#Cannes2017 – In the Fade. Incontro con Fatih Akin e Diane Kruger

Il regista di origine turche arriva al festival francese insieme al suo cast per presentare in concorso un film sul terrorismo e sulla giustizia

Negli ultimi giorni del concorso di questo festival di Cannes, arriva In the fate (Aus Dem Nichts) l’atteso nuovo film di Fatih Akin. Il regista di origini turche ritorna nella sua città natale, Amburgo, per raccontare la storia di una madre che perde il marito ed il figlio a causa di un attentato ordinato dall’estrema destra del paese. Giustizia non sarà fatta a causa della cecità della giustizia tedesca nel non comprendere la matrice del tutto politica della strage. Faith Akin, il cui nome recentemente è stato ricollegato ad una lista di persone non gradite ai neonazisti, ha spiegato così il lavoro di scrittura: “Quando scrivi qualcosa ci metti dentro un sacco di istinto e fantasia. Dentro di te ti domandi cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Hai da una parte il senso di giustizia della società, dall’altra quello del singolo individuo. E qualche volta queste due sensazioni si contrastano: il film è proprio su questo scontro. Io non so cosa avrei fatto in quella situazione e penso che nessuno lo possa dire se non ha avuto mai quel tipo di esperienza. Ma quando si inizia a pensare come padre, come genitore, è impossibile non avere degli incubi nella tua testa e girare questo film mi ha permesso proprio di entrare in dialogo con questi brutti sogni”. Ovviamente in questo processo creativo non è mancata la rabbia contro le autorità che avrebbero dovuto prima tutelare, poi condannare, un atto di violenza contro comuni cittadini. Ma, come spiega il regista, questo sentimento non è stata l’unica matrice del film: “Lo scandalo non era tanto che dei neonazisti avessero ucciso delle persone, quanto che per dieci anni la polizia e la società tedesca ed anche la stampa pensassero che la colpa fosse di persone di nazionalità turca. E’ una cosa molto simile alla mafia. Era necessario che ci fosse qualche legame con la droga per spiegare quello che era successo. Questo è quello che mi ha fatto arrabbiare e mi ha fatto mettere seduto a scriverci un film. Quando però ho iniziato a lavorarci su, è venuto fuori il personaggio di questa madre ed il film è diventato più un discorso sulla maternità e sul lutto piuttosto che un discorso politico”.

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in-the-fadeQuesto senso di maternità è stato incarnato dalla protagonista Diane Kruger che per la prima volta nella sua carriera ha avuto l’opportunità di recitare nella sua lingua madre, il tedesco, ed inoltre interpretare un personaggio così forte: “E’ un film sull’eroismo. Purtroppo viviamo in un periodo in cui accadono così tanti eventi spiacevoli con centinaia di morti ma non si parla mai realmente delle persone che rimangono sullo sfondo. Katja, il mio personaggio, è una di queste e lei si domanda come potrebbe vivere dopo quello che le è successo e come potrebbe contribuire a quel senso di giustizia che sente dentro. Io sono diventata lei, la conosco ed in un certo senso sono cresciuta insieme a lei. Fatih Akin voleva assolutamente fare un film su questo argomento, io ne ero profondamente spaventata perché il personaggio non era per nulla simile a me, mi sono dovuta adattare. Ma lui è un regista che mi ha sempre ispirato e penso che sia l’unico regista in grado di fare un film come questo”. L’attrice ha con questo ruolo ha esaudito anche il desiderio di lavorare con Fatih Akin, espresso già dieci anni fa durante il loro primo incontro, come ha ricordato il regista: “Ero qui a Cannes nel 2007 ed ero a questa festa sulla spiaggia. Arriva Diane, che io ancora non conoscevo, e mi dice di voler lavorare a tutti i costi con me. Quando ho deciso di fare questo film era importante che la protagonista fosse tedesca, con i tratti puramente ariani, e che sapesse recitare in lingua. Allora mi è tornata in mente, ed eccoci qui”.

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