore e co-sceneggiatore.
La Trama Fenicia è ambientato in una nazione immaginaria chiamata Grande Fenicia Indipendente, una sorta di Europa parallela degli anni ’50. Al centro della storia c’è Zsa-zsa Korda (Benicio del Toro), magnate industriale sopravvissuto a diversi attentati, che decide di nominare come erede la figlia perduta Liesl (Mia Threapleton), una suora fumatrice e alcolizzata, con condizioni molto chiare: se dovrà succedergli, sarà alle sue condizioni. A fare da guida spirituale e manipolatore di corte, il precettore Bjorn Lund, interpretato da Michael Cera.
“Ogni volta che finisco un film, c’è qualcosa che mi aspetta, che inizia a prendere forma. Questa storia è nata anni fa, da un’immagine: Benicio come personaggio centrale. Non sapevo cosa sarebbe accaduto, ma sapevo che lui c’era, e che non si poteva uccidere” – ha raccontato il regista durante la conferenza stampa.
Il film si apre con una scena che, già da sola, potrebbe riassumere il cinema di Anderson: Benicio Del Toro, nei panni del protagonista Zaza, è immerso in una vasca da bagno mentre infermiere reali compiono gesti coreografati, tutto rallentato a 120 fotogrammi al secondo. “Ho girato quella scena a 120 fotogrammi al secondo. Tutto era pianificato: le azioni, le comparse, il movimento della macchina. Ma il risultato finale è fatto per metà di sorprese – ha spiegato Anderson – quel piano sequenza nasce da un errore. Il pavimento della stanza aveva tre colori – nero, bianco, grigio – che rendevano difficile leggere i titoli. Abbiamo passato ore a trovare una sovrapposizione leggibile. E poi… è successo qualcosa. È diventato giusto. È diventato il film”.
Del Toro ha aggiunto con ironia: “Mi ha chiesto di muovermi molto velocemente mentre tutto sarebbe stato girato al rallentatore. Mi sono detto: ma non è la stessa cosa? E invece no. Ho passato 7 ore nella vasca, senza mai uscire, perché volevamo la perfezione. Il risultato è qualcosa di completamente nuovo. Né reale, né artificiale. Solo… altro”.
Se la superficie del film è la solita tavolozza andersoniana, sotto si muovono forze molto più cupe. La Trama Fenicia racconta di un magnate che, tra viaggi, arte e affari ingovernabili, tenta disperatamente di riallacciare il rapporto con la figlia. La famiglia è il fulcro invisibile che tiene insieme i pezzi del puzzle narrativo. Qui, il motore è il rapporto padre-figlia, ispirato da un episodio realmente accaduto alla moglie di Anderson.
“Roman Coppola ed io volevamo scrivere una storia molto oscura. Un personaggio che prende decisioni su larga scala, incurante delle conseguenze. Ma poi il film ci ha portato altrove. Ha iniziato a parlarci di famiglia, di morte, di fragilità – spiega Anderson che, raccontando poi l’aneddoto biografico, continua così: – Il padre di mia moglie, un ingegnere libanese, un giorno le mostrò scatole di scarpe piene di progetti. Le disse: ‘Se un giorno non riuscirò più a gestirli, devi sapere cosa fare’. Era un gesto folle e tenero insieme. Il film è dedicato a lui”.
Benicio Del Toro, che ha contribuito a modellare il personaggio sin dalle fasi di scrittura con Anderson e Roman Coppola, ha spiegato il suo approccio: “Il copione conteneva già tutto: sogni, ricordi, contraddizioni. Io ci ho messo il mio vissuto, le persone che ho incontrato, il mio corpo. È un personaggio pieno di possibilità”.
Per affrontare un uomo “inclassificabile”, Del Toro ha usato tutti i suoi strumenti: “Parto sempre da me: cosa farei? Poi arrivano la documentazione, le suggestioni visive, le persone che ho conosciuto. Il resto è dialogo con Wes. È un personaggio pieno di contraddizioni. Ed è questo che lo rende vivo”.
Il discorso sulla forma è inevitabile. Ogni fotogramma di Wes Anderson è una miniatura pittorica, ma La Trama Fenicia gioca per la prima volta con il movimento, l’imperfezione, persino il caos. “È tutto pianificato, ma molte cose succedono per caso. La musica, per esempio, non sappiamo mai esattamente come combacerà. È questione di intuizione. E poi ti accorgi che qualcosa funziona. Che è diventato umano”, ha detto il regista.
Un’altra novità: l’uso della camera a mano, raro nel suo cinema, che qui accompagna la fragilità dei personaggi. “Ogni film sembra che io lo faccia per la prima volta. È come se il progetto sapesse già dove vuole andare. Io posso solo seguirlo”, ha spiegato in risposta a una domanda su come mantiene sempre viva l’ispirazione.
Alla fine della conferenza, Anderson ha annunciato ufficialmente il prossimo progetto: “È la prima volta che lo dico in pubblico. Sto scrivendo un nuovo film con Roman Coppola e Richard Ayoade. Non dico altro, ma sì, è anche questo piuttosto cupo”.