#Cannes2016 – “La gente ama l’azione”. Master Class con William Friedkin

“La mia Film School è stata la Nouvelle Vague, Citizen Kane e tutti i film di Hitchcock”. Si presenta così William Friedkin al pubblico di Cannes per la sua Master Class moderata da Michel Ciment

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La mia Film School è stata la Nouvelle Vague, Citizen Kane e tutti i film di Hitchcock“. Si presenta così William Friedkin al pubblico di Cannes nella tradizionale Master Class quest’anno moderata dal direttore di “Positif” Michel Ciment. Inutile dire che in sala scoppia un fragoroso applauso quando appare il regista de L’esorcista e Vivere e morire a Los Angeles, uno degli autori americani imprenscindibili per comprendere un momento storico (gli anni ’70) e un mutamento estetico (la cosiddetta New Hollywood), uno dei più grandi creatori di “forme” del cinema moderno, per questo intimamente consapevole che “ogni uomo di cinema deve mettere in conto anche il fallimento, si rischia per questo“. Atmosfera informale e divertita in sala con Ciment che ricorda i ben “quattro fallimenti commerciali” prima di arrivale al trionfo di The French Connection e con Friedkin che ironicamente risponde “beh Michel, questo lo dici tu, non mi ero mai accordto di aver fallito addirittura per quattro volte!“.

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Inizia la carrellata su una carriera mitica.Festa di compleanno del 1968 è un film sulle paure irrazionali che tutti coviamo dentro. Forze che a volte prendono il sopravvento. La sfida di quel film era ricreare tutto questo in una stanza, solo con le armi del cinema“, una definizione che potrebbe essere estesa a ogni film futuro di Friedkin.

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Il braccio violento della legge (1971)

Si sofferma sui concetti di sceneggiatura e recitazione poi: “per me la sceneggiatura è una cosa importantissima, mi è spesso capitato di fare film molto scritti. In realtà un’eccezione è stata proprio Il braccio violento della legge, a cui è capitato di vincere un Oscar per miglior sceneggiatura, ma che in realtà avevo tutto in mente e non c’era tanto di scritto. Per quel che riguarda il rapporto con gli attori devo dire una cosa: non amo molto le esagerazioni in stile Metodo, credo che Brando qualche danno l’abbia creato in quel senso. Preferisco lavorare con gli attori inglesi che sono sempre preparati e rilassati. Sia chiaro, non sto dicendo di disprezzare l’improvvisazione sul set, anzi, di solito a me piacciono molto i primi ciak, quando tutto è più spontaneo. Non sono mai stato uno di quelli che attendono la magia dei settantaduesimo ciak, me ne bastano molti di meno“. Il montaggio, invece, “è una fase cruciale. Ci sono tre scritture nei film: la sceneggiatura, il set e poi la sala montaggio. E io ho sempre visto la fase del set come la raccolta di materiale grezzo per il montaggio. Quando mi chiedono del mio stile documentaristico rispondo sempre che non è esatta una definizione simile. Io non volevo riprodurre il linguaggio dei documentari, ma dare l’impressione documentaristica al mio stile che rimane molto diverso. Uno dei referenti principali per Il Braccio violento della legge è stato Z di Costa Gravas, grandissimo regista e grandissimo film”.

C’è una leggenda a Hollywood su Howard Hawks che consiglia a Friedkin di fare Il braccio violento della legge, lui risponde divertito: “No!!! Non è vera questa cosa. Me la dicono spesso ma non è vera. Semplicemente io in quel periodo uscivo con la figlia di Hawks e una volta lo incontrai in un ristorante, lui era un monumento del cinema americano. Sua figlia le parlava di me, diceva che ero un bravo regista e una volta lui mi disse una cosa: dovresti metterci più azione nei tuoi film. La gente ama l’azione. Un buon consiglio, certamente, ma non mi disse mai di fare o non fare quel film“.

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Vivere e morire a Los Angeles (1985)

Quando Michel Ciment si sofferma sull’incredibile (e ancora oggi potentissimo) finale di The Sorcerer, girato nel deserto messicano, Friedkin spiega così quelle inquadrature che si accavallano in dissolvenza incrociata:volevo raggiungere  immagini e suoni subliminali e il mio maestro in questo è stato Resnais. Vedere i suoi film mi ha insegnato come fare a ottenere ciò che voglio adattando il sonoro alle immagini”. Immancabile, poi, il consiglio ai nuovi cineasti, dopo aver visto la famosa sequenza di inseguimento in aeroporto tra William Petersen e John Turturro in Vivere e morire a Los Algeles: “voi mi chiedete come ho fatto a raggiungere quel ritmo. Semplicemente non avevo permessi per girare in quell’aeroporto e dovevamo fare il più in fretta possibile. Ecco, se c’è un consiglio che posso dare ai giovani è solo questo: non aspettate mai i permessi di nessun tipo per fare il vostro film. Se ne avete uno in mente mettetecela tutta e andate a girarlo il prima che potete”.

 

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