#Cannes2016 – Il peso della responsabilità. I Dardenne e la fille inconnue

In conferenza stampa grande lezione sul metodo da parte dei piu’ formidabili insegnanti di cinema del mondo, che tornano in Concorso sulla Croisette con una nuova storia di “morale privata”

Jean-Pierre e Luc Dardenne sono i piu’ grandi insegnanti di cinema al mondo. Non esistono due altre personalita’ (anche se dicono di essere in realta’ un’unica persona, un solo regista sdoppiatosi in due corpi distinti) in grado di padroneggiare la pratica del cinema con questa purezza, e La fille inconnue e’ una nuova lezione di punteggiatura e struttura implacabile (gli squilli del telefono e del citofono come anticlimax reiterati), una sceneggiatura che mostra nuovamente la propria impalcatura narratologica allo spettatore, senza vergogna (il fatal flaw del personaggio che letteralmente finisce in un burrone…).

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E’ probabile che se provaste a dire loro una cosa del genere, i due sardonici fratelli risponderebbero mandandovi bonariamente a quel paese, con educazione da gentiluomini (“i pensieri che uno normalmente fa tra se’ e se’ noi siamo costretti a dirli ad alta voce, per farli sentire all’altro, e dunque davanti a tutti, anche sul set”).

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Il loro nuovo film in concorso ritorna nelle zone di Liegi tanto care alle storie dei Dardenne, che infatti notano come sia in realta’ utile “tornare ad esplorare ancora una volta luoghi familiari, tornare sul luogo del crimine della nostra infanzia, dove abbiamo vissuto le prime emozioni e i primi guai. E poi in quella zona del Belgio sono davvero contenute tutte le storie del mondo!”.
Come quella della Dottoressa Jenny, che una sera dopo l’orario di lavoro non risponde al campanello della porta chiusa del suo ambulatorio, condannando una sconosciuta migrante che chiedeva rifugio ad essere ammazzata. “E’ un dottore di quartiere, che lavora a strettissimo contatto con la gente comune, con i loro corpi”, spiegano i registi. Un personaggio che ha intenzione di “riparare le cose”, l’unica figura che sembra sentire ancora il peso della responsabilita’ in un quotidiano dove tutto il mondo sembra averne perso l’importanza.
“Siamo interessati alle individualita’ che diventano storie cbe riguardano tutta la società. Le questioni morali sono sempre soggettive, e allo spettatore chiediamo di prendere una posizione: fareste anche voi come Jenny, che rinuncia ad un incarico di lavoro molto piu’ prestigioso e conveniente per rimanere nel suo studio di quartiere e risolvere il caso della ragazza uccisa?”

L’indagine di Jenny (Adèle Haenel) e’ destinata ad incrociare il mondo dei clandestini che vivono ai margini della societa’, oltre che le figure ritornanti dell’universo-Dardenne come Jérémie Renier e Fabrizio Rongione, e non mancano i giornalisti pronti a leggere La fille inconnue come una storia sulla tensione razziale belga dopo gli attacchi di Bruxelles. “In realta’ e’ uno script a cui lavoriamo davvero da tanto tempo”, spiegano gli autori, “non lo abbiamo mai pensato come un film sul tema dei migranti ma come un inno alla vita, il nostro cinema e’ un tentativo di catturare il flusso della vita. E’ un’altra storia femminile, ma perche’ siamo convinti che la donna sia il futuro del mondo…anche del mondo musulmano!”.
La luce che illumina il film e’ il piu’ possibile quella naturale, per evitare ogni sottolineatura drammatica delle sequenze, il lavoro dei due autori sul set e’ pratico, concreto, senza ragionare troppo a parole. Molte prove con gli attori e la troupe, prima di girare, perche’ “sara’ poi la macchina da presa a portare la luce sulla scena, non e’ possibile prevedere che luce ci sara’ quando gli attori cominceranno a interagire”.

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