#Cannes2017 – Western, di Valeska Grisebach

La campagna bulgara come terreno western. Proprio quello del titolo. Dove l’azione però diventa spesso mentale, un territorio psicologico dove i pensieri anticipano i fatti o sono soprattutto delle pericolose premonizioni. Si avverte che c’è sempre qualche cosa che sta per accadere in Western. E la calma apparente e la tendenza a ritardare quello che sta per avvenire alimentano ancora di più oscuri presagi. Più mentali che visivi. Che però poi sembrano avverarsi davvero nel film. Ciò era accaduto anche nel film più conosciuto di Valeria Grisebach, Desiderio del 2006, dove la doppia vita del protagonista, sposato e con amante, continua ad essere messa in rapporto non solo con quello che la moglie può scoprire ma anche gli altri abitanti. Il villaggio, non casualmente, torna in entrambi il film. Luogo chiuso, dove si concentra lo sguardo su ‘la vita degli altri’. E in Desiderio era una squadra di pompieri che si spostava in un’altra zona per lavoro. In Western è invece un gruppo di operai tedeschi che viene mandato in una zona remota della campagna bulgara per un lavoro complicato. Sul posto, si risveglia in loro un senso dell’avventura che però si scontra con i pregiudizi degli abitanti locali.

westernLa descrizione del lavoro iniziale cede progressivamente la mano al contrasto tra i personaggi e l’ambiente che li circonda. Il film di Valeska Grisebach riesce a creare efficaci barriere invisibili, a cominciare da quella linguistica, che diventa sin da subito quasi una bomba che può esplodere da un momento all’altro. E per certi aspetti Western può richiamare proprio lo stato d’animo di quei protagonisti che si ritrovano in un posto sconosciuto e sono costretti a vivere lì. Ma l’ambientazione appare anche quella ‘malata’ di una specie di Cane di paglia bulgaro. Dove lo straniero è visto non tanto come un nemico ma viene circondato da una diffidenza che si avverte in maniera palpabile ad ogni movimento, ad ogni parola. La scena in cui uno di loro, che si vuole ambientare maggiormente con gli abitanti locali, vuole acquistare le sigarette, è emblematica. Ma la Grisebach si spinge oltre e mostra come il rapporto con luogo inizia a creare delle fratture proprio tra gli stesi operai. In un film polveroso, notturno, fatto anche di apparizioni improvvise (il ragazzo che salta fuori dal nulla e si fa male), di incidenti pericolosi (il cavallo morto), il limite forse è quello di rendere poi troppo netto il conflitto, soprattutto quello interno o anche tra gli stessi abitanti locali. Però poi Western ha il merito di non chiudercisi dentro. E la festa ha un senso di apparente riconciliazione, che in realtà può invece apparire come un altro ritardo della resa dei conti.

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