#Cannes2018 – Mandy, di Panos Cosmatos

Non esistono più le belle sette sataniche di una volta, come quella che in Cobra di Cosmatos Padre rapisce Brigitte Nielsen per incappare poi nelle ire di Sly che ne decima gli accoliti uno ad uno: passano una trentina d’anni e la stessa sorte tocca agli indemoniati di cui si circonda il pazzo Jeremiah, che ha la pessima idea di sequestrare e trucidare la bella compagna di Nicolas Cage (Andrea Riseborough, trasognata sia in carne ed ossa che negli inserti di animazione che fanno capolino nel film), che non la prende bene e si mette in viaggio per far saltare le teste all’intero manipolo di fanatici, nel secondo lavoro diretto dal figlio d’arte Panos Cosmatos.
Ma i tempi non sono più quelli del 1986 di Cobra, neanche (o soprattutto) per un film costruito su di una storia del genere, che però Cosmatos Jr decide proprio di ambientare nel 1983: al di là del tono da splatterone goliardico ultra-graphic e costantemente stoned, gli anni Ottanta li percepisci davvero quasi unicamente nella colonna sonora da puro black metal scandinavo lasciata da Jóhann Jóhannsson come ultima soundtrack realizzata, tra sintetizzatori su di giri e pesantissimi droni di feedback di chitarra sludge, forse l’avvicinamento più convinto del compositore ad un genere amatissimo della sua Islanda.
Binomio perfetto con la presenza di un idolo dei metallari (e viceversa, com’è noto), quel Nicolas Cage capace come un diavoletto dispettoso ed impazzito anche stavolta di sabotare puntualmente l’operazione del recupero occhialuto e ultracitazionista (immancabilmente saccheggiati quantomeno Sam Raimi, Kenneth Anger, Roger Corman e Dario Argento) dell’ennesimo figlio della generazione della bulimia home video, tutto impegnato a costruire una rivisitazione astratta ed autoriale del materiale “basso” di partenza.

D’accordo, Panos, ti ringrazieremo sempre per aver dato un contribuito mostruoso, da top 5 sicura, al catalogo dei clamorosi freakouts di Nick Cage, ma davvero non abbiamo bisogno di un altro horror dal ritmo catatonico avvolto in nebbia vermiglia al neon in cui tutto si muove al ralenti fasciando immagini dominate da simbolismi “scoperti” come in una personale di Damien Hirst, il risultato che apparirebbe nella testa di Nicolas Winding Refn se il danese si mettesse a guardare Le streghe di Salem di Zombie sotto l’effetto rintronante della puntura di un insetto velenoso.
Mandy aveva tutte le carte in tavola per diventare un nuovo capitolo dell’onestissima saga di Cage in leather jacket tra i Ghost Rider e Drive Angry, ma qui sembra volersela battere con il Vince Vaughn di Brawl in Cell Block 99: ecco, l’estrema essenzialità da samurai di S. Craig Zahler andrebbe in realtà fatta studiare a Panos Cosmatos e alla sua urgenza di sovraccaricare ogni sequenza di mille strati di letale lavorio sull’immagine – oppure qualcuno gli consigli un rewatch dell’irresistibile stile videoclippato oltre ogni limite adottato dal padre proprio per Cobra, perché quantomeno a punchline gradasse messe in bocca al divertitissimo Cage tra una strabuzzata degli occhi e una risata da matto, il giovane Cosmatos sembra aver studiato per bene alla scuola stalloniana.