#Cannes2018 – Rendez-Vous con Gary Oldman

Fresco della vittoria all’ultima edizione degli Oscar per la sua grandiosa performance in L’ora più buiaGary Oldman è stato accolto alla 71esima edizione del Festival di Cannes con grande entusiasmo, prendendo parte ad un incontro con pubblico e stampa. L’intervistatore non ha perso tempo per chiedere all’attore britannico come fosse nata la sua vocazione di attore e come si diventa tale. La risposta è stata esaustiva: “Avevo circa 14 anni. Ero all’anteprima di Raging Moon di Bryan Forbes (1971). Ho visto la vulnerabilità di Malcom McDowell in quel ruolo, mista ai suoi enormi e minacciosi occhi blu. A mio parere quella era la miscela ideale: vulnerabilità e minaccia. Era come se una luce si fosse accesa nel cinema. Per diventare un attore devi andare alla scuola di recitazione, cosa che ho fatto. Ero molto motivato e mi sono davvero applicato. Ho scritto molte lettere. Il mio allenamento è durato tre anni, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Questo mi ha insegnato la disciplina. Ho assorbito tutto come una spugna. Ho dovuto allenare la mia voce, imparare altri accenti. Quando i giovani attori chiedono il mio consiglio dico loro: “Non arrivare puntuale sul set. Arriva in anticipo!”

Gary Oldman è un attore completo che può vantare di un’impostazione sia teatrale che cinematografica. Alla domanda sulla transizione da cinema a teatro e viceversa, ha risposto: Ho iniziato a teatro, recitando per sei mesi consecutivi in ​​una compagnia, dove abbiamo eseguito cinque o sei spettacoli contemporaneamente. Proviamo uno spettacolo un giorno e ne eseguiamo un altro la sera stessa. Non sono sicuro di poter mantenere quel ritmo oggi. Ho avuto una decina di direttori di teatro e ho recitato in tutti i tipi di commedie. Fare film è sempre stato il mio sogno. La transizione non è stata facile, ma penso che la cosa più difficile da fare sia andare dal cinema al teatro, come Christian Slater. Non sarei mai stato in grado di farlo senza prima recitare a scuola. E poi quando passi da guadagnare 80£ a settimana a 35.000£ per un ruolo in Sid e Nancy (Alex Cox, 1986), il mio secondo film, non hai bisogno di un secondo invito! Adoro Motown, ma ho dovuto ascoltare un sacco di punk, consultare gli archivi e perdere molto peso. Dopo di ciò, ho provato ad alternare spettacoli teatrali e film, potevo ancora farlo allora. Oggi invece le persone possono chiamarti solo una settimana prima dell’inizio delle riprese”.

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Durante la sua carriera, l’attore inglese ha anche dimostrato di essere un abile trasformista dilettandosi in performance che richiedevano grandi sacrifici fisici e alterazioni d’aspetto. Sono state poste ad Oldman domande sulla sua preparazione ai ruoli e più nello specifico sul film JFK9 volte su 10, per prepararmi ai miei ruoli, inizio ascoltando la voce del personaggio che mi attende. Quando interpreti qualcuno che è realmente esistito, un grande uomo come Churchill per esempio, devi rimanere fedele alla sua memoria e rispettarla. Questa è una responsabilità pesante. Studi il movimento, il modo in cui una persona si muove. Ho passato sei mesi a studiare con Mike Lee, per creare il personaggio di Churchill. Non ho mai avuto un allenatore prima d’ora perchè noi inglesi non tendiamo ad averlo, quasi certamente perché impariamo a scuola. Quando ho visto il film straordinario che è JFK, mi sono detto: “Ci sono, è incredibile”. Quella era anche un’altra era. Per prepararmi al mio ruolo come Lee Harvey Oswald, Oliver Stone mi aveva mandato dei biglietti aerei per andare a New Orleans e Dallas per farmi un giro. Mi disse: “Vai a cercare qualcosa!” come se fossi un investigatore. È incredibile godersi la fiducia di qualcuno così. Oliver è uno storico. A Dallas, la scena dell’assassinio e dell’area circostante ci è stata messa a disposizione per tre settimane. Sarebbe inimmaginabile oggi – dovresti girare altrove, in Bulgaria, a Toronto… E incontrare la figlia e i parenti di Oswald è stato pazzesco”.

In conclusione dell’intervista, Oldman ha ricevuto due ulteriori domande su altri due suoi film storici, ossia Dracula (1992) e Amata Immortale (1994): Coppola è uno dei miei eroi. Quando mi ha offerto Dracula, un ruolo che non avrei mai sognato di interpretare, mi sono subito detto: “Se è Francis, ci sono”. Ho lavorato con una cantante d’opera per sviluppare la mia voce. E poi chi potrebbe resistere a una risposta del tipo: “Ho attraversato gli oceani per stare con te?”. Riguardo Beethoven… suono il pianoforte abbastanza bene anche se non sono un genio. Il regista non voleva sovraincidere la musica, quindi ho dovuto imparare sei o sette pezzi. Mi sono legato a uno Steinway per sette settimane.”

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