#Cannes2019 – Red 11, di Robert Rodriguez

Dopo i costi di produzione e le accensioni visionarie del bellissimo Alita, lo sci-fi ereditato da James Cameron, probabilmente Robert Rodriguez aveva bisogno di ritornare alle origini, con qualcosa di più piccolo. Un film d’azione fatto in casa. Magari proprio con i suoi due figli Rebel Rodriguez e Racer Max – il primo recita in un ruolo da coprotagonista e ha composto la colonna sonora, il secondo ha scritto la sceneggiatura ed è il tecnico del suono – in quella che il regista stesso ha definito come “l’ultima corsa sui go-kart da fare insieme a loro”. Eccoci davanti allora a questo Red 11, che non è solo un action, ma anche un horror, una commedia cinefila e soprattutto una scorribanda spassosissima da vivere tutta d’un fiato. Senza intellettualismi o sensi di colpa. Spettacolo di primo grado alla Rodriguez, per intenderci.

Abbiamo un giovane filmaker, Rob, che ha dei debiti con una banda di spacciatori e allora decide di rispondere all’annuncio di una casa farmaceutica che prevede delle sperimentazioni su una nuova cura. Gli effetti collaterali potrebbero essere alti ma la retribuzione è tale che Rob non ha scelta. Presto all’interno del laboratorio succedono cose strane e il tutto si trasforma in un incubo claustrofobico da cui sembrerebbe impossibile uscire.

---------------------------------------------------------------------
APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

---------------------------------------------------------------------

Incubi, piani di realtà differenti, superpoteri, rocamboleschi tentativi di fura, battute divertentissime sugli spoiler dei film. Quattordici giorni di ripresa. 7 mila dollari di budget. Sì, Red 11 è la cosa più vicina a El Mariachi che il regista messicano abbia mai fatto e la presenza nel cast dell’attore-feticcio Carlos Gallardo lo dimostra apertamente. In filigrana, dietro uno script ridotto all’osso che per parte sua rimanda a più riprese ai racconti psichedelici di Philip K. Dick, si celano riflessioni non banali sulla malattia, sulla medicina e sull’ossessione delle giovani generazioni per la realtà virtuale e per l’evasione dal quotidiano. Annoiarsi è comunque impossibile, così come è molto difficile non rimanere contagiati dalla creatività umile di questa guida pratica di 80′ su come girare un film di intrattenimento con budget quasi inesistente. Un divertissement fragile e pieno di passione. Un b-movie come non se ne fanno più. Roger Corman apprezzerebbe. E Robert Rodriguez è uno dei pochi cineasti contemporanei a saper raccontare con ammirevole semplicità, un titolo dopo l’altro, la bellezza e la possibilità del fare cinema.