#Cannes2019 – Portrait de la jeune fille en feu. Incontro con Céline Sciamma e il cast

Sono passati dodici anni da quando il film dell’esordiente Céline Sciamma venne selezionato nella sezione Un Certain Regard del 60° Festival di Cannes. Giunta al suo quarto lungometraggio, la regista è nuovamente sotto la luce dei riflettori di Cannes per il suo nuovo film Portrait de la jeune fille en feu. All’incontro con la stampa della Croisette ha messo in chiaro quali sono i temi che intende trattare con il suo nuovo lavoro: l’amore, l’arte e le donne. “Volevo realizzare un film su una storia d’amore e rappresentare passo dopo passo cosa significa innamorarsi. Ma questo non è solo un film sull’amore, è anche un film su due donne artiste, donne pittrici”. Tornano dunque temi molto cari a Céline Sciamma e torna anche l’attrice Adèle Haenel alla sua terza collaborazione con la regista, di cui tra l’altro fu compagna per alcuni anni.

Noémie Merlant è invece alla sua prima esperienza con la regista e durante l’incontro ha voluto più volte sottolineare quanto, nonostante la precisione della messa in scena, Céline Sciamma sia stata gentile nei suoi confronti: “Essere diretta da lei è semplice. C’è stato molto rispetto. Mi ha insegnato a fidarmi più di me stessa. Abbiamo condiviso molto più che un film. Noi, come donne, abbiamo condiviso una visione del mondo”. La regista si è sempre battuta per i diritti delle donne nella società e i personaggi da lei scritti risultano sfaccettati. Noémie Merlant ha accettato il ruolo proprio perché lo ha trovato molto potente, ma anche molto moderno e attuale, e ha sottolineato di essersi trovata molto bene anche con il resto del cast, nel quale figura anche Valeria Golino.

Con il film d’esordio Naissance des pieuvres, Céline Sciamma vinse il Premio Louis-Delluc per la migliore opera prima e venne candidata ai Premi César. Il successo della pellicola di dodici anni fa contribuì a lanciare la carriera di Adèle Haenel, che durante l’incontro ha parlato del suo approccio al ruolo che le è stato affidato e delle diverse fasi che attraversa il suo personaggio: “Amo esplorare le possibilità della recitazione nei film in cui lavoro. Mi piace esplorare il potere delle parole, il potere delle emozioni, anche delle emozioni che vengono trattenute”. Quella che lei chiama fase giapponese riguarda proprio il concetto di trattenere le emozioni. Si tratta di indossare una maschera come nel bunraku giapponese. Poi viene la fase del disgelo in cui la maschera inizia a sfaldarsi. Infine, c’è la fase calda in cui la gelida maschera che il personaggio indossava all’inizio è completamente distrutta.

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