#Cannes2019 – Matthias & Maxime. Incontro con Xavier Dolan

La conferenza stampa di Matthias & Maxime, il nuovo e attesissimo film di Xavier Dolan, si è aperta con un’atmosfera diversa dal solito. Il giovane regista e attore, seduto al centro del tavolo, infatti, era circondato dai suoi amici e questo è diventato da subito il fattore principale della conferenza, e di conseguenza, anche del film. “Questo film non deriva da una fantasia, al contrario, le persone che vedete attorno a me sono i miei migliori amici. Per la prima volta il mio film cerca di scoprire il rapporto tra un gruppo di ragazzi.” E così tra sguardi complici e risate da ultimo banco la conferenza continua, spostando la propria attenzione sull’importanza delle lingue nel film, sulla mescolanza dell’inglese e del francese lingua madre del cast.

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La parafrasi linguistica è in constante evoluzione, e con evoluzione si intende anche prendere in prestito termini da altre lingue e mischiarle così insieme. In questo modo io parlo inglese e parlo francese ma questo non crea un problema tra i ragazzi di cui mi circondo, di conseguenza girare un film in inglese è una cosa normale. Allo stesso tempo nel film sono presenti anche diversi livelli di francese, che variano in base alla classe di provenienza.” Afferma Dolan, distruggendo così le fantastiche costruzioni dei giornalisti in sala.
Ma la cosa più interessante del film rimane senza dubbio il fatto che la trama e i fatti reali coincidano nella forma. È un gruppo di amici che fa un film che racconta un rapporto d’amicizia, nel quale a sua volta sono presenti le prove per un cortometraggio. E Dolan, insieme al resto del cast ci fa capire come questo si stato davvero una sorta di lavoro di gruppo. “Lavorare insieme, prendere insieme delle decisioni, commettere degli errori insieme. Credo che sia questo a rendere il lavoro interessante.
L’insuccesso del 2018 in cui il regista, invitato a presentare il film a Cannes La mia vita con John F. Donovan ha dovuto declinare l’offerta poiché non era ancora soddisfatto del risultato finale, ci ha portato alla prossima questione che il regista ha affrontato. “Questo è un film di transizione. Portare questo film a Cannes insieme a tutti loro è stata per me un’esperienza che mi ha emozionato e arricchito. Noi impariamo dai nostri errori e questa è stata l’occasione di provare ad esplorare un’altra parte di me stesso. Per me è fondamentale provare ad esplorare diverse chiavi di lettura rispetto ai miei film precedenti. Questo infatti, rispetto agli altri è un film meno cupo, meno drammatico e più morbido. Era da più di 10 anni che cercavo di fare un film sull’amicizia. Questo film apre un nuovo capitolo della mia vita, anche in termini cinematografici.”