#Cannes2016 – Les vies de Thérèse, di Sébastien Lifshitz

Thérèse è una anziana donna in fin di vita che si racconta direttamente davanti alla macchina da presa di Sébastien Lifshitz. L’autore francese la intervista e la filma durante la sua malattia. Non indugia in dettagli morbosamente voyeuristici ma prova a imprimere una traccia nell’immagine. La fatica fisica di alzarsi dal letto, la bellezza dell’addormentamento in uno strettissimo primo piano,  ma anche il senso dell’umorismo antiborghese, i ricordi ancora molto vivi e struggenti della sua infanzia e delle manifestazioni femministe. La scelta del personaggio compiuta da Lifshitz non è casuale, perche Thérèse Clerc è stata una delle donne francesi piu impegnate nella militanza per la parità dei diritti degli omosessuali. E la sua è una storia esemplare che questo documentario di poco meno di un’ora racconta con pudore e coinvolgimento. Non c’è solo il punto di vista della donna, ma anche quello dei quattro figli che si preparano ad affrontare la morte della madre provando a starle vicino fino all’ultimo, a ricordare anch’essi – ognuno a modo proprio – le tante vite di Thérèse: l’infanzia trascorsa sotto un’educazione cattolica e piccolo borghese, l’esperienza del marxismo, il matrimonio infelice durato 20 anni. E poi ancora il divorzio chiesto nel pieno dei movimenti politici del 1968. Il totale coinvolgimento nel femminismo, la sofferta battaglia per la legalizzazione dell’aborto e la scoperta dell’omosessualità. La storia della Francia del ‘900 si riflette in quella di Thérèse e a sua volta nelle testimonianze di figli e nipoti. Si intervallano immagini di repertorio in bianco e nero, cinema muto, spezzoni de La linea generale di Ėjzenštejn e dei reportage militanti degli anni ‘60 che spesso vedono proprio la quarantenne Therese protagonista. E il documento storico diventa non solo memoria politica ma anche – se non soprattutto – strumento per esorcizzare la morte, per ravvivare la memoria intima di una perdita che Lifshitz decide affettuosamente di lasciare in fuori campo. Un altro piccolo gioiello alla Quinzaine des realisateurs.